Highlands on the road, tra leggende e natura selvaggia

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In viaggio sulla NC500, la strada che da Inverness segue la costa delle Highlands settentrionali. Il meglio della natura scozzese.

Da Inverness a Thurso, fino ai confini del mondo. Almeno questo è ciò che si pensava fino a qualche millennio fa. La North Coast 500, lanciata nel 2015 come risposta scozzese alla più famosa americana Route 66, arriva a toccare luoghi che sembrano appartenere a un altro universo; remoti, incontaminati, magici, qui le leggende si confondo spesso con la realtà.

La NC500, come è meglio conosciuta, parte dal castello di Inverness e si snoda tra la costa più settentrionale delle Highlands e il suo interno, seguendo un percorso segnato dal susseguirsi di curve, rettilinei, fiordi, brughiere e colline. I tratti a carreggiata unica sono molto frequenti perciò si consiglia di affrontare la strada senza fretta, lasciandosi incantare dal paesaggio e cedendo al desiderio di soste fuori programma, abbandonando la macchina e seguendo sentieri che portano a baie nascoste, o semplicemente per fermarsi per ammirare e immortalare il panorama. Una delle prime soste è la cima del Bealach na Bà, nome gaelico del Pass of the Cattle, aperto nel 1820 e dalla cui sommità, in giornate particolarmente limpide, si scorgono il profilo delle cime dell’isola di Skye, uno scorcio delle Ebridi e le colline del Loch Torridon.
Man mano che si procede verso nord, il tempo sembra diventare sempre più variabile con scrosci di pioggia improvvisi seguiti da arcobaleni vividissimi e pioggerelline leggere; il percorso sembra allontanarsi dalla civiltà e diventare sempre più selvaggio. Qui il richiamo della terra e della natura è, infatti, viscerale. Nelle brughiere, nei fiordi, nelle monolitiche guglie marine, come nelle diverse specie animali: le Highland Cows, le famose mucche con la “frangia” e le corna lunghe, s’incontrano ovunque insieme ai greggi di pecore. Le foche, che si piazzano sulle spiagge per riscaldarsi al sole; gli elusivi uccelli marini che qui vengono per riprodursi, ma anche i cervi rossi e le aquile reali. Si giunge così alle sponde del Loch Maree, lo splendido lago in un’insenatura dell’Atlantico, costellato da isole, tra cui la Isle Maree dove si può ammirare il monastero di Applecross; qui migliaia di pellegrini, inclusa la regina Vittoria, hanno depositato monete nella speranza che i loro desideri si avverassero.
Tra le isole del lago c’è anche Eilean Sùbhainn, l’isola più vasta e l’unica del Regno Unito ad avere al suo interno un lago che, a sua volta, ospita un’isola. Raggiungibile solo in canoa o in barca a remi, in certi periodi dell’anno sembra che venga visitata dalla Regina delle Fate. Alla stupefacente spiaggia di Sandwood Bay, invece, fanno visita le sirene (l’ultimo avvistamento risale al 1900); è tra le meno accessibili in quanto ci si arriva solo dopo un lungo percorso a piedi dal panorama mozzafiato. La spiaggia ha anche un guardiano fantasma; si dice infatti che negli anni quaranta un marinaio barbuto apparisse a chi, dopo il tramonto, cercasse di raccogliere legna e altri detriti, intimando di abbandonare l’impresa perchè “la spiaggia e il suo contenuto appartenevano a lui”.
Si giunge, infine, al canyon attraversato dal fiume Droma e dominato dalle cascate di Measach che, impetuose e potenti, possono essere ammirate da un ponte sospeso, e piuttosto traballante, costruito in epoca vittoriana. Ma per gli arrampicatori nulla è equiparabile al fascino della scalata alle grandi guglie marine, i famosi faraglioni. Sono le torri in arenaria che emergono dalle onde, quali l’Old Man of Stoer e l’Am Buachaille e visibili dalle scogliere che proteggono Sandwood Bay e la sua spiaggia. Quest’ultima, affacciata sull’oceano, con la sabbia rosata, circondata dalle brughiere di erica, è considerata un capolavoro della natura. Come del resto lo sono le spiagge di Applecross e Oldshoremore, dette anche “caraibiche” per via della sabbia bianchissima e del turchese intenso dell’acqua, ma purtroppo non per la temperatura.

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