I hate men: una libro tra sentimenti e patriarcato

Ecco le motivazioni di questo titolo e le reazioni che ha provocato

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I hate man

“I hate men”. “Io odio gli uomini”. Quante volte si sente dire questa frase? Si tratta delle tipiche parole da cuore spezzato. Succede a molte donne. L’uomo dei sogni ci lascia e noi improvvisamente proviamo astio verso l’intera categoria. In un certo senso, potremmo dire che questa tendenza è radicata da secoli nell’animo umano. Nel momento in cui qualcuno ci fa un torto, tendiamo ad attaccarci alle sue caratteristiche personali. Isoliamo quelle peculiarità generalizzabili ed estendiamo il nostro odio. Esempio: mettiamo un individuo di nazionalità tedesca ci colpisca. Può succedere, purtroppo, di sviluppare una sorta di ripudio per tutti gli abitanti della Germania. Tuttavia, non sempre questa reazione si realizza. Per quanto possa sembrare incoerente, il libro “I hate men” di Pauline Harmange ci spiega proprio questo punto di vista.

“I hate men”: perché questo titolo ci trae in inganno?

“Mai giudicare un libro dalla copertina”, dicono. Il manoscritto di cui andremo a parlare rispecchia perfettamente questo detto. Immaginiamoci dentro a una libreria. D’improvviso ci salta all’occhio questo titolo. “I hate men”. Quali sono i primi pensieri che potrebbero affiorare alla nostra mente? Di certo ciò dipende dalle nostre tendenze culturali e mentali. Possiamo affermare che a prima vista, molta gente reputerebbe questo libro l’ennesimo esempio di “Femminismo estremista”. Come se la parità sociale, economica e politica fra i generi potesse avere un lato estremo. Eppure, dovremmo piuttosto cominciare a guardare oltre la superficie. Perché le righe di questo elaborato esprimono tutt’altro rispetto a ciò che appare dal titolo.

Cos’è l’odio? Possiamo definire questo sentimento come il profondo ripudio verso qualcosa o qualcuno. Proviamo odio quando il nostro grado di sopportazione è fortemente compromesso. Perché dunque questo titolo afferma di odiare gli uomini?Per quanto ciò possa sembrare controverso, l’autrice del libro non si riferisce a un sentimento negativo generalizzato verso tutti gli uomini di questo mondo. Potremmo dividere le ragioni di queste parole in alcuni punti fondamentali. Quello che andremo ad analizzare è un fenomeno tutt’altro che semplice. E’ importante spalancare mente e cuore al fine di comprenderlo al meglio.

“Not all men”

Le ragioni che hanno spinto Pauline Harmange risalgono prima di tutto a un fenomeno ancora troppo diffuso e solo all’apparenza innocente. Quando si parla di violenza contro le donne, e ancora più nello specifico degli aggressori di queste vittime, si dà al via a una reazione d’isolamento da parte di molti uomini. “Io non lo farei mai”, affermano alcuni soggetti di genere maschile. E’ vero, fortunatamente gli uomini che rispettano le donne esistano. Peccato che questa affermazione contenga alcuni nei. Prima di tutto non tutte le persone che si dicono innocenti effettivamente lo sono. Ricordiamoci che agire in maniera violenta non significa solamente alzare le mani o uccidere. Quindi, cerchiamo prima di farci un bell’esame di coscienza. In seconda battuta, si crea la tana perfetta per il maltrattante. Lo si esclude dalle statistiche.

Lo si etichetta come quel caso su un milione. Fatto alquanto bizzarro, dato che in Italia la curva dei femmicidi sembra non volersi abbassare. Non si tratta, comunque, solo di cifre. Comportarsi in questa maniera non fa che santificare la normalità. Davvero c’è bisogno di elogiare un marito che non picchia sua moglie? Sul serio è il caso di vantarsi se non si è mai commesso o non si commetterebbe mai un femminicidio? Tutto ciò dovrebbe semplicemente essere normale. Rispettare le donne, come tutte le altre persone, è la base per potersi definire un cittadino civile. Non un’azione che trasforma un uomo in Mahatma Gandhi. Ecco il primo motivo nascosto dietro quel “I hate men”. Non si tratta di odiare gli individui di genere maschile. Piuttosto, di detestare quell’apologia riferita ad azioni normali.

Patriarcato

Eccoci arrivati a un punto cruciale. Definire il patriarcato potrebbe rivelarsi sia parecchio arduo che molto semplice. Arduo perché non è scontato trovare le parole giuste per descrivere questo fenomeno. Semplice perché, in fondo, basta conoscere un minimo la vita per comprenderlo. Potremmo considerare il patriarcato come la tendenza della società odierna al predominio maschile su quello femminile. Mettiamo a confronto un uomo e una donna. Sarebbe tanto bello affermare che entrambi abbiano le stesse opportunità. In molti paesi occidentali la situazione sembra in fase di miglioramento. Tuttavia, è difficile trovare una zona geografica nella quale la parità di genere prevalga. Una donna deve spesso fare i conti con un mondo che le rema contro. Si ritrova sommersa di stereotipi di genere e imposizioni fin dalla più tenera età. Da adolescente comincerà a sentirsi in pericolo nel mezzo di una società che la considera un oggetto sessuale.

Da più adulta magari si ritroverà a confronto con datori di lavoro che le metteranno i bastoni per un suo desiderio di maternità. O che la pagheranno meno rispetto ai suoi colleghi uomini, nonostante svolgano il suo stesso mestiere. Forse si ritroverà a combattere contro patologie femminili invalidanti per le quali le daranno dell’esagerata. O ancora, verrà messa in discussione qualsiasi scelta riguardo la sua vita privata. Se si sposerà o meno. Se metterà al mondo dei figli oppure no. E se sarà considerata una brava moglie o una mamma attenta. Tutto questo quadro non vuole trasmettere un messaggio sbagliato. Anche gli uomini hanno i loro problemi. Tuttavia, almeno in questo senso, possiamo affermare che il mondo ti vuole maschio. Magari ti regalerà una mimosa l’otto marzo, riempiendosi la bocca di perle sull’importanza della donna. Tuttavia, la realtà oltre a quella giornata è un’altra.

“I hate men”: la reazione del governo frances

Nonostante questo libro abbia il fine di sensibilizzare il pubblico su un aspetto sociale importante, l’apparenza ha avuto la meglio su larga scala. Perfino Ralph Zumély, uno dei consiglieri francesi al ministero per la parità di genere, ha avuto da ridire. Egli ha definito il manoscritto “Un incitamento all’odio nei confronti del genere maschile”. A questo proposito, Pauline Harmange ha dovuto spiegare le motivazioni dietro la scelta del titolo, nonché esplicare in maniera approfondita le tematiche del suo lavoro. Da questa vicenda possiamo comprendere come giudicare sia in molti casi più comodo rispetto a comprendere. Di certo il titolo “I hate men” possiede una sfumatura provocatoria. Tuttavia, dovremmo imparare a porci più domande evitando di fornirci domande anticipatorie. E’ difficile comprendere la vita. Solo attraverso occhi curiosi e mente aperta, il mondo ci svela i suoi segreti.