I bambini ai tempi del Coronavirus – polemica sui social

L'steria regna sovrana

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Oggi, più che mai, imperversa una dura polemica sui social. Tutto è cominciato quando dal governo è giunto un chiarimento sulle uscite con i bambini: si possono svolgere passeggiate di un’ora al massimo vicino casa, senza creare assembramenti. Da qui si è scatenato l’inferno. Ognuno ha interpretato a modo suo la nota del Decreto e senza curarsi di leggere bene ciò che era stato scritto, ha subito commentato.

Andiamo con ordine: dall’inizio di marzo la nostra vita è stata letteralmente travolta. Ci è stato detto di restare a casa, per ovvi motivi di sicurezza. Tutti, chi più chi meno, abbiamo accolto l’idea, seppur con mille dubbi e paure, di rimanere buoni buoni nelle nostre case. Tuttavia, c’era chi veniva avvistato a correre all’aperto, a camminare, a portare più volte fuori il cane e chi continuava ad andare a fare la spesa, forse dimenticandosi la lista a casa… Che fossimo un popolo di pettegoli, paparazzi mancati e guardoni, un po’ lo sospettavo, non mi sarei mai aspettata tutta questa cattiveria e isteria.

Infatti, la frase “Dagli all’untore” del famoso romanzo di Manzoni, ambientato nel Seicento (sottolineo), è rientrata se non nel gergo, di sicuro nel comportamento del popolo dei social.

Restava una questione piuttosto spinosa: i bambini e i ragazzi. A loro è stato detto di restare a casa, poi, è stato detto che forse non sarebbero tornati a scuola prima di Pasqua e ora si paventa l’idea di chiudere definitivamente le porte degli Istituti di ogni ordine e grado e rientrare a settembre. Perciò, la domanda di molti genitori è stata quella di chiedere almeno un’oretta al giorno per poter far uscire di casa i bambini e i ragazzi. Considerato che molti abitano in contesti condominiali e in appartamenti bui e privi di balconi e data la privazione di poter usufruire dei parchi pubblici, la richiesta era più che lecita. Non dimentichiamo poi i minori con problemi di disabilità, di autismo o di altre malattie che necessitano di poter uscire fuori dal contesto domestico. Dopo molti articoli e richieste, nonché interventi autorevoli di sociologi, pediatri ed educatori, la domanda è stata accolta e il chiarimento è arrivato.

Sono arrivate, come sempre, anche le polemiche da parte di chi non ha figli, ma anche di chi li ha, dispiace farlo notare. Molti si sono scatenati in scritti e in post d’insulti, desumendo e dando per certo poi che i genitori si sarebbero accordati con altri per dare vita a feste, ad assembramenti, a saluti troppo affettuosi agli amichetti dei figli, diffondendo così il virus e provocando una nuova ondata di epidemia da Covid-19. Tutto il popolo di Facebook si è sentito in dovere, ancora una volta, di reclamare, tanto che molti sindaci hanno fatto un passo indietro e anche due, rilasciando dichiarazioni che andavano contro la nota governativa.

In pratica, i genitori si sono sentiti dare degli untori, con i loro bambini, considerati, fra l’altro, portatori sani (erroneamente) di questo virus. Quindi sono tutti potenzialmente dei criminali perché faranno alzare il picco di mortalità da Covid-19, dopo i runners e i proprietari dei cani. La lista potrebbe allungarsi durante questa infinita quarantena, chissà quale sarà il prossimo untore, perché senza un colpevole, non si può vivere dietro la propria estenuante ipocrisia.

Lo scopriremo solo vivendo, diceva una famosissimo cantante nostrano.

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