I dati precisi riguardanti l’utilizzo della pornografia e i guadagni monetari che frutta questo mercato restano ancora ignoti. Alcuni hanno provato a svelare l’arcano mistero ma nessuno ci è riuscito del tutto. Tuttavia, molto in generale, sappiamo che il mercato del porno fattura miliardi di dollari all’anno e copre circa il 8-9% dei siti internet.
In quest’articolo si cercherà di far luce sul messaggio che la pornografia veicola e sugli effetti psicologici che comporta ai suoi fruitori.Soprattuto grazie al prezioso aiuto di due libri: “il dominio pornografico” di Annalisa Verza (professoressa di filosofia del diritto e sociologia giuridica presso la facoltà di giurisprudenza dell’università degli studi di Bologna) e “la società pornografica” di Rossano Baronciani (docente di Cultura del progetto, Antropologia dell’arte ed Etica della comunicazione presso Accademia di Belle Arti di Urbino).

il ruolo del potere nella pornografia e l’ oggettificazione della donna

Nonostante il fatto che nei materiali pornografici compaiano sia donne che uomini, i due sessi non vi sono rappresentati in maniera paritaria, dato che il tema su cui si sofferma di più la pornografia dopo l’osceno, è il potere. Infatti la produzione pornografica fa leva su un bisogno maschile di punire ed umiliare la donna. Ma perché? Perché questa “operazione di marketing” non fa altro che proporre una visione della sessualità artificiale, ritoccata ad arte, intesa ad illudere il consumatore maschio liberandolo dalle sue paure e frustrazioni e soprattutto ristorando il suo ego afflitto. L’uguaglianza fra sessi eliminerebbe il concetto chiave di “potere” che è alla base del sogno venduto dalla pornografia. Cioè la donna in balia del potere o per incontrollabile desiderio o per bisogno di essere posseduta.
Inoltre, al fruitore uomo della pornografia viene rappresentata la donna o come oggetto o come merce. E ciò viene rafforzato dal fatto che, la donna, ipso facto, ha accettato realmente di fare dell’intimità del suo copro e della sua sessualità una “merce commerciale” che può raggiungere qualunque consumatore. Non bisogna poi confondere la commercializzazione del sesso di una prostituta e quella della pornografia. Mentre la prima vende il suo corpo, la seconda vende immagini. Un corpo si“affitta”, mentre l’immagine pornografica su supporto fisso si possiede totalmente, stabilmente e senza condizioni. La pornografia veicola un messaggio illusorio: la fantasia di un desiderio femminile incapace di rifiutare. Questa lascia che il maschio sogni una situazione in cui le donne, normalmente più forti, scendono al suo livello e si spogliano, oltre che dei vestiti, anche e soprattutto del loro vantaggio: la loro capacità di controllo sessuale. Le donne perdendo le qualità che le distinguono come il pudore e l’auto-controllo, si trasformano in “belve”, in menadi sfrenate, in definitiva diventano uomini al pari dei fruitori del loro stesso video.  

La desensibilizzazione e il modello maschile plasmato dalla pornografia

Nel libro di George Orwell “1984” la pornografia viene utilizzata dal Grande Fratello (a capo di uno stato assolutistico somigliante a quello della Russia bolscevica) per desensibilizzare il rapporto fra uomo e donna, fra marito e moglie. Così facendo la pornografia non farà altro che atomizzare l’individuo rendendolo solo e incapace di ottenere reali rapporti e provare reali sentimenti per l’altro sesso.  Oltre all’esempio orwelliano, l’effetto di desensibilizzazione della pornografia veniva utilizzato anche in contesti militari. Durante le guerre è noto che per far diventare il soldato semplice una macchina da guerra spietata e senza sentimenti, i materiali pornografici venivano distribuiti in abbondanza. Con l’aiuto della pornografia il soldato riusciva a dimenticarsi dei legami e degli affetti con la sua donna in patria. Inoltre si innestava un’idea di uomo oggettificato, a cui io posso fare di tutto, un messaggio che la pornografia ricopre in pieno.

Allora, le domande che sorgono spontanee sono: perché l’uomo ha bisogno della pornografia? Perché si fa trascinare così facilmente da questo mondo? E in che modo si crea questa desensibilizzazione?

Tutto sta nella scomparsa delle emozioni quando un uomo è davanti, nel caso della pornografia digitale,al suo computer. Con la pornografia è tutto più semplice, nel rapporto carnale fra uomo e donna c’è l’intromissione del senso di pudore, di mettere a nudo non solo il proprio corpo ma anche le proprie emozioni. La pornografia promette all’uomo un rapporto solo con se stesso, senza complicazioni, facile e veloce. Così facendo l’uomo, quando arriverà il momento di rapportarsi con una donna reale, verrà rincorso da quel dolce pensiero di essere solo con il suo computer senza il rischio di non essere all’altezza della “perfromance”. La pornografia quindi, crea un uomo che si aliena dalle sue emozioni con l’altro sesso e se utilizzata sin da giovani diventerà la base per una falsa concezione di rapporto sessuale fra uomo e donna. Inoltre nell’immaginario pornografico il maschio è eternamente potente e la femmina costantemente disponibile ad un sesso fine a se stesso. Il modello caratteriale maschile costruito, o assecondato dalla pornografia è chiaramente un modello “adolescenziale” e irresponsabile. Non a caso una delle riviste pornografiche più famose è stata chiamata “Playboy”. Infatti il playboy non è altro che il ragazzo (boy), che si comporta con le donne come si comporterebbe con dei giocattoli, cioè appunto,giocando (play), in una relazione soggetto-oggetto che non contempla biunivocità, né affettività o lealtà, né tantomeno della desiderabilità al di là dell’aspetto fisico.

La distorsione delle preferenze

Nel libro “il dominio pornografico” ,scritto da Annalisa Verza, viene trattato il fenomeno della “distorsione delle preferenze”, in quanto effetto della pornografia nella società. Questo fenomeno spiega come i condizionamenti ambientali-sociali portano i soggetti a rivedere la loro visione di sé e delle loro preferenze in linea con tali pressioni esterne. Si può osservare in circostanze in cui un’oppressione viene praticata in maniera costante e sistematica, tale da giungere al punto che l’oppresso finisce per accettarla e per rimodellare la propria identità entro i confini di ciò che gli viene permesso dal rapporto di oppressione. Spesso in queste occasioni mantenere una situazione di ribellione costante può costare troppe energie nervose, e comportare un livello di frustrazione insopportabile,considerato che la ribellione porterebbe ad uno scontro inevitabilmente perdente con una realtà, che all’apparenza, non può essere mutata. Questo processo ci permette di capire alcuni fenomeni come l’eroica fedeltà degli schiavi greci e romani o come “la sindrome della casalinga picchiata” che si convince di meritarlo, o come la vedova indiana, che accetta la pratica di bruciare se stessa assieme al corpo del coniuge defunto. Accade lo stesso anche con la pornografia e ciò spiega il silenzio-assenso delle donne a quanto la pornografia fa loro. Crescono dei modelli femminili di sottomissione e dipendenza, e modelli maschili di dominio, che cooperano nello spingere uomini e donne ad adeguarsi al modello socialmente approvato della loro identità ed a auto-interpretare se stessi in linea con quegli stessi modelli.

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