I Capannoni a Parma: Fascismo e riordino della città

La mostra a Palazzo del Governatore ripercorre le vicende della demolizione del quartiere Oltretorrente

0
377

Sono la testimonianza delle politiche di risanamento urbanistico e sociale attuate dal Fascismo i Capannoni a Parma. La mostra allestita a Palazzo del Governatore racconta le vicende dei residenti del quartiere dell’Oltretorrente e il loro inserimento in caseggiati controllati. Visitabile fino al 25 aprile.


Rinchiuse in manicomio perché ribelli: la storia della pazzia femminile durante il fascismo


Cosa rappresentano i Capannoni a Parma?

Sono il simbolo del regime e delle azioni di vigilanza e repressione degli oppositori, oltre che degli interventi architettonici del Fascismo. Residenze temporanee realizzate al di fuori della città in cui hanno vissuto trentamila sfollati provenienti dal quartiere Oltretorrente. Mussolini definisce la creazione delle case a capanna con bagni in comune e sprovviste di luce elettrica un’opera di risanamento edilizio. L’area sulla sponda sinistra del corso d’acqua Parma era chiamata Capo di Ponte e fin dal Medioevo destinata alle classi umili, separata dalla zona borghese. La gente che vi viveva nell’agosto 1922 ha resistito alle camicie nere intervenute per fermare uno sciopero. Quindi, il Duce coglie la palla al balzo e propone il rinnovamento urbanistico anche per contenere i dissidenti. Si tratta pertanto di una vera e propria bonifica del settore cittadino con risvolti sociali.

La struttura degli edifici

I caseggiati devono il nome ai tetti a spiovente che coprivano edifici lunghi 50 metri e larghi 10. Ogni Capannone conteneva 23 stanze di 20-25 m2 in cui risiedevano le famiglie in condizioni precarie. All’esterno gli edifici erano circondati da recinti con un unico ingresso sorvegliato. Realizzati per la maggior parte negli anni Trenta, gli immobili risultano utilizzati ancora negli anni Cinquanta. Spazi in cui la gente è ghettizzata, sono poi demoliti tra 1960 e 1970.

L’esposizione I Capannoni a Parma

Il percorso riunisce fotografie e documenti che ricostruiscono le condizioni di vita nelle strutture abitative. I materiali permettono di cogliere il significato del termine Capannone, ancora oggi usato per identificare una persona violenta, volgare e rozza. Pertanto chi risiedeva nella zona era considerato un problema per l’ordine pubblico. Roberto Azzali ha realizzato per la mostra a Palazzo del Governatore un video con le parole dei residenti nei caseggiati.