6 agosto 1945: 74 anni dopo le immagini parlanti di disastro e rinascita di Hiroshima

6/08/1945, ore 8:16, più di 100mila morti, decine di migliaia di feriti: sono numeri abnormi quelli che riguardano uno dei giorni più mostruosi per l’umanità. La responsabile fisica del disastro è “Little boy“: la prima bomba atomica della storia, sganciata da Enola Gay sulla città portuale di Hiroshima. I colpevoli reali sono altri.

Sono 65 i chili di uranio emanati dall’aereo americano: si avvicina la fine della seconda guerra mondiale, ma l’inizio disumanità.

La città fantasma dopo l’ordigno atomico

Gli avvenimenti poco conosciuti dalla storia

Laura Capon, la moglie di Enrico Fermi, ha saputo dalla radio l’avvento della violenta bomba. Dal volto di suo marito non traspariva alcuna emozione. Era un lunedì, lo scienziato come tutti i giorni era uscito dalla sua casa a Los Alamos, aveva raggiunto i laboratori, come un normale, banale lunedì. Laura Capon, i figli Nella e Giulio, si erano trasferiti nel grande complesso di Los Alamos, ma non sapevano il motivo, che il 6 agosto del ’45 divenne chiaro.

Albert Einstein è famoso per molte qualifiche: in primis la teoria della relatività e la lotta contro le armi atomiche. Eppure nel 1939 chiese la costruzione di quella che definisce simile ad “una trappola per topi”. Era un’anima in fuga da un dittatore razzista, un ebreo che scappava da Hitler. Scrisse al presidente americano Roosvelt affinché si desse avvio al Progetto Manhattan poiché il terrore di Hitler era forte, dopo l’invasione tedesca delle miniere di uranio, bisognava prevenire la costruzione dell’ordigno atomico da parte della Germania.

Hiroshima è stato un errore: uno sbaglio a tutti gli effetti, anche per coloro che la colpirono. Inizialmente nel mirino degli americani c’era Kokura, ma le condizioni climatiche costrinsero l’aeroplano statunitense a cambiare rotta.

Le immagini riportate dipingono in due foto la distruzione e la rinascita: Hiroshima, seguita da Nagasaki, è stata privata della propria identità con la distruzione di ogni simbolo cittadino e di chi popolava case, negozi, locali e chiese costruite negli anni e distrutte in un secondo.

Oggi, come ogni anno, da quel giorno, si commemora in Giappone il terribile evento, mentre in ogni parte del mondo il pensiero alle vittime sorge spontaneo, il compito di chi resta è ancora una volta quello di non dimenticare, per non ricadere ancora nell’errore: nell’era della comunicazione questo è un obbligo.

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