I batteri estrarranno minerali dallo spazio: il VIDEO

Verso lo Space mining, l'estrazione mineraria nello spazio

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Grazie ai batteri l’uomo torna a sognare lo spazio. Prossimamente, infatti, colonie interspaziali di batteri saranno inviate in orbita. Lo scopo? Estrarre minerali da Pianeti, satelliti o asteroidi. Ma non si tratterà di batteri qualunque. Questo, almeno, l’obiettivo dell’esperimento in corso nella Stazione Spaziale Internazionale della ESA. E l’italiano Luca Parmitano guida il team di astronauti. Vediamo nello specifico.

I batteri possono estrarre minerali nello spazio?

I batteri potrebbero estrarre ferro, magnesio e altri minerali dallo spazio in futuro. Da un mese, il team dell’Agenzia spaziale europea (ESA) guidato dall’italiano Luca Parmitano sta compiendo esperimenti in tal senso. Come riporta la rivista MIT Technology, gli astronauti sfrutteranno la capacità degli organismi unicellulari di “estrarre nutrienti e altri composti essenziali dalle rocce attraverso reazioni chimiche specializzate“. Attualmente, “tali processi batterici vengono impiegati per estrarre circa il 20% del rame e dell’oro mondiali ad uso umano“. Ora, “gli scienziati verificheranno se ciò sia possibile anche in condizioni di microgravità“. In riferimento a ciò, l’ESA ha dichiarato: “I microbi sono in grado di degradare una roccia da cui possono estrarre ioni. Questo processo naturale consente la bio-estrazione dove i metalli utili vengono estratti dai minerali rocciosi“. Ecco ulteriori dettagli.

Le fasi della missione Beyond

Dapprima gli astronauti hanno agganciato un drago, un veicolo da carico per trasportare il necessario a bordo della Stazione spaziale. Dopodiché, l’equipaggio ha avviato le missioni nel laboratorio Columbus. Innanzitutto, il team sta sperimentando ceppi di batteri capaci di utilizzare gli ioni nelle rocce ai fini dell’estrazione dal suolo lunare o marziano. Il processo prende il nome di space mining, ossia l’estrazione di materia in orbita. In caso di esito positivo, il prossimo obiettivo sarà creare delle colonie di batteri per rendere possibile lo sfruttamento di risorse minerarie nello spazio. Di certo, non si tratterà di batteri qualunque.

Gli altri obiettivi della missione

Oltre a ciò il team sta studiando l’aggregazione e il comportamento delle amiloidi, le proteine responsabili di molte malattie degenerative quali l’Alzheimer. Per di più, gli astronauti raccoglieranno campioni biologici allo scopo di esaminare le reazioni del corpo umano a lunghi periodi nello spazio con attenzione ai cambiamenti cui va incontro prima del rientro sulla Terra. La ricerca aiuterebbe gli scienziati a programmare spedizioni più lunghe fino a esplorare le zone più recondite dell’universo. 

Gli esperimenti di Parmitano

L’astronauta ha spiegato che tali batteri “sono già utilizzati sulla Terra“. E ha aggiunto: “Stiamo cercando di vedere come si comportano in orbita in modo che in futuro possano essere utilizzati per l’estrazione mineraria sulla Luna, o chissà, su un asteroide o su Marte“. Poi, Parmitano ha parlato della stampante BioFabrication Facility. In questo caso, la sperimentazione testa la capacità di stampare tessuti biologici 3D nello spazio. Ecco qualche dettaglio delle sfide future.

Un’insolita stampante

Sebbene le tecniche siano migliorate negli ultimi anni rimane il problema di stampare le strutture microscopiche e complesse degli organismi, come ad esempio le strutture capillari. Queste, infatti, sono difficilmente riproducibili sulla Terra a causa della forza di gravità. Quindi, i dati raccolti dagli astronauti potranno favorire gli studi sul bioprinting 3D. Forse, un domani sarà possibile riprodurre interi organi umani nello spazio.

La svolta della microgravità

Attualmente, la stampa di bioprinting 3D utilizza un’idrogel per generare nuovo tessuto a partire dalle cellule dei pazienti. Il problema è che durante la colatura del tessuto aumenta la temperatura, e con essa la viscosità. Sulla Terra, questo inconveniente richiederebbe un supporto apposito per ottenere forme specifiche. Invece, in microgravità questo non è necessario. Come ha chiarito Parmitano: “La microgravità aiuta quei tessuti a non essere influenzati durante la stampa dalla forza di gravità“. 

Che ruolo hanno i batteri?

Da luglio 2019 gli scienziati dell’Università di Edimburgo hanno esaminato tre varietà di batteri in 36 esperimenti chiamati BioRock. Per tre settimane, i campioni sono stati sottoposti all’ambiente di microgravità a bordo della ISS nonché a campi gravitazionali simulati simili a quelli della Luna e di Marte. Gli studi hanno confermato che i batteri rappresentano una risorsa preziosa anche nell’ottica della sostenibilità per il nostro Pianeta. Infatti, la NASA ha dichiarato: “La capacità di estrarre materiali nello spazio (ad esempio per costruire una futura base lunare o marziana) riduce la necessità di utilizzare risorse preziose della Terra e le risorse di trasporto associate“.

Il video che racconta l’esperimento


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Ulteriori dettagli dell’esperimento sono disponibili sul sito ufficiale ESA.

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