I Borsisti di Villa Medici che espongono a Étincelles

I progetti degli artisti indagano questioni sociali, artistiche e concettuali

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borsisti di Villa Medici
Emily Mast

Aperta fino al 7 agosto la mostra dei borsisti di Villa Medici Étincelles. Narratori, cineasti, creativi presentano i progetti a cui hanno lavorato alla residenza artistica romana.


Étincelles: l’intesa e il conflitto nella creazione


Che tipo di progetti hanno ideato i borsisti di Villa Medici?

Alcuni hanno scritto dei libri, altri hanno realizzato delle sculture documentarie. Gli artisti hanno trovato a Villa Medici un ambiente aperto che ha ispirato la creazione di progetti diversi.

Kaouther Adimi, scrittrice

Nata nel 1986 ad Algeri, è scrittrice, drammaturgo e sceneggiatrice. Dopo i suoi primi due romanzi Des ballerines de papichaDes pierres dans ma poche, riscuote un notevole successo col libro Nos richesses. Pubblicato nel 2017 dalle Éditions du Seuil, evocazione del leggendario libraio e editore Edmond Charlot. Il suo quarto romanzo, Les petits de décembre è edito nel 2019. Il suo lavoro mescola archivi e finzione, realtà e immaginazione, appropriandosi dei luoghi per trasformarli, riesumando storie dimenticate per reinserirle nella narrazione. Kaouther Adimi collabora a numerose riviste e scrive per il teatro e il cinema.

Il progetto creativo

A Villa Medici lavora al suo quinto romanzo, Au vent mauvais, in cui, attraverso i destini intrecciati di tre personaggi, dipinge un grande affresco dell’Algeria. Un racconto che abbraccia quasi un secolo, dalla colonizzazione alla lotta per l’indipendenza, fino all’estate del 1992, quando il Paese precipita nella guerra civile. Il libro pubblicato nel settembre 2022 dalle Éditions du Seuil. Direttamente ispirata dalla sua residenza a Villa Medici, Kaouther Adimi ha immaginato il pavone rosa, un racconto scritto per il programma OLI di France Inter. Musicato per la Notte bianca (novembre 2021) da Hèctor Parra e Imma Santacreu.

Borsisti a Villa Medici Iván Argote, arti plastiche e regia

Nato nel 1983 a Bogotá (Colombia), è un artista plastico. Attraverso le sue sculture, installazioni, film e interventi, Iván Argote interroga il nostro rapporto intimo con gli altri, le istituzioni, il potere e i sistemi di credenze. Sviluppa strategie basate sulla tenerezza, l’affettività e l’umorismo con cui suggerisce approcci critici dei racconti storici dominanti e tenta di decentrarli. Nei suoi interventi sui monumenti, le sue installazioni su larga scala e le sue perfomance, propone nuovi usi simbolici dello spazio pubblico. Il suo lavoro fa parte di numerose e prestigiose collezioni in tutto mondo tra cui quelle dei seguenti musei e istituzioni: Guggenheim Museum (New York, Stati Uniti), Centre Pompidou (Parigi, Francia). ASU Art Museum (Phoenix, Stati Uniti), Cisneros Fontanals Art Foundation (Miami, Stati Uniti), Colección de Arte del Banco de la República (Bogota, Colombia), Fondazione Kadist (San Francisco, Stati Uniti) e MACBA (Barcellona, Spagna).

L’idea per la residenza artistica

Il suo progetto a Villa Medici è radicato nell’eredità della città di Roma e nella sua particolarità di possedere il più grande numero di obelischi del mondo. Sono otto dell’antico Egitto, cinque dell’epoca romana e innumerevoli altri moderni. Durante la sua residenza a Villa Medici, Iván Argote si consacra ai loro percorsi sia temporali che geografici. Ha realizzato un film documentario nel quale un piccione ci porterà alla scoperta dei monumenti e una serie di installazioni in situ

Charlie Aubry, arti plastiche e musica

Nato nel 1990 a Lillebonne (Francia), è laureato con lode in arti plastiche (DNAP, 2012) ed espressione plastica (DNSEP, 2014) alla Scuola Superiore delle Belle Arti di Tolosa (ISDAT). Sviluppa una pratica intorno all’elettronica, attraverso la quale interroga l’errore come metodo di apprendimento. Il lavoro inizia dapprima con la rivisitazione di oggetti elettronici che diventano rapidamente per lui veri e propri strumenti di creazione sonora e visiva. Dal 2013, collabora regolarmente con la compagnia Maguy Marin. Nel 2014 compone la colonna sonora dello spettacolo BiT quindi di DEUX MILLE DIX SEPT (DUEMILADICIASETTE) suonata dal vivo durante la rappresentazione. Inoltre, firma la musica e la scenografia dell’ultima creazione della compagnia, Ligne de Crète (Linea di Cresta).

Installazione tecnologica

Il suo progetto a Villa Medici gli permette di proseguire le ricerche, avviate con l’installazione p3.450, intorno ai rapporti tra tecnologia, usi e arte. L’opera è un’utopia critica, uno scenario di anticipazione che mette in risalto alcuni usi dei dispositivi e i loro limiti. Secondo Charlie Aubry, il genere di scenario speculativo rappresenta la materializzazione concreta dei possibili cambiamenti, siano essi tecnologici o societali, tramite oggetti o apparecchi. L’installazione e le ricerche dell’artista interrogano i comportamenti e gli permettono di gettare uno sguardo critico su fenomeni di società. Durante la sua residenza, ha scritto nuovi scenari d’uso e protocolli, apportandovi contributi teorici. Inoltre li ha fatti coabitare con la sua pratica della scultura e del dispositivo rappresentato da installazioni.

Théodora Barat, arti plastiche e regia, uno dei borsisti di Villa Medici

Nata nel 1985 nella regione parigina, ha studiato alle Belle Arti di Nantes prima di frequentare il Fresnoy – Studio Nazionale delle Arti Contemporanee. Attualmente, elabora una tesi di ricerca e creazione nell’ambito del programma di dottorato RADIAN. Ha vinto, tra l’altro, il Premio Audi talents (2016), la borsa FACE / Étant Donnés dell’AIC (2020), nonché quella del programma di sostegno alla ricerca e alla creazione dell’Istituto di Fotografia (2021). Il suo lavoro mescola scultura, film, installazione, video e fotografia ed è presentato in istituzioni museali. K11 – Musea (Hong Kong), Cneai, Emily Harvey Foundation e Elizabeth Foundation for the Arts (New York), Nuit Blanche, Friche de la Belle de Mai, Mains d’Œuvres, Glassbox, CAC Vilnius (Lituania). Inoltre, ha fatto parte della programmazione video del Palazzo di Tokio, museo d’arte moderna di Parigi e di numero festival internazionali.

Scultura documentaria

Il suo progetto a Villa Medici si concentra sullo studio e la ricerca intorno alla possibilità di una scultura documentaria. Come infondere a una scultura un valore documentario senza che essa diventi una ricostituzione? Come restituire un contesto storico senza che si tratti di un’illustrazione? Il progetto è originato dalle costruzioni che occupano gli sfondi dei film di Fellini, nonché dalle centrali nucleari italiane smantellate e dall’architettura razionalista. Sono tutte varie incarnazioni della modernità, vari testimoni delle sue transizioni o mutazioni. Il progetto tende a rivelare la storicità e il valore documentario delle costruzioni. Partendo dal corpus, Théodora Barat realizzerà una serie di sculture, sistemate e messe in scena nella periferia romana. In questo modo, le frontiere si confonderanno tra riprese, cantiere di costruzione e ricostruzione. Il passato riportato in vita e i racconti riattivati faranno scontrarsi violentemente varie temporalità. Ma stavolta, le vestigia saranno fittizie.

Samir Boumediene, ricercatore e narratore

Nato nel dipartimento della Mosella nel 1985, Samir Boumediene è storico dei saperi e delle arti. Attualmente è borsista dell’Accademia di Francia. Ricercatore al CNRS, titolare di una laurea in storia moderna, ha pubblicato, nel 2016, la sua tesi intitolata La colonisation du savoir. Une histoire de plantes médicinales du Nouveau Monde.

Il tempo e i conflitti

Il suo progetto di ricerca a Villa Medici è dedicato a un’espressione: «La verità è figlia del tempo» ovvero «Veritas Filias Temporis». Una frase molto usata nell’arte italiana del XVI, XVII e XVIII secolo. Analizzando dipinti, incisioni, disegni, sculture e arazzi che evocano l’idea, capisce l’importanza che acquisisce la tematica della scoperta nella storia culturale, sociale e politica delle arti. In Italia, il tema è infatti associato a varie riflessioni sulla novità dei tempi, l’invenzione, i conflitti tra artisti e la pratica del segreto politico. Attraverso il motto, è quindi possibile documentare il contributo alle tensioni che hanno animato l’Europa, tra nuovo e antico, segreto e menzogna, visione del progresso e paura della fine. Samir Boumediene sta conducendo progetti all’interfaccia tra le arti culinarie e visive. Estensione delle sue ricerche sulle pratiche di fermentazione e sull’uso delle spezie, approfitta della sua residenza a Roma per scrivere un documentario sul soffritto.

Un documentario del soffritto

Chiamato anche sofregit in catalano o sofrito in castigliano, il soffritto è la base di molti piatti e salse della cucina mediterranea. Dietro le sue infinite variazioni, si presenta come la combinazione di una sostanza grassa e di un rappresentante del genere alium, in particolare cipolla, aglio, scalogno. Anche se non ha un equivalente nel vocabolario della cucina francese, gioca in realtà un ruolo altrettanto fondamentale. Vale anche per molte altre cucine in Asia, Africa e America, dove la preparazione dei piatti inizia con il taglio di un bulbo pungente. Ripercorrendo la storia del soffritto e delle sue ricomposizioni nell’epoca della cucina fusion, il documentario propone il gesto culinario e che dà a tanti piatti, risotto, caponata, ratatouille, salsa catalana, salsa mirepoix, l’essenza del loro sapore.

Borsisti a Villa Medici: Nidhal Chamekh, arti plastiche

Nato nel 1985 a Dahmani (Tunisia), si è laureato all’Istituto Superiore delle Belle Arti di Tunisi e l’Università della Sorbona di Parigi. Continua a lavorare e vivere in entrambe le città. Il suo lavoro artistico si situa all’incrocio tra biografismo e politica, vissuto e storicità, evento e archivio. Frammenta, disfa e disseziona la costituzione della nostra identità contemporanea. Le sue opere sono esposte in tutto il mondo, Biennale di Venezia, Triennale di Aïchi, Biennale di Architettura di Orléans, Incontri di Bamako. Anche a Biennal Videobrasil, Biennale di Dakar, Biennale Dream City di Tunisi. Le ha presentate ai quattro angoli del mondo: Istituto de Mondo Arabo di Parigi, Drawing Room di Londra, FM Contemporary Art Center di Milano. Pure a MAC Lione, Kunsthaus Hamburg, CCA Lagos e Hood Museum.

Cartagine, un progetto dei borsisti di Villa Medici

Il suo progetto a Villa Medici si intitola E se Cartagine non fosse stata distrutta?. Si tratta di prendere alla lettera la domanda di Édouard Glissant e dispiegare le sue potenzialità storiche, artistiche e simboliche. Si delineerà attraverso la sopravvivenza e la risonanza storica nell’attualità dei rapporti tra Roma ed il Nord Africa e ciò che comporta in termini di «crisi» migratorie e tensioni geopolitiche. Il suo progetto artistico mira a introdurre il patrimonio archeologico dell’Urbe e la produzione culturale marginalizzata degli esuli in un processo di montaggio dove il presente e il passato si definiscono.

Borsisti a Villa Medici: Aude Fourel, cineasta

Nata nel 1978 a Saint-Étienne (Francia), lavora usando soprattutto pellicole super 8 che confronta alle tecnologie digitali per penetrare nelle fragilità dell’immagine. Realizza, monta e produce i suoi film a metà strada tra documentario di creazione e film d’arte. I principali temi delle sue creazioni sono le traversate, camminare e filmare, i racconti e gli impegni politici anonimi. La filmografia comprende video performativi, nonché corto e mediometraggi. Aude Fourel insegna le pratiche cinematografiche e il cinema documentario presso l’Università Grenoble-Alpes (Francia).

Racconti di Elissa

Il suo progetto a Villa Medici, intitolato Récits d’Elissa descrive le resistenze quotidiane in Palestina attraverso vari personaggi e un burattino. Ognuno è custode di una storia racchiusa in un pezzo di archivio. Frammenti di pellicole 16 mm conservati a Roma, filmini di famiglia abbandonati, registrazioni anonime, chilometri di attraversate, le narrazioni hanno un forte odore di sale e di aranci. Aude Fourel viene quindi a Roma per lavorare negli archivi della regista Monica Maurer, cercare bobine di pellicole messe da parte e camminare accanto a questi personaggi, al presente.

Marta Gentilucci, compositrice tra i borsisti di Villa Medici

Nata nel 1973 a Gualdo Tadino (Italia), ha studiato canto in Italia e composizione in Germania sotto la direzione di Marco Stroppa. Inoltre, è dottoressa in composizione dell’Università di Harvard (Stati Uniti) nella quale ha seguito i corsi di Chaya Czernowin e Hans Tutschku. Infine, ha effettuato una residenza artistica aIrcam, l’Experimentalstudio della SWR e lo studio di elettronica dell’Akademie der Künste di Berlino. La sua musica è suonata in tutto il mondo l’elettronica è selezionata da prestigiosi festival, il Seoul International Computer Music Festival e il New York City Electroacoustic Music Festival. Ha partecipato a varie edizioni dell’International Computer Music Festival (ICMC). Marta ha vinto il Best Paper Award dell’ICMC nel 2018, e il «Best Piece – Regional, Europe» nel 2019. Nel 2018-2019, è borsista dell’Harvard Radcliffe Institute (Stati Uniti). Ircam e Neue Vocalsolisten le hanno commissionato due nuovi pezzi per voce e elettronica, creati al Festival Manifeste (Parigi, 2020) e presentati alla rassegna Eclat (Stoccarda, 2021).

Opera sonora e visiva

Il progetto di Marta Gentilucci è un’installazione sonora-visiva in collaborazione con la fotografa americana Susan Meiselas.Nasce dal desiderio di creare l’immagine di un corpo di una donna che invecchia, visto attraverso i nostri occhi e il nostro ascolto. Sotto forma di “cartografie del corpo”, disegnando una mappa della pelle, delle rughe, delle espressioni che parlano di una vita vissuta, ancora piena di energia e di possibilità.

Borsisti di Villa Medici: Noémie Goddard, architettura d’interni

Nata nel 1985 a Chambéry (Francia), ha seguito una formazione di Arti Applicate alla Scuola Boulle e alla Scuola Magistrale Superiore di Cachan. La sua pratica pluridisciplinare instaura un dialogo tra architettura, allestimento di interni e design di mobili. Socia e Direttrice della Creazione e della Comunicazione in un’agenzia di architettura parigina dal 2009, usa e mette in pratica le proprie riflessioni in un’ampia gamma di applicazioni. Dalle attrezzature pubbliche alla microarchitettura, passando per la ristrutturazione. Nel 2015, cofonda un laboratorio di architettura d’interni nell’ambito del quale è sviluppata una metodologia di progettazione singolare e unificante. Un’idea che agisce a favore della riconciliazione delle scale e all’incrocio delle discipline, valorizzando i mestieri d’arte e avviando le collaborazioni all’interno del progetto architettonico.

Interno

Il suo progetto a Villa Medici mira a studiare, in modo esteso, la questione dell’interno e dell’interiorità, il che porterà a superare l’abitare per fare emergere nuove arti di vivere. Il progetto si colloca a Roma, esempio paradossale della capacità di reinventare il paesaggio edilizio e dei disastri legati all’urbanizzazione eccessiva. Affrontare la questione della riorganizzazione degli spazi interni come via per il futuro di fronte all’eccessivo sfruttamento delle risorse dovute alle nuove costruzioni. Sotto forma di indagine che riunisce cronache e ricerche applicate all’interno di un’opera, il progetto propone una rilettura storica e critica dei dispositivi interni. L’interno, adattabile e sempre in divenire, potrebbe quindi rappresentare la garanzia della nostra capacità di abitare il mondo di domani? Se interni e individui interagiscono reciprocamente, quale nuove articolazioni immaginare tra involucri edilizi, paesaggi interni e coloro che li abitano?

Evangelia Kranioti, arti plastiche e regia

Greca residente in Francia, Ha studiato legge (Università Nazionale di Atene), arti visive (École nationale supérieure des arts décoratifs de Paris). Si è interessata anche di cinema (Le Fresnoy – Studio national des arts contemporains, Atelier Scénario – La Fémis). Vincitrice di numerose borse di studio e premi, Kranioti sviluppa un lavoro artistico che abbraccia la fotografia, il cinema e la videoinstallazione. Il suo primo documentario Exotica, Erotica, Etc. (2015 Berlinale Forum) è stato selezionato in diversi festival internazionali (tra cui IDFA, BFI London FF, Göteborg IFF, Thessaloniki IDF, Karlovy Vary IFF, Sarajevo IFF) dove ha ricevuto numerosi riconoscimenti, oltre a due premi Iris dalla Hellenic Film Academy. Anche il suo secondo film Obscuro Barroco (2018 Berlinale Panorama, TEDDY Jury Prize) gli è valso diversi premi, tra cui due Iris della Hellenic Film Academy, oltre a diverse nomination (American Society of Cinematography Documentary award, Cinema Eye Honors, Glashütte Original Documentary Award, Sheffield Doc/Fest Art Award, tra gli altri). Nel 2019, la mostra Les vivants, les morts et ceux qui sont en mer è acclamata dalla stampa internazionale e premiata con il Prix Madame Figaro.

Migrazioni

Il progetto fotografico e filmico a Villa Medici, intitolato Les messagers, esplora il tema delle migrazioni nel Mediterraneo attraverso la figura di Ermes e il prisma del mito.

Marielle Macé, scrittrice

Nata nel 1973 a Paimboeuf (Francia), Direttrice di Ricerca al CNRS e Direttrice di Studi presso l’EHESS (Parigi). Marielle Macé è anche professoressa invitata a Chicago, New York (NYU), Berkeley ed è autrice associata presso il Teatro degli Amandiers di Nanterre. I suoi libri (saggi, poemi) fanno della letteratura un’alleata in un pensiero e una messa in discussione delle forme della vita — vita sociale, vita comune, vite precarie, paesaggi vulnerabili. Tra le sue pubblicazioni, bisogna citare Styles. Critique de nos formes de vie (Stili, Critica delle nostre forme di vita) (Gallimard, 2016), Nous (Noi) (dir., Critique, 2017), Sidérer, considérer (Siderar, Cosiderar), Migrants en France (Migranti in Francia) (Verdier, 2017), Vivre dans un monde abîmé (Vivere in un mondo malato) (dir., Critique, 2019), Nos cabanes (Le nostre capanne) (Verdier, 2019), Parole et pollution (Parola e inquinamento) (AOC, 2021).

Indagine sulle zone umide

Il suo progetto di indagine e scrittura a Villa Medici – intitolato La Vie poreuse (La Vita porosa), vuole fare sentire il polso, intorno a Roma,  del fiume e delle vite che vi hanno a che fare: osservare quello che accade quando si difendono le zone umide, si riaprono i fiumi urbani, si tenta di disimpermeabilizzare i suoli o di disseppellire le memorie, e avvalersi anche nel pensiero e nella scrittura di fenomeni di infiltrazione, collegamento e percolazione – perché la vita porosa richiede una parola che la irriga a sua volta e si riversa per davvero nei paesaggi.

Benoît Maire, arti visive

Nato nel 1978 a Pessac (Francia), dopo studi di filosofia, ottiene il diploma nazionale superiore d’espressione plastica a Villa Arson di Nizza. Poi effettua una residenza di ricerca al Padiglione del Palazzo di Tokio. Usando testi storici e riferimenti artistici come punti di partenza, sviluppa una pratica polimorfa che si dispiega anche sotto forma di conferenze, pubblicazioni e commissariati di mostre. Nutre la sua riflessione sulla teoria e la sua concretizzazione con oggetti e testi collaborando regolarmente con artisti come Étienne Chambaud, Alex Cecchetti o Falke Pisano.

La mano in pittura

Il suo progetto di ricerca a Villa Medici si intitola «La main en peinture et le papier imprimé» (La mano nella pittura e la carta stampata). Esso consiste nel produrre una serie di lavori con vari mezzi (fotografie, dipinti, testi, sculture) che formeranno un’investigazione del passaggio dalla mano iconica del primitivismo italiano alla mano carnale del Rinascimento. L’ipotesi studiata intende affermare che la nascita della stampa alla fine del XV secolo contribuisce a riformulare i dipinti delle mani che perdono il loro potere di designazione concettuale (deittica) e acquistano un peso affettivo più realistico. Il lavoro di Benoît Maire si inserisce in questa tensione dove la mano si cerca tra due regimi sensibili.

Hèctor Parra, compositore

Nato nel 1976 a Barcellona (Spagna), ha studiato al Conservatorio di Barcellona dove ha ricevuto premi per le composizioni e opere di pianoforte. Nel 2002-2003, segue il corso di Composizione e Informatica Musicale dell’Ircam quindi si forma presso il Royaumont, il Centro Acanthes, il Takefu in Giappone e l’Alta Scuola di Musica di Ginevra sotto la direzione di B. Ferneyhough, J. Harvey, M. Jarrell, P. Leroux e P. Manoury. Riceve numerose commesse da istituzioni come il Museo del Louvre, l’Accademia delle Arti di Berlino, il Teatro delle Bouffes du Nord o il Gürzenich Orchester Köln. La sua musica fa regolarmente parte della programmazione di sale da concerto come la Filarmonica di Parigi, il Konzerthaus di Vienna, la Filarmonica di Cologna, l’Auditori di Barcellona ed il Palau de la Música Catalana (compositore residente nel 2015-2017), il Nouveau Siècle di Lilla (compositore residente nel 2017-2018). Da anni, si dedica alla composizione lirica e le sue opere sono pubblicate da Durand. Dal 2002 vive a Parigi, dove ha insegnato composizione all’Ircam dal 2013 al 2017.

Opera da camera

Il suo progetto a Villa Medici è dedicato alla composizione dell’opera da camera Orgia, ispirata al testo teatrale eponimo di Pier Paolo Pasolini. Il protagonista maschile compie l’atto più potente che si possa immaginare: un suicidio accusatorio che punta il dito contro una società piena di incomprensione, ipocrisia, crudeltà e disprezzo verso tutte le minoranze. L’opera sarebbe stata scritta per tre voci soliste, un complesso strumentale moderno e uno strumento barocco (arciliuto). Ha effettuato ricerche sul campo su Pasolini e sulla città di Roma nella quale ha scelto di vivere. Diventato regista e ha potuto nutrire il suo sviluppo intellettuale dedicato alla critica sociale.

Borsisti di Villa Medici Julie Pellegrin, curatrice e critica

Curatrice museale e critica, Julie Pellegrin si interessa alla nozione allargata di performatività. Esplora il modo in cui i rapporti tra arti visive, coreografia e teatralità incidono, oggi, sulla scrittura delle mostre. Ha al suo attivo mostre, progetti di ricerca, pubblicazioni o programmazioni di più larga portata, il Festival Performance Day, Notte Bianca 2013, Les Formes du délai. Sostiene pratiche effimere che diffondono interrogazioni sociali, politiche e etiche intorno alle questioni legate alle relazioni e all’attenzione. 

Danza moderna il lavoro dei borsisti di Villa Medici

Il progetto di ricerca di Julie Pellegrin a Villa Medici si iscrive nel quadro di un’opera che dedica alla performance nell’arte contemporanea. Vi esamina le politiche attuali della performance sotto il prisma dei riferimenti alla post modern dance, degli sviluppi recenti degli performance studies e, più specificatamente, delle teorie e pratiche anarchiche. Al fine di esplorare l’ipotesi del rapporto tra anarchia e performance, parte da un momento storico – il progetto della Galleria L’Attico immaginato tra il 1968 ed il 1976 da Fabio Sargentini con Simone Forti e i perfomers del Judson Dance e di Grand Union – per tentare di tracciare una linea tra questa esperienza rivoluzionaria e la scena abituale della performance in Italia. Incrociando esplorazione di archivi, realizzazione di colloqui e organizzazione di incontri pubblici, Julie Pellegrin metterà in campo a Villa Medici una ricerca speculativa e collettiva.

Borsisti a Villa Medici: Mathieu Peyroulet Ghilini, designer

Nato nel 1983 a Sallanches (Francia), si è laureato con lode alla scuola ENSCI-Les Ateliers per il suo progetto Sophistication (Sofistic-azione) (2012). Basato principalmente sulla storia del design e dell’architettura, il lavoro di ricerca si è concentrato su varie interpretazioni della sofisticazione di una forma. Ha vinto il Gran Premio della Giuria del Festival Villa Noailles nel 2013. Successivamente, Peyroulet Ghilini è stato designer in residenza a Sèvres – Manifattura e Musei Nazionali, nonché presso il Centro Internazionale di Ricerca per il Vetro e le Arti Plastiche (CIRVA) a Marsiglia. Laureato della Villa Kujoyama a Kyoto nel 2017 assieme a Laureline Galliot, è stato anche nominato «Rising Talent» del Salone Maison&Objet nel 2020.

Virtualizzazione

Il suo progetto a Villa Medici si intitola Virtualisation, Fragment, Objet en attente. Interroga l’esistenza delle forme e la loro manifestazione tangibile, nonché i rapporti che intrattengono tra di loro attraverso il prisma della tecnologia.

Guy Régis Jr., scrittore e regista teatrale tra i borsisti di Villa Medici

Nato nel 1974 a Port-au-Prince (Haiti). Molti dei suoi testi che spaziano tra teatro, romanzi e poesia sono stati tradotti in molte lingue. Ha pubblicato nel 2020 Les Cinq Fois où j’ai vu mon père e l’opera teatrale Goebbels, juif et footballeur. Traduttore di creolo, Guy Régis Jr. ha anche realizzato cortometraggi sperimentali. Nel 2001, fonda la compagnia NOUS Théâtre che sovvertirà le regole del teatro contemporaneo, creando, tra l’altro Service Violence Série (Servizio Violenza Serie) (2005), vero e proprio atto politico e drammaturgico filo conduttore del suo lavoro. Le sue creazioni polimorfiche sono trasmesse in Francia (Festival Les Francophonies di Limoges, IN del Festival di Avignone, varie Scene Nazionali), ad Haiti e in numerosi altri paesi (Stati Uniti, Colombia, Cile, Brasile, Belgio, Italia, Madagascar, ecc.). Oltre le sue creazioni, lavora attivamente allo sviluppo delle arti viventi ad Haiti. Guy Régis Jr è l’attuale direttore artistico del Festival 4 Chemins. 

L’odio nella società

Si interroga sulla diffusione massiccia delle immagini di odio nella nostra società contemporanea. Rappresenta un tentativo di esaurimento dei nostri conflitti umani attraverso la creazione e le trattative. Nessuna altra epoca come la nostra ha mai messo sotto i nostri occhi le violenze domestiche più nascoste, nonché le guerre aperte tra i giganti di questo mondo. Siamo bombardati da immagini riguardanti la minaccia nucleare, gli attentati, i rapimenti, i kidnapping, i femminicidi, gli stupri. Guy Régis Jr desidera creare quindi un’opera che potrebbe raggruppare le offese quotidiane e intavolare discussioni in un’agora o un forum, in un giorno intero. «Quale ultimo conflitto per soddisfare l’odio tra gli esseri umani?» è l’opera transdisciplinare che compone una drammaturgia plurale. Il pubblico è invitato a proseguire il dibattito avviato da Einstein e Freud su questo bisogno «inevitabile» di fragore e guerra tra gli esseri umani. Pensare/Sanare le ferite con la solidarietà.

Immagine da cartella stampa.