Haida Gwaii: le misteriose isole che consentono solo 12 visitatori alla volta

Un viaggio attraverso la natura incontaminata e selvaggia di luoghi con oltre 12.000 anni di storia.

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Haida Gwaii è un arcipelago canadese al largo della Columbia Britannica nell’Oceano Pacifico, che una volta era chiamato anche Isole Regina Carlotta.

Si tratta di un deserto incontaminato costituito da antichi villaggi che rientrano in una zona altamente protetta, tanto che solo 12 persone alla volta possono visitarli.

Sono isole in cui vivono rarissime specie di animali, che solo qui ritrovano il loro habitat, e un popolo che ha sviluppato la sua cultura in isolamento per oltre 12.000 anni.

Visitare questi luoghi è certamente un’esperienza indimenticabile: tranquille insenature, silenziosi boschi ricchi ​​di muschio e spiagge lunghissime e incontaminate sono in gran parte sconosciute, ma pronte ad accogliere chi vuole immergersi in un mondo elettrizzante, sereno e misterioso che difficilmente potrà dimenticare.

La natura incontaminata

È un arcipelago formato da oltre 150 isole e isolotti, separato dalla terraferma della Columbia Britannica da oltre 80 miglia.

Qui, nella foresta pluviale, occupata da alcuni dei più alti e antichi alberi di cedro rosso e giallo, vivono gli Haida, un popolo che ha una storia di oltre 12.000 anni, una delle più lunghe al mondo.

Per preservarne la bellezza e la natura incontaminata, oggi un terzo di queste isole, con il labirinto di insenature, baie e fiordi che le circondano e le dividono, è stato identificato come una riserva naturale, chiamata Gwaii Haanas National Park Reserve, National Marine Conservation Area Reserve e Haida Heritage Site, cui si può accedere solo in barca o in idrovolante. Il parco viene gestito congiuntamente dal governo del Canada e il Consiglio della Nazione Haida.

Se vi aspettate però di programmare la vostra vacanza e prenotare la visita in questo arcipelago, pur aspettando un tempo indefinito, vista la possibilità di visita solo a 12 visitatori per volta, vi sbagliate. Non tutti infatti possono accedervi. Intanto la stagione dei visitatori va da maggio a ottobre.

Ma la cosa più importante è essere autorizzati all’accesso. Bisogna infatti ricevere dei permessi particolari per entrare nel parco, rilasciati solo se i visitatori si sono informati e hanno studiato la cultura di Haida, firmando infine un impegno a rispettare il territorio. Quando arrivi in queste isole “Stai accettando di rispettare il principio Haida dello yahguudang, prendendo solo ciò di cui hai bisogno“, spiega l’interprete culturale Natalie Fournier.

Cinque siti di questo patrimonio mondiale sono accessibili solo in barca e sono costantemente controllati da guardiani, che fungono anche da guida e da interpreti per i visitatori.

Patrimonio dell’Unesco

Il sito più famoso è il Patrimonio dell’UNESCO di SGang Gwaay, dove una fila di pali rari e antichi, ognuno finemente scolpito da un unico massiccio tronco di cedro, si affaccia sul mare in una stretta radura. Si tratta di pali monumentali nordamericani risalenti alla fine del 1800, ancora fermi nella loro posizione originale.

In questo luogo c’è il limite di 12 visitatori alla volta. Ed è proprio qui che è possibile vivere l’esperienza di camminare sul terreno argilloso tra le bancarelle di abete rosso, cicuta e cedro ricoperte di muschio fino al villaggio abbandonato, dove una griglia di tronchi di cedro delinea ciò che rimane di enormi e antiche case così ampie da ospitare ognuna da 30 a 40 persone.

E come in un film, i pali, che un tempo contenevano scatole mortuarie con i resti degli anziani di Haida, si stanno lentamente inclinando fin quasi a toccare il suolo della foresta, tanto da far pensare che il vento possa abbatterli. Il guardiano Kelly Jones racconta “Le tempeste dell’anno scorso hanno causato così tanti danni e non sappiamo per quanto tempo rimarranno i pali, ma non proviamo a salvarli“. “Dovevano tornare sulla terra, liberando le anime dei morti“.

Le tradizioni

Le sculture, i cestini e i gioielli di Haida sono prodotti tanto apprezzati dai collezionisti.

Ora in questo arcipelago c’è una nuova generazione di intagliatori di legno e pietra, tessitori, costruttori di canoe, parte importante della tradizione di queste isole, che fanno rivivere le antiche tradizioni. Le canoe di Haida erano le uniche infatti in grado di attraversare lo stretto di Ecate e mettere in collegamento il popolo isolano con la terraferma.

Per conoscere la storia, la cultura, le tradizioni di questo meraviglioso arcipelago, è opportuno visitare l’Haida Heritage Centre.

Una distesa affacciata sull’oceano di legno e vetro stagionati, disposti secondo il modello di un villaggio tradizionale, è fronteggiata da sei pali torreggianti scolpiti e dipinti in vivaci raffigurazioni di orso, corvo, orca e altri personaggi della narrazione di Haida. Ognuno rappresenta un villaggio con i simboli delle tribù che li vivevano.

Il museo ospita anche una straordinaria collezione di arte Haida risalente a centinaia di anni fa, che sta crescendo rapidamente grazie a una campagna di rimpatrio.

La fauna

Haida Gwaii ha inoltre un ecosistema ricco e distinto.

In questo arcipelago vivono più di 20 specie di balene e delfini, comprese le orche, per le quali i fiordi e i canali ricchi di nutrienti delle isole sono fondamentali per l’alimentazione.

Se si è fortunati, si possono anche ammirare giocosi leoni marini sugli scogli e lontre che si aggirano tra i letti di alghe o, addirittura, sentire lo schiaffo di una coda di balena grigia sulle acque oceaniche.

L’isolamento dalla terraferma ha favorito lo sviluppo di alcune particolari specie di animali, come la martora, il pipistrello, la lontra e soprattutto l’orso nero Haida Gwaii, il più grande al mondo del suo genere che si riconosce per il cranio e le mascelle tanto sviluppate e così forti da schiacciare conchiglie di riccio di mare e ossa di salmone.

Si possono poi incontrare cervi dalla coda nera e dagli occhi dolci che guardano senza paura dall’ombra della foresta o aquile calve, che seguono le barche da pesca come fossero gabbiani.

Altra particolarità di questo arcipelago da vedere e da non perdere è la misteriosa Balance Rock, un gigantesco masso straordinariamente in bilico su uno stretto marciapiede formato da un ritiro glaciale.

Insomma, un arcipelago incontaminato, unico per paesaggi, flora e fauna, inevitabilmente protetto, patrimonio dell’Umanità, avvolto dal mistero e dalla straordinaria bellezza della cultura del suo popolo.

Un viaggio perfetto per chi ama tuffarsi nella natura incontaminata, selvaggia e a tratti misteriosa.

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