I dirigibili – 1912: l’uso bellico nella Guerra Italo – Turca

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Durante la Guerra Italo – Turca, i dirigibili della Sezione Aerostatica delle forze armate italiane contrattaccano il nemico, per ordine del capitano Giovan Battista Pastine, nel 1912. A fronte di ciò, l’impiego per la prima volta dell’Esercito Italiano di aerei e dirigibili, contro le postazioni turche in Libia. All’inizio dello scontro bellico tra Italia e Turchia, i militari italiani hanno la possibilità di utilizzo, solo di quattro aerostati di piccole dimensioni. A fronte di ciò, l’Italia impiega nello scontro armato: il modello piccolo P, due di modello medio M ed uno abbassato di tipo Parseval 17.

I dirigibili: come li utilizza in guerra l’Esercito Italiano?

Durante il conflitto armato tra Italia e Turchia, le forze belliche italiane gestiscono i dirigibili attraverso reparti misti, della Marina ed Esercito. In verità, gli unici aerostati che trovano utilizzo in guerra sono i modelli di tipo P, con un volume tra 4200 e 4700 m³ed unico motore con navicella in legno, per facilitare la discesa in acqua.

Di fatto, l’impiego dei dirigibili avviene dopo lo scoppio della guerra, attraverso una squadra di reparti speciali dell’Esercito Italiano, con uno stabilimento aerostati, presso Brindisi.  A ragion per cui, nella città pugliese avviene l’installazione del cantiere, per l’esecuzione di ricognizioni sul Canale d’Otranto. Ma le operazioni tattiche e strategiche italiane si concentrano anche lungo i confini dell’Albania, in quanto controllo della Turchia.

Ciò nonostante, a causa dell’opposizione di Austria ed Ungheria, con una base militare in Montenegro, l’Italia decide il trasferimento del cantiere dirigibili a Tripoli. In seguito ad un uragano che danneggia gli allestimenti dei dirigibili, l’Italia deve ricostruire gli hangars in modo più sicuro. Dopo qualche mese, l’Esercito Italiano sistema gli equipaggiamenti nuovi, capaci di contenere i due aerostati tipo P.2 e P.3 con i ricambi.

La prima missione

Il 5 marzo 1912, l’Esercito Italiano effettua la prima missione in coppia a Gargareh e Zanzur, con i bombardamenti e le ricognizioni per mezzo del modello di dirigibile tipo P.3. Inoltre, l’azione militare degli aerostati, dimostra validità nell’incassare colpi di artiglieria. Tuttavia, le dimensioni dei dirigibili impediscono agli stessi l’agilità di manovre come per gli aerei, che per alcune azioni di ricognizione e riprese fotografiche trovano impiego.

Durante lo sbarco di Bu Kemez, i militari italiani tentano rifornimenti in mare con i dirigibili, per dare agli stessi modo di eseguire i bombardamenti, anche a tale distanza da Tripoli. Tuttavia, proseguono le operazioni belliche, nonostante il rischio sulla sicurezza e stabilità in acqua delle aeronavi, per le difficoltà delle condizioni atmosferiche.

Sono 127 le missioni che le aeronavi eseguono con successo, nel tragitto di quasi diecimila chilometri, in area nemica. Di fatto, il modello dirigibile tipo P.1 effettua nove operazioni militari, con base a Bengasi, tra cui un bombardamento di notte. A fine della guerra, risulta l’impiego di 136 salite di aerostati dell’Esercito Italiano, con 360 bombardamenti di vario genere.