Coralli della Florida: si arrendono ai cambiamenti climatici

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Coralli
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Alcune specie coralline sono in grado di migrare da un luogo ad un altro alla ricerca di condizioni migliori di sviluppo. Fanno eccezione i coralli della Florida, totalmente inermi di fronte ai cambiamenti climatici in atto.

Coralli della Florida: i risultati delle ricerche dove conducono?

Secondo le ricerche pubblicate sulla rivista Scientific Reports, i coralli che si snodano lungo la costa sud est della Florida sono circondati dalle frequenti ondate fredde, provenienti da nord, e dal loro habitat sempre più invivibile per l’aumento della temperatura dell’acqua. Il risultato è l’indebolimento delle correnti a getto. “Alcuni scienziati hanno scoperto che più a nord alcuni coralli potrebbero trovare un buon posto al riparo dai cambiamenti climatici, ma quelli della Florida no”. Così ha commentato Lauren Toth, coordinatrice dello studio e della ricerca scientifica allo U.S. Geological Survey’s St. Petersburg Coastal and Marine Science Center, ai microfoni di Grist.

I coralli della Florida hanno costruito ecosistemi?

Oggi in Florida rimane solo il 2% della barriera corallina originale. Il resto è andato perduto negli ultimi anni per gli effetti del surriscaldamento globale, dovuto anche a un maggior inquinamento conseguente alla crescita della popolazione. Ben sette tra le specie di coralli in Florida sono state inserite nella lista di quelle più a rischio, incluso il corno di cervo e il corno d’alce. “Parecchi coralli esaminati hanno costruito in origine dei veri e propri ecosistemi – ha spiegato Jennifer Moore, coordinatrice della ricerca corallina per la National Oceanic and Atmospheric Administration – sono quelli che hanno costruito la barriere coralline caraibiche più di 5.000 anni fa”.

E un’economia?

La barriera corallina gioca un ruolo strategico nel sud est della Florida. Essa funge da protezione contro gravi eventi atmosferici, favorisce l’economia ittica e il turismo. In generale rappresenta un asset del valore di 8,5 miliardi di dollari, generando 4,4 miliardi nel commercio locale e conservando 70.000 posti di lavoro. Lo conferma anche Lauren Toth: “Davvero questa struttura dei coralli supporta questa economia”.

Nessuna speranza

Mentre alcune specie coralline sono in grado di sopravvivere più a nord durante la stagioni più calde, i ricercatori dicono che non c’è più nulla da fare per questo ecosistema: sarà destinato a estinguersi. “Sfortunatamente, in gran parte della costa atlantica occidentale e caraibica, gran parte dei coralli sensibili al freddo è quella che ha contribuito alla creazione dell’intero habitat”, ha sottolineato Lauren Toth. Visto che il cambiamento climatico sta generando temperature sempre più alte, con le correnti fredde che si spingono sempre più a sud, la flora marina potrebbe sempre più scomparire. La stessa Toth ha spiegato: “Quando la temperatura dell’acqua raggiunge sbalzi estremi, può scendere anche fino a 60 gradi Fahrenheit. Proprio quello che è successo due giorni fa, abbastanza per uccidere alcuni di questi coralli sensibili al freddo”.

Caso simile anche in Cina e in Giappone

I ricercatori hanno detto che gli ecosistemi marini in Giappone e in Cina possono presentare lo stesso problema che si è riscontrato in Florida per l’incontro tra ondate calde e fredde. In Giappone, il 70% della barriera di Sekiseishoko è già morta; circa il 90% dei coralli hanno subìto un processo di sbiancamento. Come in Florida, anche per il Giappone questo ambiente è importante per il turismo e la pesca. Pure in Cina le temperature calde hanno indebolito i coralli. Nel 2015 una sola ondata di 11 gradi Fahrenheit ha causato la morte del 40% del Dongsha Atoll nel Mar Cinese Meridionale. Alcuni di questi ecosistemi si trovano ad alte latitudini, come in Florida, e destinati a essere imprigionati dalle frequenti correnti gelide a nord.