I murales femministi di Barona all’insegna della resistenza e della libertà

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Il nuovo progetto di street art inaugurato ieri nel quartiere milanese di Barona, conglomerato ubicato nella zona sud occidentale della città in via di espansione ma purtroppo area per certi aspetti ancora troppo sottosviluppata che necessita di importanti interventi di risanamento urbano, di facilitazioni economiche e di più consolidate soluzioni di interazione e integrazione sociale che vede al lavoro iniziative ed esperienze finalizzate alla coesione civile che fanno riferimento ai luoghi di aggregazione polifunzionali quali Barrio’s e quelli della social housing proposte da Villaggio Barona oltre che gli orti comunali di via Darusso, si tratta di una vera e propria riqualificazione urbana di tipo militante.

Barrio’s

Troppo spesso si vedono ammassi di pietre che si osano chiamare edifici spesso risalenti in particolar modo agli anni del boom economico e dell’ampliamento urbano che nel nostro paese fa troppo spesso da corollario alla speculazione edilizia cominciata in larga scala proprio negli anni Sessanta e purtroppo ancora attuale come una piaga che si espande intaccando anche quelle zone ancora salve da tale obbrobrio costruttivo e morale. Per far fronte a questa calamità che devasta le città e la natura rovinando la bellezza di un’urbanistica che invece dovrebbe avere il compito di rispettare l’armonia e l’equilibrio, caratteristiche esistenti e nascenti solo da opere di oculata prospettiva costruttiva le quali invece di definirsi soltanto come mere installazioni stabili si pensano e si innalzano con ideali più elevati nel rispetto dell’inclusione delle stesse costruzioni all’interno del tessuto urbano come parte integrante e non secondaria delle esigenze dei cittadini che in quelle aree ci abitano, ci lavorano e soprattutto ci vivono, un fattore risolutivo è l’adattamento degli spazi all’insegna di una buona e efficiente estetica e bellezza.

Il quartiere Barona

Dunque, sotto le insegne della bellezza e dell’efficiente e necessaria simbiosi tra cittadini e armonia urbana integrata, comprensiva e fatta su misura dell’uomo, la riqualificazione di questi ambienti decadenti o privi di vigore e vitalità diventa efficace quale mezzo risolutivo del ripristino dell’equilibrio sociale. Soltanto in questo modo un popolo degno del proprio nome può aderire ai concetti di uguaglianza, di serenità e di pace e così facendo deprecare odio, razzismo e tirannia, può quindi essere visionario e perciò sviluppare progresso senza per questo dover mettere da parte gli essenziali diritti umani. L’arte figurativa bidimensionale diviene perciò un tutt’uno con l’architettura e l’ingegneria, l’una si incanala nell’altra e insieme, sinergicamente e complementariamente, trasformano ambienti e paesaggi che a loro volta, mediante tale impulso i cui forti fattori primari sono la bellezza e l’elegante mutamento espressivo, creano un cambiamento nella sensibilità delle gente la quale, passando fra gli esempi uniti di tanta bravura, passione, impegno e straordinarietà umana non può non sentirsi più in sintonia con se stessa e con il mondo e la società cui come persone e come popolo si appartiene e in cui si è inclusi e associati.

Villaggio Barona

Riabilitare attraverso il bello i piccoli o i grandi mostri ecologici, privati o pubblici, che, quasi similmente a delle carceri orwelliane dedicate a uomini liberi, con le loro più o meno grandi moli di calce e cemento armato che spesso a fatica si vergognano di aprirsi all’esterno occludendo anche quegli spazi adatti all’inserimento di finestre assenti perché serrate da grigie e tetre gettate di cemento, è assolutamente un’opera da realizzare se si tiene al benessere pubblico e psichico. Sebbene ci sia ancora parecchio da fare, il Comune di Milano questo l’ha capito, non per nulla infatti si è riproposto di ristabilire la dovuta armonia a un quartiere socialmente oltre che urbanisticamente complicato qual è Barona attraverso una nuova missione artistica chiamata Urban Art Project o Progetto Urban Art che consiste nella rielaborazione e nella creazione di murales che andranno a sostituire le più vecchie realizzazioni che già apprezzabilmente sono andate, in anni passati, ad aggraziare e colorare il quartiere.

Murale su Gina Galeotti Bianchi, Frode

L’arte murale è un tipo di arte particolare poiché è effimera, cioè è destinata con il tempo a scomparire e snaturarsi, ma è anche in questa sua particolarità che essa può dare il meglio di sé, in quanto manifestazione dei tempi che cambiano è continuamente in grado di rinnovarsi e rivalutando e criticandosi continuamente può esprimere al meglio le esigenze delle persone e conseguentemente affacciarsi all’anima delle stesse con più attenzione e più attinenza alle loro aspettative, alle loro volontà e alle loro sensazioni e sentimenti. La street art è quindi un tipo d’arte ibrida che, nonostante possa essere considerata effimera, è permanente in quanto si aggancia indissolubilmente agli edifici e con essi diventa perennemente parte del paesaggio cittadino, e per giunta, benché anche in essa si sviluppino particolari correnti artistiche, assume una posizione di mezzo tra arte di consumo e arte di maniera.

Per questi motivi, anche se troppo spesso non viene adeguatamente presa in considerazione, l’arte murale in particolare e più genericamente la street art, dovrebbe assumere nell’opinione pubblica una critica più spiccatamente positiva, poiché tale arte è il perfetto equilibrio tra artisticità e razionalità civile, fra espressione formale figurativa e arte concettuale che non si declassa in mero pensiero speculativo dell’opera, è quindi quel giusto equilibrio che fa del gusto e della denuncia, a volte anche provocatoria, una vera composizione artistica.

Per di più la relativa manifestazione effimera delle opere murali è la dimostrazione di una moralità alta e di una voglia di continuo e imperterrito lavoro di ricerca che rifugge la pigrizia facendo della passione la sua più potente arma, sia per quanto concerne gli artisti stessi sia più latentemente per quanto riguarda gli spettatori, più o meno passivi, delle opere stesse. Attraverso la bellezza e la sua perenne fruizione che si fa aperta al pubblico e non limitante, il simbolismo e le rappresentazioni artistiche di personalità di spicco impegnate verso un obiettivo alto fungono da esempio e da sprone oltre che per coloro che hanno un adeguato livello culturale alche per le persone, ragazzi o adulti, che abbiano smarrito la retta via.

Grazie alle opere di graffitismo essi possono infatti riprendere e imparare a raddrizzare il loro cammino che si veda aiutato ad indirizzarsi verso uno scopo che sappia essere perseguito con tenacia e tribolazioni ma tanta gioia e soddisfazione. Proprio per questa sua natura critica o polemica senza la quale l’arte murale non avrebbe probabilmente lo stesso impatto funzionale, programmatico ed educativo o rieducativo, l’Urban Art del quartiere di Barona in Piazzale Donne Partigiane, continua a celebrare l’emancipazione femminile, i diritti umani, politici e civili e le lotte sociali focalizzate sulle donne, ma in maniera un poco differente rispetto agli anni passati.

Angela Davis

Se nei murales ormai deteriorati e sostituiti erano raffigurate soprattutto le donne che con coraggio hanno combattuto durante la resistenza e quelle figure femminili che si sono meritatamente distinte per valore e caparbietà, oggi, aggirandosi per il quartiere, sarà possibile ammirare imponenti rappresentazioni di donne contemporanee provenienti da ogni parte del globo che lottano, hanno lottato e continuano a lottare per la difesa dei diritti e dell’emancipazione di se stesse, del proprio Paese e del popolo che così audacemente e salvificamente rappresentano. Tra di esse ricordiamo Angela Davis del movimento afroamericano statunitense ed ex militante del Partito Comunista degli stati Uniti d’America, Marielle Francisco da Silva o Marielle Franco, attivista e politica brasiliana assassinata nel 2018 a soli 39 anni, Asia Ramazan Antar, conosciuta anche come Viyan Antar, guerrigliera curda siriana diciannovenne uccisa nel conflitto in Rojava.

Marielle Franco

Le tre donne sono diventate il simbolo delle atrocità dei conflitti che ancora ad oggi infiammano territori consistenti di mondo, delle depravazioni e delle ingiustizie di governi menefreghisti, corrotti e sanguinari nonché delle tribolazioni che popoli innocenti sono costretti a subire per le pretese illogiche, distruttive e cruente di governi e governatori altrettanto malfamati e brutali. Queste tre donne in particolare, raffigurate in un unico murale divenuto il simbolo dell’attuale progetto di Urban Art per la città di Milano, riuniscono in sé passione per i diritti civili ognuna sul proprio fronte di interesse e nel proprio campo di esperienze e attività, esse diventano quindi l’esempio delle libertà, dell’importanza di un mondo sereno in cui non si dovrebbe più perdere la vita per ricercare una sacrosanta uguaglianza dove ingiustizie e avversità non divengano il mezzo per il controllo dittatoriale delle genti.

Asia Ramazan Antar

Queste donne, unite ad altre fiere rappresentanti femminili di Urban Art, quali l’impavida Gina Galeotti Bianchi nota come Lia, partigianeria milanese uccisa dai soldati tedeschi insieme al figlio di otto mesi ancora in grembo, ritratta accanto alla gigantografia principale delle tre paladine internazionali su una facciata del muro principale del centro sociale Barrio’s affacciato su Piazzale Donne Partigiane dallo street artist Frode, sono l’esempio perfetto della forza e della resilienza che con il loro indiscusso fascino e le loro abilità da condottiere di pace riescono a strabiliare anche gli uomini per i quali, oltre che per le persone del loro stesso sesso, queste donne straordinarie hanno lottato e combattuto in prima linea con una invidiabile forza di volontà senza arrendersi mai e senza perdere mai la giusta tenacia. Esse hanno lottato sì per il femminismo, ma si sono, e alcune ancora tuttora lo fanno, strenuamente battute per una giustizia dove sesso, religione e provenienza sociale non abbiano importanza, poiché la libertà è una sola e non guarda in faccia nessuno, la libertà giudica, grida e si ribella solo quando essa viene abolita. A realizzare i tre volti del murale principale sono state a sua volta tre artiste, Luna, Dada e Chiara Loca, con lettering di ViperHize, mentre a creare le altre opere del programma sono gli street artist milanesi Ivan Tresoldi in arte Ivan il Poeta, Tawa e il già menzionato Frode. Come sostiene Chiara, ritrattista di Angela Davis, artista del grande murale di cui ha preso parte in sinergia con le colleghe:

“È un’opera dal profondo valore storico e politico. Realizzarla in uno dei pochi spazi dedicato alle donne partigiane, o forse l’unico in Italia, assume un significato ancora più urgente. Anche l’ampiezza del murale a cui abbiamo lavorato contiene un richiamo preciso. Il mondo del graffitismo e della Street art è sempre stato piuttosto maschile. Questo non significa che anche le donne non possano affrontare muri molto grandi o salire sui ponteggi. Tristemente alcuni ancora lo pensano”

Con queste parole concorderanno sicuramente il Municipio 6, l’associazione Non una di Meno, ANPI sezione di Milano e Comunità Nuova Onlus, centro dedicato ai minorenni carcerati e disagiati di don Gino Rigoldi oltre alle associazioni socioculturali che lavorano per il miglioramento sociale intorno al quartiere Barona. L’assessore alle Politiche sociali Rita Barbieri ha colto l’occasione per annunciare, fra le altre cose, nel 2020 un bando di Memomi (La Memoria di Milano), che collabora col Municipio 6 proprio per raccogliere e rico­struire i ricordi collettivi del quartiere, attraverso un progetto di istallazioni artistiche sui muri prospicienti il parcheggio, sempre del Barrio’s.

Domenico “Frode” Melillo

Inoltre, durante il convegno che si è tenuto per questo nuovo progetto di Urban Art e che ha visto gli interventi del professore ordinario di storia dell’arte Marco Marinucci il quale ha parlato del Cenacolo di Leonardo da Vinci oltre che la partecipazione degli avvocati Giuseppe Siniscalchi e Pierfrancesco Fasano la cui partecipazione è stata desiderata dal collega avvocato penalista nonché artista Domenico “Frode” Melillo, organizzatore e promotore della tavola rotonda, il presidente del Municipio 6, Santo Minniti, ha ricordato i tanti luoghi della zona dove la street art è stata realizzata sia dal pubblico che dal privato, annunciando una galleria urbana dedicata all’artista milanese Guido Crepax che ripercorrerà la sua carriera rendendo omaggio al suo più celebre personaggio, Valentina, rassegna urbana che valorizzerà i muri intorno a via San Cristoforo, dalla ricicleria AMSA (Azienda Milanese Servizi Ambientali) al ponte della chiesa sul Naviglio Grande.

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