Il mese scorso il feldmaresciallo Khalifa Haftar ha conquistato il sud della Libia, più precisamente il Fezzan.

Se l’esercito nazionale libico (LNA) è riuscito a mettere a segno un colpo del genere, è stato anche per merito delle milizie Tuareg e Tebu, le quali non sembrano vedere di buon occhio il governo Sarraj.

Non è certo un mistero che se il generale di Tobruk è riuscito in questa impresa, è anche merito degli aiuti internazionali, in particolare ci riferiamo agli aiuti militari francesi, egiziani, emiratini.

La Russia, dal canto suo, presta ad Haftar non solo assistenza politica, ma anche militare; infatti secondo il giornale britannico The Telegraph, il gruppo Wagner, una compagnia militare privata russa, ha fornito al generale circa 300 contractors.

A questo punto si potrebbe pensare che, per quanto attiene agli interessi italiani, la conquista del Fezzan da parte di Haftar, potrebbe rappresentare una sconfitta del governo italiano; in realtà, secondo alcuni analisti, ciò che preoccupa il Bel Paese è proprio la stabilità di quella regione, e se a controllarla ci sia il governo di unità nazionale o le forze del generale, poco importa, l’importante è che la zona non precipiti nel caos.

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Il generale verso la conquista di Tripoli?

Almeno fino al mese scorso l’idea che il feldmaresciallo potesse partire alla volta di Tripoli non era nemmeno stata presa in considerazione dagli analisti.

Due sono gli indizi che però avevano fatto pensare che il generale fosse d’accordo per un’intesa politica. Il primo risiede nella capacità offensiva delle truppe sotto il suo comando, mal equipaggiate e sparse in un territorio ampio con infrastrutture inadeguate che rendono difficile un coordinamento tra le forze.

Il secondo indizio lo ha fornito proprio al-Serraj, capo del governo di unità nazionale, il quale ha avuto dei colloqui con il generale ad Abu Dhabi il 28 febbraio scorso, e in quell’occasioe Haftar si è detto disposto a mettere fine allo spargimento di sangue.

Anche l’inviato speciale dell’ONU per la crisi libica Ghassan Salamah, si è detto fiducioso che una soluzione politica per la questione libica fosse vicina, almeno fino alla settimana scorsa, quando Haftar, forte anche del supporto internazionale di Arabia Saudita, Emirati, Egitto, Russia e Francia, ha deciso di lanciare un’operazione militare allo scopo di conquistare Tripoli.

L’attacco dell’esercito nazionale libico ha subito la controffensiva delle milizie di Misurata, alleate del governo di unità nazionale, che hanno dispiegato oltre trecento mezzi per respingere l’aggressione.

La blitzkrieg di Haftar sembra un fulmine a ciel sereno, poichè come già abbiamo detto, recentemente l’uomo forte della Cirenaica è sembrato disposto a trovare una soluzione politica insieme all’altro attore di questa complicata vicenda politica: Fayez al-Serraj, capo del governo di unità nazionale. Allora, cosa ha spinto il generale ad abbandonare la via del dialogo e ad optare per la soluzione militare? Senza contare che tra pochi giorni dovrebbe aver luogo la conferenza Nazionale promossa dall’ONU per trovare una soluzione alla crisi libica.

La mossa del generale forse è stata un bluff, probabilmente per saggiare le reali capacità militari di Tripoli, che rispetto alle forze di Haftar, sembrano però meglio equipaggiate.

Forse Haftar contava sul fattore psicologico, cioè che i suoi avversari si sarebbero alleati con lui, conoscendo la sua fama e i suoi successi militari durante l’ “operazione dignità”, volta a liberare Bengasi dalle milizie islamiste.

Chi è l’uomo forte della Cirenaica?

Il generale Khalifa Haftar partecipò alla rivoluzione che portò al potere Muhammar Gheddafi nel 1969.

Dopo aver raggiunto il grado di colonnello cadde in disgrazia nel 1980, quando subì una pesante sconfitta in Ciad, che lo costrinse perciò a espatriare negli Stati Uniti.

Sebbene rimasto in ombra per molti anni, egli è tornato protagonista delle vicende libiche durante la rivolta anti Gheddafi nel 2011.

Quando nel 2014 Haftar fu nominato feldmaresciallo, subito si pose in contrasto con il Congresso Generale Nazionale, autoproclamandosi protettore della Libia e latore degli interessi del governo di Tobruk.

Come abbiamo gà detto, Haftar non gode solo di un sostegno interno, ma anche esterno: i suoi principali supporter internazionali, infatti, sono Emirati, Egitto, Russia e Francia. Propiro quest’ultima, negli ultimi giorni, è stata accusata di sostenere l’azione del generale.

Secondo alcune indiscrezioni, inoltre, qualche giorno prima dell’attacco a Tripoli, Parigi avrebbe ricevuto degli emissari di Haftar che avrebbero avvisato dell’imminente operazione ed alla quale il governo francese avrebbe dato il suo assenso.

Come abbiamo visto Haftar gode di molti alleati internazionali per diverse ragioni.

Innazitutto i primi alleati di Haftar sono gli emiratini e sauditi, poichè l’uomo forte della Cirenaica è impegnato anche nella lotta al terrorismo islamico, che, per l’Arabia Saudita e gli Emirati, rappresenta un pericolo. Non è certo un mistero la lotta al terrorismo per questi due Paesi rappresenti una priorità, infatti essi hanno finanziato il colpo di stato del generale egiziano al-Sisi.

Ciò detto, allora, ci si chiede per quale motivo la Francia sostenga il generale. Le maggiori riserve petrolifere sono già in mano al generale, sostenuto da Parigi, eliminando il governo di al-Serraj, eliminerebbe anche gli altri interessi stranieri, tra cui ci sono quelli italiani, e non è un mistero che, dalla caduta di Gheddafi, la Francia ha tentato con ogni modo di accaparrarsi le riserve petrolifere libiche per creare un grande spazio chiamato Franceafrique e tenere tutto il petrolio per sè.

Quali sono invece gli interessi di Mosca? L’interesse maggiore della Russia è vendere armi all’esercito nazionale libico e se il generale Haftar conquisterà Tripoli, potrà essere il partner privilegiato per la vendita delle armi.

Quale sarà il destino della Libia?

Fino ad adesso non si può sapere quale sarà il destino dell’ex-colonia italiana, poichè la situazione non è ancora chiara, né è possibile sapere se il generale ascolterà gli appelli internazionali che lo invitano a fermarsi.

Ciò che si può affermare con certezza è che a farne le spese sono i libici, che ad otto anni dalla fine di Gheddafi, non riescono a trovare pace. Haftar, dal canto suo, vorrebbe dimostrare di essere l’unico che può unire la Libia.

Ciò che però il feldmaresciallo non ha calcolato, è che i cittadini non vogliono un altro dittatore, e ciò lo dimostrano le manifestazioni che hanno avuto luogo a Tripoli, in cui la gente ha espresso la sua ferma opposizione all’aggressione dell’esercito nazionale libico.

Alcune fonti giornalistiche ritengono, però, che il colpo di mano del generale, non potrà che giovare alla Libia, poichè egli potrà spazzare via tutte quelle milizie che fanno i propri interessi e quelli di coloro che le sostengono a danno dell’unità nazionale.

Non è un mistero che la gran parte delle milizie che sono presenti in Libia fanno parte di al-Qaeda e sono sostenute dal Qatar e dalla Turchia.

E’ vero che un esercito libico unico potrebbe mettere fine a questa frammentazione geopolitica, tuttavia imporlo con la forza non è la soluzione migliore, anzi probabilmente contribuisce a tracciare un solco ancora più profondo nel panorama libico, perciò, l’unica soluzione è politica.

Forse se Haftar riconoscerà di aver sbagliato e accetterà di collaborare con chi vuole una soluzione politica, allora per la Libia si aprirà uno spiraglio di pace.

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