Honda: il 24 settembre 1948 l’intuizione che cambia la storia dei motori

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Il 24 settembre 1948 nasce l'azienda Honda.

Tutto partì da una (geniale) intuizione e da allora, da quel 24 settembre 1948, il mondo dell’industria dei motori salutò la nascita di una nuova realtà che di lì a poco sarebbe diventata uno dei colossi della produzione di motociclette e automobili. L’ingegnere Soichiro Honda da circa 11 anni era a capo di un’impresa che produceva pistoni e che dopo qualche mese si era già assicurata una fornitura per la Toyota. L’imprenditore giapponese decise nel frattempo di ampliare ulteriormente la produzione ad altre componenti della meccanica. La vera svolta però si ebbe proprio nel settembre del 1948 quando ebbe un’idea geniale che avrebbe consentito alla sua «creatura» di diventare uno dei punti di riferimento del settore motoristico.

In quegli anni il Giappone, reduce dalla Seconda guerra mondiale terminata disastrosamente per il Paese del Sol Levante, stava attraversando una fase di profonda crisi economica. A Tokyo emerse l’esigenza di avere una nuova motorizzazione che, però, non si riusciva a trovare per la mancanza di benzina e per le condizioni finanziarie a dir poco drammatiche della popolazione. Soichiro Honda pensò allora di proporre un veicolo dotato di un piccolo motore montato sul telaio di una bicicletta: la sua idea ebbe fin da subito successo perché si trattava di un mezzo di trasporto pratico e soprattutto per niente costoso.

Soichiro Honda, l’ingegnere che ha fondato l’omonima azienda.

Forte del boom di vendite, la nuova società fondata dall’ingegnere nipponico si diede da fare per realizzare subito nuovi modelli di motociclette e ciclomotori, rinnovando così costantemente la gamma dei suoi prototipi. La capacità innovativa dell’azienda giapponese le permise di imporsi sulla concorrenza che non riuscì a stare al passo coi tempi e con le richieste del mercato, e così in pochi anni la Honda si affermò come una delle colonne portanti nella produzione di moto.

Honda: dalle automobili ai primi prototipi di robot

A partire dagli Anni ’60 Honda si lanciò anche nel comparto delle automobili che nei primi tempi approdarono solo sul mercato giapponese. Nel 1964 ci fu anche il debutto nel mondo delle corse per eccellenza, ovvero in Formula 1, mentre l’esordio a livello assoluto era già avvenuto nel 1959 durante il Tourist Trophy, una gara di moto che si disputava lungo l’Isola di Man. Indimenticabile il binomio degli Anni ’80-’90 con McLaren che portò ai titoli mondiali firmati da Alain Prost e Ayrton Senna. La sua non è stata una presenza costante nel Circus, ma attualmente è di nuovo protagonista come fornitrice di propulsori per l’AlphaTauri e la Red Bull.

La storia di Honda in Formula 1.

Tornando al mercato automobilistico, la società di Tokyo sbarcò negli Stati Uniti con le proprie vetture a partire dal 1972. Intanto, forte della crescente popolarità del marchio garantita anche dalla partecipazione alla Formula 1, Honda nel 1962 inaugurò anche la sua pista privata sul tracciato di Suzuka. Da quel 24 settembre 1948, dunque, la piccola impresa produttrice di pistoni è riuscita a tramutarsi in un vero e proprio colosso dell’industria dei motori, anche se la tendenza per le innovazioni e lo sviluppo delle nuove idee non è mai stata accantonata.

Infatti la società nipponica gestisce anche un centro di ricerca dedicato alla robotica, dove nel 1986 è stato mostrato al mondo il primo automa umanoide. Era formato da un paio di gambe e riusciva a camminare proprio come un essere umano. In quel periodo si trattò di un’invenzione rivoluzionaria che gettò le basi per l’ulteriore crescita del comparto tecnologico. Infatti l’azienda è riuscita a brevettare due differenti serie di questi robot, a partire dalla E (Experimental Models) e passando per la P (Humanoid Prototype Models) che ha cominciato a produrre modelli intorno agli Anni ’90.

Robot umanoidi: fantascienza o realtà?

Nel 2000 è arrivato ASIMO che ad oggi viene ancora considerato il miglior automa umanoide mai realizzato prima. La sua altezza è di circa 120 centimetri ed è capace di salutare, di riconoscere le persone, di giocare al calcio o al bowling e anche di salire e scendere le scale anche se la sua agilità va ancora perfezionata.

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