Hong Kong: lasciate ogni speranza voi che entrate

0
563
Hong Kong: arrestato attivista

I leader cinesi di Hong Kong hanno approvato una vasta riforma del sistema elettorale. Tale riforma riduce il numero dei seggi ad elezione diretta e assicura che i candidati saranno vagliati e selezionati dai comitati di fiducia del governo di Pechino.

Hong Kong: la falsa riforma elettorale

La riforma permette a Pechino di scegliere i candidati da eleggere. I cosiddetti patrioti. Ciò significa avere un governo indotto e non libero quindi non democraticamente eletto nella forma più pura di democrazia. Poiché in questo modo il cittadino hongkonghese viene costretto a scegliere tra King Kong o Godzilla. Senza avere una vera opzione di rappresentanti che provengono dal popolo.

Riforma del Parlamento

Quando si parla di riforma, solitamente, si intende il passaggio da una condizione ad un’altra. Detto passaggio di stato è o dovrebbe essere migliore. Invece le misure adottate dal Parlamento di Honk Kong sono il riflesso della stretta autoritaria di Pechino sul territorio. I cambiamenti della riforma vedranno il ridursi del numero dei rappresentanti eletti da 35 a 20. Anche il parlamento di rappresentanza locale scende di numero da 1500 a 1200. Inoltre la rappresentanza dei 117 consiglieri distrettuali viene eliminata. Infatti sarà il nuovo comitato di valutazione a monitorare le candidature, le quali dovranno seguire la linea dettata da Pechino. Le autorità cinesi hanno affermato che la riorganizzazione mira a rimuovere scappatoie e carenze. Saranno, così, i cosiddetti patrioti fedeli alle linee guida cinesi a gestire la città.


La riforma dell’educazione ad Hong Kong


Un paese, due sistemi

Tutto questo era già scritto, tra le righe, dell’ultimo piano quinquennale cinese del 19esimo congresso nazionale del 2018. Infatti si legge: “Abbiamo già implementato interamente e con speranza il principio di un paese, due sistemi. E assicurato che il governo centrale esercita la sua intera giurisdizione su Hong Kong e Macao, come emanato dalla Costituzione Cinese e le leggi alla base delle due speciali regioni amministrative. Abbiamo allora potenziato gli scambi e la cooperazione tra la madrepatria e le due regioni mantenendo prosperità e stabilità in Hong Kong e Macao”. La prosperità e la stabilità di Honk Kong è stata ottenuta con l’uso della forza per le rivolte degli studenti costantemente sedate dalla polizia hongkonghese.

Unica via, unico sistema

Le linee guida del discorso di Xi Jingping, sempre nel 2018, erano e sono: “abbiamo sostenuto l’unico principio della Cina e il Consenso del 1992. Promosso lo sviluppo pacifico delle relazioni attraverso gli stretti, rafforzato l’economia tra gli Stretti e gli scambi culturali e la cooperazione. E abbiamo tenuto un storico incontro tra i leader di entrambi i paesi. Abbiamo risposto in maniera appropriata agli sviluppi politici a Taiwan, risolutamente opposto e de-trattando gli elementi separatisti, che invocavano Taiwan indipendente, e vigorosamente salvaguardato la pace e la stabilità negli Stretti di Taiwan.

Hong Kong: la storia si ripete sempre

Quello che sta succedendo in questi ultimi anni ad Hong Kong, si è già ripetuto per millenni nella storia della Cina imperiale. Le provincie estreme dell’impero sono e saranno sempre a rischio di contaminazioni esterne (occidentali) e per questo più vulnerabili. Nel documento online si legge ancora: “Il sentiero del socialismo con caratteristiche cinesi è l’unica via alla modernizzazione socialista e per una vita migliore per la popolazione”. Non esiste quindi un’altra via a quella dettata dal Partito e la missione del quinquennio 2018-2023 è quello di realizzare il sogno cinese. Parafrasando quello che una volta era l’American Dream.