I crimini perpetuati nei confronti degli Uiguri

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Attraverso un rapporto di 53 pagine, l’organizzazione non governativa Human Rights Watch ha accusato il governo cinese di essere responsabile della sistematica persecuzione e tortura degli Uiguri e per questo motivo chiede, quanto prima, l’istituzione di un coordinamento internazionale per punire i responsabili.

Qual è il punto della situazione?

A fine marzo Usa, Canada e Regno Unito hanno aderito alle sanzioni contro le autorità di questa regione per il trattamento degli uiguri e di altre minoranze musulmane, alle quali la Cina ha risposto con misure reciproche. Il rapporto di Human Rights Watch avverte che l’oppressione cinese contro i musulmani turchi del Paese ha raggiunto livelli record. Insieme agli arresti, l’ONG denuncia l’aumento del lavoro forzato, le restrizioni alla pratica religiosa o la separazione dei bambini dalle loro famiglie, sottolineando che tutti i fatti commessi possono essere considerati crimine e contro l’umanità.


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Cosa contiene il documento?

L’invito ai governi di imporre divieti di visto e sanzioni individuali contro i responsabili di questi atti e punirli secondo il concetto di giurisdizione nazionale. Il rapporto, inoltre, propone anche delle forti restrizioni circa l’export e import della Cina. “Sta diventando sempre più chiara la necessità di una risposta globale coordinata per porre fine ai crimini contro l’umanità della Cina contro i musulmani turchi”, ha affermato il direttore di HRW in Cina, Sophie Richardson. 

La risposta da parte di Xinjiang non è tardata ad arrivare

Xu Guixiang, portavoce del governo dello Xinjiang, ha affermato che le accuse sono una “carta giocata dalle forze anti-cinesi Occidentali” nel tentativo di interrompere la stabilità della regione e contenere l’enorme sviluppo del Paese.

“Alcune persone negli Usa e in Occidente stanno sfruttando la cosiddetta questione ‘dei campi di lavoro’ nello Xinjiang. Ma se nel frattempo si aprono i libri di storia degli Usa, si potranno trovare sanguinosi documenti. Stanno spostando la colpa e l’attenzione sullo Xinjiang, con totale disprezzo per i fatti sul campo e ignorando il proprio comportamento, il che è deprecabile”.


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