I contadini in India continuano a protestare

I contadini in India hanno protestato con violenza contro delle leggi che li terrorizzano. Che cosa sta succedendo?

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Contadini in India

Martedì 26 gennaio, i contadini in India hanno manifestato nella città di Dehli. Questa protesta è solo una delle tante avvenute negli ultimi mesi a causa di alcune leggi proposte dal governo. Nonostante le manifestazioni siano state autorizzate dalle autorità, c’è stato molto disordine e in alcuni casi, molta violenza.

Le proteste di martedì

Durante la manifestazione, migliaia di contadini hanno deviato le strade consentite dirigendosi verso il centro. In quel momento i manifestanti si sono scontrati con la polizia. Un gruppo di loro ha sfondato le barricate degli agenti, penetrando nel famoso Forte rosso. Il Forte è un simbolo in India, si tratta di un palazzo del 16esimo patrimonio dell’UNESCO. I contadini si sono arrampicati sulle mura del monumento e una volta in cima, hanno appeso la loro bandiera affianco a quella nazionale. Dopo qualche ora la polizia è riuscita a farli uscire dal Forte, ma le violente proteste si sono spostate altrove. Infatti, a 4 chilometri di distanza la polizia si stava scontrando con i contadini. Gli agenti hanno utilizzato manganelli e gas lacrimogeni, mentre i manifestanti hanno risposto lanciando delle pietre. Secondo le autorità, un contadino è morto.

Perché i contadini in India protestano?

Le cause di queste proteste risalgono allo scorso 20 settembre. Quel giorno il governo indiano aveva approvato tre leggi che liberalizzavano la vendita di prodotti agricoli. Queste misure puntavano al raggiungimento di un mercato unico, ma le organizzazioni agricole non sono mai state consultate. Secondo la riforma, i contadini potranno vendere e acquistare i propri prodotti senza alcun vincolo di prezzo. Inoltre, la compravendita si sarebbe estesa anche ai privati e non solo ai mercati dello stato. Prima delle norme, i comitati statali imponevano numerose restrizioni in vari ambiti. Il sistema aveva permesso allo stato di accumulare numerose riserve, che venivano vendute a basso prezzo alla popolazione più povera.

Il timore dei contadini

I contadini temono di non riuscire a contrattare con le grandi società di distribuzione. Infatti, c’è l’alto rischio di non riuscire ad ottenere dei prezzi sufficienti a mantenere uno stile di vita dignitoso. Inoltre, i contadini in India sono convinti che queste norme andranno a vantaggio delle società agricole più grandi e che il governo ne approfitterà per eliminare il sistema di prezzi minimi di sostegno. Questo sistema permetteva ai commercianti di fissare il prezzo dei vari prodotti, fornendo più stabilità. Il 12 gennaio, la Corte Suprema del paese aveva sospeso l’entrata in vigore delle leggi. Tuttavia, ai contadini non è bastato, vogliono che le misure siano eliminate per sempre.

La rabbia dei contadini in India non è stata ascoltata

Il leader indiano Narendra Modi si è costruito per anni una reputazione da duro. Tuttavia, l’esplosione della rabbia dei contadini poteva essere prevista, ma lui non ha fatto nulla. Le proteste in Punjab esistevano da prima che le leggi incriminate fossero approvate in parlamento. Questo ci fa capire che, nonostante Modi sapesse della rabbia dei contadini, ha deciso di non ascoltarli. I contadini in India sono sempre stati soggetti a numerosi stereotipi da parte dei propri connazionali. Quello che gli abitanti delle città non sanno, è che sono più urbanizzati di quanto sembri. Molti dei contadini hanno figli nell’esercito, parlano inglese, usano i social network e viaggiano all’estero. Le proteste sono state ben organizzate ed è stato creato perfino un giornale apposito. Il rischio è che i connazionali indiani assistano allo spettacolo sbeffeggiandoli, invece che combattere con loro. Questo Modi lo sa e sta approfittando dello stereotipo che danni pende sui contadini.


Agricoltori indiani pronti a morire per la loro causa