Hermann Hesse, tra ragione e sentimento

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Hermann Hesse è celebre ed universalmente conosciuto per essere l’autore del libro Siddharta.

Lo straordinario successo di questo romanzo ha, di certo, oscurato in parte il resto dell’opera di Hesse, il quale nel corso della sua esistenza è stato autore di una prolifica produzione letteraria.

Tra i suoi romanzi più famosi ricordiamo “Narciso e Bocca d’oro“, “Il lupo della steppa” e “Il giuoco delle perle di vetro“. La sua produzione si articola in opere in prosa, in versi ed anche numerose raccolte di racconti.

In essa si avverte il suo interesse per la filosofia Orientale e l’attrazione per il misticismo.

Vincitore del Premio Nobel per la Letteratura, nel 1946, è uno degli autori tedeschi più famosi e diffusi al mondo.

Hermann Hesse muore il 9 agosto 1962, a Montagnola, per un’emorragia cerebrale.


2 Luglio 1877 – Nasceva oggi Hermann Hesse


Vita privata e influenza sulla produzione letteraria

Nasce il 2 luglio 1877, in Germania. Il padre fu missionario tedesco mentre la madre nacque in India, da genitori europei. È proprio da lei che, sin da bambino ascolta i racconti su questa terra intrisa di fascino e mistero e ne nasce una vera passione. Passione che, in età adulta, lo porterà a recarsi spesso in Oriente tra Ceylon, Sumatra e Malaysia.

Gli viene impartita un’educazione molto severa e rigida. Incalzato, in particolare, dal nonno materno.

Inizia un percorso educativo che gli prefigura un futuro da uomo di religione. L’austerità della vita condotta in collegio, in Svizzera, a Basilea, produce sul suo vissuto ripercussioni negative. Ragazzo dalla grande sensibilità, che viene calpestata in questo ambiente tanto duro e cupo.

Hesse inizia a soffrire di disturbi del sonno, che lo conducono a patire di ansia e inquietudine. Malessere che, poco dopo, lo porterà a tentare il suicidio. Per decisione dei genitori venne dunque internato in una struttura per ragazzi problematici. In questo contesto, il mal di vivere dell’autore non fece che peggiorare ulteriormente.

Abbandonata la carriera religiosa, superato il periodo delle case di cura, negli anni successivi Hesse sembra aver ritrovato la pace perduta. Il padre lo porta con sé sul lavoro, presso l’editoria di cui era capo, e qui Hesse riscopre l’amore per la lettura. Inizia a comporre dei versi, dei racconti brevi e intravede una luce. Comprende ciò che realmente ama fare.

Dal carattere schivo e riservato, negli anni a venire Hesse si fece strada, timidamente aprendosi allo studio di nuove filosofie e dottrine. In particolare si sente molto vicino all’ascetismo, l’esistenzialismo e la filosofia orientale.

Attraverso le guerre

Hermann Hesse vive nel periodo che vede scoppiare le due guerre mondiali, poi la guerra fredda ed il principio della guerra del Vietnam.

La Prima Guerra Mondiale lo segnò profondamente. Colpito dagli eventi in corso, ne derivò una crisi personale, interiore, che non gli impedì comunque di scrivere romanzi quali “Demian“.

Fu un periodo piuttosto turbolento per lo scrittore, il quale attraversò un esaurimento nervoso, che lo portò ad essere sottoposto a terapie invasive quali l’elettroshock.

Sono gli anni tra le due guerre che videro il fiorire di una produzione di grande successo. Infatti, del 1927 è “Il lupo della steppa”, opera in cui è contenuta traccia della profonda crisi personale, da lui attraversata.

Narciso e Bocca d’oro” è edito nel 1930. Due anni dopo, intraprese la scrittura del suo ultimo capolavoro che lo tenne impegnato per circa dieci anni, “Il giuoco delle perle di vetro“.

Durante il periodo della Seconda Guerra Mondiale, Hesse rimase sempre piuttosto restio ad esprimere un parere politico. Egli riteneva infatti che l’artista dovesse astenersi dal propendere per la destra o per la sinistra. Riteneva anzi che la prospettiva della politica rovinasse lo scenario artistico in cui operava. Nonostante la presa di posizione neutrale, in alcuni scritti privati e lettere, si evince la sua contrarietà all’ideologia nazista.

Siddharta

Siddharta è il romanzo più famoso dello scrittore tedesco. Pubblicato nel 1922, in esso convivono misticismo e sensualità, materialismo e spiritualismo.

È liberamente ispirato alla storia di Buddha (Siddharta Gautama). Tuttavia, il protagonista del libro non è Buddha ma un personaggio frutto della fantasia dell’autore.

Il suo non fu un successo immediato. La fama arrivò in seguito all’ottenimento del Premio Nobel. Venne assunto dai giovani, specialmente negli anni 60 del ‘900, come simbolo di inquietudine giovanile, adolescenziale.

In particolar modo è l’ardua ricerca del sé, della ricerca della propria strada che ha decretato il successo del romanzo. Accomunando il problema di un’intera generazione.

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