Huawei in affanno: il 2020 sarà un anno «difficile»

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Huawei prevede difficoltà sul mercato per il 2020.

Comincia all’insegna delle difficoltà il nuovo anno per l’azienda Huawei. Il presidente a rotazione Eric Xu ha inviato un messaggio di Capodanno ben poco esaltante per i dipendenti. Infatti ha spiegato che il bilancio complessivo del 2019 dovrebbe toccare gli 850 miliardi di yuan (circa 122 miliardi di dollari), un obiettivo che migliora del 18% quanto fatto l’anno scorso e che mette in risalto come quella cinese sia ancora una realtà solida sul mercato della telefonia mobile. Tuttavia, il dirigente non ha potuto nascondere che il fatturato sarà inferiore rispetto alle previsioni della vigilia che parlavano di almeno 125 miliardi di dollari.

Eric Xu, per spiegare i motivi di questo calo, ha puntato subito il dito contro gli Stati Uniti, affermando che la loro «campagna strategica» ha fatto sì che intorno alla società di Shenzhen si innalzasse un clima di ostilità volto a bloccare la costante crescita della sua attività a livello globale. Dunque, ci si dovrà preparare ad un anno di «sopravvivenza», durante il quale bisognerà continuare ad impegnarsi per realizzare smartphone e proseguire nella vendita oltreoceano. Del resto, aldilà dei bilancio al di sotto delle aspettative, c’è da segnalare che il colosso cinese ha messo a segno un incremento nella spedizione di dispositivi verso l’estero, arrivando a 240 milioni di unità.

Huawei: il 2020 potrebbe essere un anno tormentato.

Semmai, il problema principale per Huawei consiste in una serie di interventi ostruzionistici e di sospetti lanciati e diffusi non solo dagli Stati Uniti, ma anche da altri Paesi che non vedono di buon occhio i rapporti dell’azienda con il governo cinese. Ad esempio, i responsabili dei servizi segreti americani ritengono che la multinazionale d’Oriente sia poco affidabile sotto il profilo della sicurezza. Tuttavia, la società fondata da Ren Zhengfei non può sottrarsi a quanto previsto dalla legge nazionale della Cina, secondo cui tutti i singoli e le associazioni devono cooperare con i servizi segreti. Sotto quest’aspetto, Xu nel suo comunicato di Capodanno ha voluto lanciare un messaggio forte e chiaro, rivendicando quanto la privacy e la sicurezza rappresentino delle priorità, e aggiungendo che in questi anni si è sempre intervenuti nel pieno rispetto delle normative e dei regolamenti in vigore nei vari Paesi con cui c’è una collaborazione commerciale.

Huawei in difficoltà: dall’arresto di Meng Wanzhou agli attriti con gli States

I problemi di Huawei sono iniziati circa un anno fa, quando Meng Wanzhou, figlia del fondatore Ren, è stata arrestata in Canada dietro esplicita richiesta degli Stati Uniti. Secondo il governo americano, infatti, la donna avrebbe rilasciato delle false dichiarazioni alle banche sulla presunta violazione delle sanzioni imposte all’Iran. L’udienza per l’estradizione è stata fissata al 20 gennaio.

Da questo momento, gli USA hanno vietato a tutti gli esercenti commerciali statunitensi la vendita di prodotti targati Huawei, e al contempo è stato bloccato agli smartphone l’accesso al sistema operativo Android. Anche se di recente il presidente Donald Trump si è dimostrato più aperto ad un confronto con la Cina, Eric Xu non si fida, dicendo che nel 2020 la crescita della società sarà piuttosto limitata e anticipando che: «Sarà un anno difficile per noi».

Stati Uniti: i divieti imposti a Huawei.

Tra gli altri Paesi che hanno preso le distanze da Huawei, si ricordano la svedese Telia e la norvegese Telenor che hanno deciso di non fornire più la connessione 5G. Anche Australia e Giappone hanno approvato delle misure volte a ridurre fortemente la presenza dell’azienda cinese nel lancio o nell’utilizzo delle reti 5G. Molto probabilmente anche la Gran Bretagna si muoverà in questa direzione, mentre la Germania finora sta andando controcorrente, avendo confermato alla multinazionale cinese la concessione delle sue infrastrutture per la linea 5G.

Huawei: costruzione stazioni 5G senza supporto USA

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