Hong Kong elezioni: fine dello stato di semilibertà

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Hong Kong e la riforma delle elezioni: è ufficiale la libertà viene marcata stretta da Pechino. Come ha specificato giorni fa Xia Baolong direttore per l’ufficio degli affari di Hong Kong e Macao “Solo i -patrioti- potranno governare Hong Kong e le posizioni nell’esecutivo, nella legislatura e nella magistratura devono seguire l’ordine”. Tradotto in parole povere, i -patrioti- sono solo quei funzionari che si allineano con le direttive del Partito Comunista Cinese.

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Era questa la linea che il Governo Popolare Cinese avrebbe dovuto tenere nei confronti di Hong Kong e Macao, come stabilito dal suo ideatore Deng Xiaoping nel 1980.La Cina concedeva che all’interno di una sovranità potessero esistere dei territori amministrati con un sistema diverso a quello Statale. I timori britannici in seguito alla riammissione dei territori alla Cina si fanno ora sempre più realtà con la riforma delle elezioni in corso.

L’ NPC deciderà del destino di Hong Kong

Il Congresso Nazionale del Popolo dal 5 all’11 marzo deciderà in merito alla questione. La bozza della riforma delle elezioni è al vaglio dei delegati. Questa prevede che Pechino avrà il controllo totale sul governo della città eliminando di fatto l’opposizione. L’ iniziativa spazzerà quanto ancora rimaneva ad Hong Kong dei principi democratici acquisiti come colonia britannica. Ma l’accordo che a suo tempo Regno Unito e Cina avevano firmato garantiva che la Cina non avrebbe fatto ingerenze su Hong Kong fino al 2048.La riforma delle elezioni avrà delle ripercussioni a livello Internazionale. Il primo ministro inglese, Boris Johnson ha già lanciato la sfida con l’invito rivolto agli abitanti dell’ex colonia a trasferirsi in Gran Bretagna con tanto di passaporti e visti pronti all’uso.


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Intervento di Amnesty International

Intanto le proteste e le rivolte contro il regime ad Hong Kong si fanno strada. Lo scenario futuro non è allettante per quanti non vogliono accettare la tirannia comunista. Amnesty International denuncia arresti e procedimenti giudiziari arbitrari. É di questi giorni la notizia che un tribunale di Hong Kong ha negato la libertà su cauzione a molti dei legislatori pro-democrazia arrestati. Per Pechino quanti interferiscono con il potere pubblico saranno considerati anti-cinesi e severamente puniti. Un’ accusa di sovversione è inammissibile per quanti vogliono partecipare alla vita pubblica della propria città, quindi protestano. Amnesty International denuncia che l’opposizione politica ad Hong Kong è stata spazzata via, utilizzando la legge per la sicurezza nazionale come arma contro chi osa sfidare l’ordine costituito.

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