Questa sera, RAI 2 trasmette una tipologia di opera diversa dalle altre che sta mandando in onda in questi giorni: un thriller ispirato non ad avvenimenti di pura fantasia, ma ad una storia completamente vera, ad un serial killer in carne ed ossa che ha davvero mietuto delle vittime. “Happy Killer Face” non è soltanto il titolo del film TV in onda sulla seconda rete del servizio pubblico, ma anche lo pseudonimo con cui Keith Jeperson è passato alla cronaca – un po’ come avviene per tutti i serial killer, che ricevono un “nickname” dalla stampa ben prima che la loro identità sia smascherata. Ma andiamo per ordine.

L’infanzia di “Happy Killer Face” somiglia a quelle dei killer che popolavano le saghe horror anni ’80: padre alcolizzato e violento, vari traumi, segni di squilibro che si iniziano a palesare con assassinii di animali, tutti uccisi tramite strangolamento – proprio come farà poi con le vittime umane. A peggiorare la situazione una forma fisica molto abbondante per il quale veniva preso in giro dai coetanei e trattato male in famiglia: la situazione rimarrà simile anche in futuro, i suoi fratelli saranno sempre trattati diversamente rispetto a lui dalla sua famiglia, il che contribuirà a creare una psicologia disturbata e malata. A dare manforte arrivò anche uno stupro subito a 14 anni.

Il primo segno di violenza contro esseri umani si riscontrò quando Jeperson aveva 10 anni: accusato spesso di aver fatto cose che invece erano state commesse da un suo amico, un giorno si stancò della situazione e lo picchiò fino a quasi ucciderlo. Negli anni, comunque, la sua psicologia sembrava essersi stabilizzata: Jeperson si sposò (dando alla luce anche una figlia) e provò a sfruttare la sua forma fisica imponente per entrare a far parte della polizia.

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Entrambi i “sogni”, comunque, si scontrano contro un muro: sua moglie sospetta che lui abbia dei rapporti “strani” con varie donne, e quindi decide di divorziare; a livello lavorativo, invece, il futuro serial killer sarà bloccato da un incidente che gli impedirà di proseguire nell’addestramento. Solo e senza più prospettive, ormai Keith Jeperson non avrà più alcun vincolo che blocchi i suoi impulsi.

L’attività criminale di Happy Killer Face

La prima vittima di Happy Killer Face fu Taunja Bennett, donna conosciuta in un bar ed invitata a casa con l’intento di ottenere un rapporto sessuale. Quando lei si rifiutò, la rabbia di Jeperson fu tale da portare al suo primo raptus omicida: fu la scintilla che fece scoppiare l’incendio. Da quel momento in poi, Jeperson incontrò diverse donne con l’idea di andarci a letto, spesso sex workers, ma questi incontri iniziarono a concludersi sempre più spesso con la morte delle malcapitate, uccise rigorosamente per strangolamento da un uomo talmente massiccio da non lasciare alcun scampo a chi capitava nelle sue grinfie. Nato in Canada, il serial killer viveva ormai in USA: è quindi proprio in lungo ed in largo per gli stati federali che colpirà.

La serie di omicidi, avviatasi nel 1990, continuò quindi fino al 1995: in questo periodo, frustrato per una mancata attenzione da parte dei media (la polizia non collegò subito i suoi omicidi ad un’unica mano), Jeperson scrisse una confessione in un bagno pubblico e vi disegnò vicino una faccina sorridente; non ottenendo attenzione nemmeno in quel modo, l’uomo iniziò a tempestare la polizia di messaggi anonimi contenenti, appunto, uno “smile” ed una confessione dei suoi delitti: a quel punto la fama del suo personaggio divenne celebre, e la stampa iniziò appunto a chiamarlo “Happy Killer Face”. Il gesto fu in parte dovuto all’attenzione “ottenuta” da un altro uomo, l’ex fidanzato della sua prima vittima, che a causa di una falsa testimonianza era stato incriminato per l’omicidio: Jeperson ha fatto quindi in modo che egli venisse prosciolto, ma non certo per bontà d’animo.

La polizia riuscì infine ad incriminare l’assassino per l’omicidio della sua ultima vittima, Angela Surbize, donna a cui aveva offerto un passaggio per un viaggio di alcuni giorni: legarsi a lei in un modo comunque riscontrabile (chiaramente la donna aveva detto a terze persone cosa stava per fare) è stato un grave errore per Jeperson, che dopo tanti omicidi “perfetti” ha quindi posto fine alla propria attività criminosa con le proprie mani. Alla fine sono stati accertati 8 omicidi da parte del killer, anche se in una delle sue confessioni egli abbia affermato di aver mietuto ben 185 vittime. L’uomo è stato condannato a ben 4 sentenze d’ergastolo, l’ultima ricevuta nel 2010.

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