I Gullah: storia, cultura e identità

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Il popolo Gullah della Carolina del Sud e della Georgia ha una storia e una cultura affascinante. Conosciuto anche come Geechee, i Gullah discendono da schiavi africani e sono famosi per la capacità di coltivare colture fondamentali come il riso. Grazie al loro posizionamento geografico, la loro cultura si è salvaguardata, in quanto isolata dalla società bianca, preservando le tradizioni africane e gli elementi del linguaggio antico.

Chi sono i Gullah?

Gli antichi proprietari delle piantagioni del XVIII secolo in Carolina del Sud e Georgia avevano bisogno di schiavi che lavorassero nelle loro piantagioni. La coltivazione di riso richiedeva un’alta quantità di lavoro, quindi i proprietari delle piantagioni erano disposti a pagare prezzi elevati per gli schiavi provenienti dalla Rice Valley. Perciò migliaia di persone furono ridotte in schiavitù in Liberia, Sierra Leone e Angola. Prima del loro viaggio attraverso l’Oceano Atlantico, gli schiavi cominciarono a creare un proprio linguaggio pidgin per comunicare con persone di diverse tribù. Dopo il loro arrivo nelle isole del Mare, i Gullah mescolarono il loro linguaggio pidgin con l’inglese parlato dai loro padroni. La lingua Gullah è, infatti, un creolo basato sull’inglese con molti termini africani ed influenzata dalle lingue africane nella grammatica e nella struttura delle frasi.

Dove vivono i Gullah?

Il popolo Gullah abita molte delle cento Isole del Mar. Queste si estendono lungo le coste dell’Oceano Atlantico del Nord Carolina, South Carolina, Georgia e Florida settentrionale. Tali isole sono per lo più paludose e hanno un clima subtropicale umido. Sea Island, St. Helena Island, St. Simons Island, Sapelo Island, e Hilton Head Island sono alcune delle isole più importanti della catena.

Isolamento e Immunità

Il popolo Gullah è rimasto relativamente isolato dal mondo esterno mentre lavorava nelle paludose piantagioni negli Stati del sud. Questo isolamento ha permesso alle persone Gullah di conservare la propria cultura e la loro salute. Infatti i Gullah provenienti dall’Africa possedevano già un’immunità verso alcune malattie tropicali frequenti, come la malaria e la febbre gialla. Mentre i proprietari terrieri americani, non immuni, si spostavano frequentemente verso l’interno lasciando gli schiavi nelle isole del Mare per gran parte dell’anno. Dopo la Guerra Civile, con la liberazione degli schiavi, molti Gullah comprarono la terra su cui lavoravano perpetuando uno stile vita agricolo. I Gullah sono rimasti relativamente isolati per altri cento anni. Nel mentre, il successo delle coltivazioni del riso produsse un flusso continuo di schiavi provenienti dalla Rice Valley che naturalmente venivano accolti dalla loro comunità che cresceva nella custodia delle proprie tradizioni, delle proprie usanze, della propria lingua grazie al loro isolamento geografico.

I Gullah: i primi coltivatori di riso

Ai Gullah-Geechee si deve l’inizio della coltivazione del riso in Nord America. Gli antenati dei Gullah portano anche altri ingredienti che definiranno le basi della futura cucina statunitense, come il sesamo, l’okra e i fagioli con l’occhio. Il riso arriva negli Stati Uniti quando questi sono ancora ben al di là dall’essere riconosciuti politicamente come tali. Oltre a ciò sono ancora una terra di conquista in mano a coloni spregiudicati, tutti figli della cultura del grano. Ma quando i coloni penetrano più a Sud, gli scenari cambiano e suggeriscono a gran voce non la spiga ma il chicco di riso. Questo avviene in una zona ben precisa della parte Sud del Paese, la fascia costiera che dalla Carolina del Sud che scende attraverso la Georgia fino al Nord della Florida. In questi luoghi la costa degrada fino a trasformarsi in laguna, in quelle che oggi si chiamano lowcountries. Qui il clima è subtropicale, caldo e piovoso, e il terreno pianeggiante è perfetto alla coltivazione di riso. Quello che manca, però, è il know-how derivante alla coltivazione.

La Valle del Riso

I primi esploratori portoghesi avevano scoperto, due secoli prima, la Rice Valley. Questa si trova nella parte occidentale del continente africano in corrispondenza del delta del fiume Niger. Oggi corrisponde alla zona che chiamiamo Senegambia, Liberia, Costa d’Avorio. Qui il riso era già stato addomesticato in una varietà autoctona fra il III e il II millennio avanti Cristo e da allora era stato coltivato senza soluzione di continuità, tanto da trasformare la geografia del paesaggio. Gli sbalorditi esploratori del tempo lo definirono come uno sterminato stagno pieno di piante di riso. Così ebbe inizio la storia dei Gullah-Geechee. Una storia anche vergognosa e dolorosa segnata della deportazione dei Neri dell’Africa alle Terre del Nuovo Mondo.

Manodopera specializzata

Si trattava di una deportazione di quella che noi oggi chiameremmo manodopera specializzata. Questi schiavi erano indispensabili non solo come forza lavoro, ma anche come tecnici esperti, senza i quali non sarebbe stato possibile avviare nessuna coltivazione su larga scala.

Storia recente

A metà del 20 secolo, i ricchi americani cominciarono a riqualificare le piantagioni e stabilirono villaggi turistici. L’aumento del valore della terra sulle isole sta minacciando la sopravvivenza dei Gullah nella loro seconda terra d’origine. Il Penn Center è in prima linea per preservare la cultura Gullah. Nel 2006 il Congresso degli Stati Uniti ha adottato la Legge sul corridoio del patrimonio culturale Gullah / Geechee. La legge ha corrisposto uno stanziamento di $ 10 milioni per la conservazione della cultura Gullah nel corridoio che si estende dal nord della Florida alla Carolina del Nord. Il National Park Service degli Stati Uniti e i rappresentanti del popolo Gullah sono responsabili della gestione del progetto.

Il futuro dei Gullah

Il destino che attende i Gullah-Geechee è un destino già scritto nel DNA di questa comunità. E’ un destino fondato sulla consapevolezza che i due secoli di schiavitù non hanno intaccato il loro senso di appartenenza, rinforzando semmai la loro cultura. Preservare il legame con le origini non li ha chiusi alle istanze del nuovo mondo. Anzi questi si accostarono al nuovo mondo con dignità tale da poter costruire un vero e proprio un dialogo di condivisione. E’ significativo, inoltre, che la prima scuola degli schiavi liberati, il Penn Center, sia nata proprio qui ancora prima che gli Stati del Sud accettassero la legge che vietava la schiavitù. Il centro ha la finalità di preservare il passato per costruire un futuro migliore.