Save The Children: I Bambini Italiani Poveri Anche Di Cultura

Sei su dieci sono tagliati fuori dalle attività culturali

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Save The Children
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Save The Children, colosso internazionale che ha scelto la sua via difendendo i minori, ha redatto uno studio dove analizza le differenze dello status sociale nei minori (in Italia), puntando l’analisi sullo studio delle scuole e, quindi, sull’istruzione.

È stato analizzato tutto il territorio italiano suddividendolo in norcd, centro e sud, iò che ne  è venuto fuori è sconfortante. Negli istituti con un indice socio-economico-culturale più basso un quindicenne su quattro (il 27,4 per cento) è ripetente. Negli istituti migliori, che ospitano i figli delle famiglie di fascia altolocata, la quota bocciati scende a uno su ventitré (il 4,4 per cento).

Anche la zona di origine ha le sue “colpe”, infatti al Sud un adolescente (15 anni per la precisione) su due non riesce ad arrivare ad un livello minimo di lettura, l’altra metà non riesce a leggere correttamente. Al Nord invece i dati si dimezzano; andando a studiare per “classi” si nota che i dati riguardanti le persone sulla soglia della povertà, sono otto volte più alti rispetto a quelli delle classi agiate.

Le famiglie povere non hanno materialmente la possibilità di creare un sostegno culturale per i propri figli, le spese economiche che gravano sulla famiglia sono principalmente le tasse e le tasse scolastiche. La povertà colpisce tutto lo stivale ma in diverse percentuali: 12 per cento di nuclei disagiati è al Nord, l’11,6 al Centro, il 13,7 al Sud.

Lo studio di Save the Children prosegue, lo studio ha riportato che le famiglie con maggiori difficoltà  sono quelle numerose con genitori giovani e di origine straniera. Tra i nuclei familiari di origine straniera e con bambini, uno su tre vive in povertà assoluta.

La correlazione socio economica e successo/insuccesso scolastico in Italia è molto forte, c’è un gran dislivello, in sostanza non esistono vie di mezzo, o tutto o niente.

I “tempi moderni” hanno creato non solo un impoverimento della popolazione (soldi), ma anche a livello culturale. Un molti bambini e adolescenti non hanno accesso ad attività culturali, quasi il 60% degli adolescenti e bambini dai 6 ai 17 anni non legge un libro in tutto l’anno, non va a teatro, non fa sport in modo costante, non frequenta concerti, mostre e attività culturali varie e non accedono ad internet.

Save the Children - Atlante dell'infanzia a Rischio dello scorso anno
Save the Children – Atlante dell’infanzia a Rischio dello scorso anno

Come si suol dire “qui casca l’asino”, infatti se da un lato abbiamo bambini in assoluta povertà che non hanno accesso al web neanche per dieci minuti, Sull’altro fronte abbiamo dei ragazzini che fanno un uso smodato di internet stando collegati per più di 6 ore giornaliere al di sopra della media Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico).

A tutto ciò ci si aggiunge l’ansia, la scuola italiana è vissuta con preoccupazione da molti alunni: il 56 per cento studia con grande tensione, il 70 prova ansia prima di un test anche se si è preparato, il 77 s’innervosisce se non riesce a eseguire un compito a scuola, l’85 teme di prendere brutti voti.

L’Italia e il Portogallo sono risultati al primo posto per l’ansia da scuola (questo secondo i dati Ocse, che ha eseguito uno studio sull’ansia scolastica). Per quanto riguarda gli insegnanti non è tanto  ansia quanto frustrazione, ed il 43% di essi non riceve alcuna valutazione sull’operato.

Per contrastare la dispersione scolastica, Save the Children ha presentato Fuoriclasse in Movimento: 150 istituti in tutta Italia, di primo e secondo grado, 20mila minori coinvolti, duemila insegnanti, mille genitori. L’obiettivo è cambiare le politiche scolastiche partendo dal dialogo tra docenti, studenti e famiglie: attraverso i “Consigli fuoriclasse” si cerca un tavolo per definire soluzioni e azioni di cambiamento nel campo della didattica, delle relazioni, della riqualificazione degli spazi scolastici.

nel primo biennio questi risultati: nelle scuole secondarie aderenti, il numero di assenze medio è passato da 12 a 6, i ritardatari cronici sono stati ridotti dell’8,6 per cento, il 5 per cento degli studenti ha migliorato il rendimento in due materie fondamentali, le famiglie disinteressate all’andamento scolastico dei figli sono diminuite dell’8,1 per cento.

Valerio Neri, direttore generale di Save the Children ha comunque puntato il dito sulla scuola italiana che crea disparità fra chi è benestante e chi si trova in una condizione di indigenza economica, non c’è bisogno di questo, anzi, tutti i bambini devono avere le stesse opportunità.

Da sito Save th Children “È da qui, dalla scuola, luogo dell’infanzia che dovrebbe superare le diseguaglianze, offrendo pari opportunità, coltivando l’istruzione, l’educazione all’affettività e alla socialità dei bambini per allontanarli dai fattori di rischio, che si snoda il viaggio dell’VIII Atlante dell’infanzia a rischio, pubblicato da Treccani e nelle librerie il 23 novembre.”

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