Guerra in Ucraina: vola il petrolio, in bilico stabilità finanziaria

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Guerra in Ucraina

L’escalation delle tensioni geopolitiche con la guerra in l’Ucraina, ha provocato un duro colpo sui mercati azionari globali. Dopo che il presidente russo Vladimir Putin ha annunciato l’incursione, le azioni e le obbligazioni russe, così come il rublo, sono crollate. Mentre i prezzi del petrolio, sono saliti a quasi $ 100 al barile. In rialzo anche quello del gas. Che sale del 30,5% a 116 euro al megawattora. Vola anche l’oro. E’ ai sui massimi da 13 mesi.

Ucraina e Russia in guerra: cosa succede alla stabilità finanziaria?

Gli asset russi sono risultati tra i peggiori a livello globale. Con l’indice azionario MOEX di riferimento del Paese, a -45%. Il più forte ribasso dall’annessione della Crimea alla Russia nel 2014. Il rublo russo perde terreno. E’ sceso a un minimo di 80,30 per dollaro. Mentre la banca centrale russa ha dichiarato di essere pronta a intervenire per sostenere la stabilità finanziaria. Questa è la più grande crisi di sicurezza in Europa dalla seconda guerra mondiale. Crollano le Borse europee. Piazza Affari perde il 4,40% a 24.813 punti base. Il future del DAX tedesco ha perso oltre il 4%. Parigi arretra del 4,19%. Mentre Londra perde il 2,7%. Anche i futures statunitensi sono nettamente in ribasso.

L’azione militare fa salire i prezzi del petrolio

L’ultima escalation ha visto i prezzi del petrolio raggiungere quota 100 dollari al barile. Con il greggio Brent di riferimento globale che è salito di oltre il 3% a 98,92 dollari al barile. Invece i prezzi del gas naturale sono aumentati di oltre il 13%. La spinta geopolitica del greggio si aggiunge a un rally in corso, causato da un deficit di offerta poiché i principali produttori di petrolio inclusa la Russia, lottano per aumentarne la produzione. Per soddisfare la solida domanda post-pandemia. Pertanto l’impennata dei prezzi ha creato grattacapi ai politici che combattono l’inflazione negli Stati Uniti e in Europa. Tuttavia la Russia, con la guerra in Ucraina, potrebbe interrompere le forniture di gas naturale ai Paesi dell’Eurozona. E di conseguenza le utility passerebbero al petrolio per generare energia. Spingendo i prezzi ancora più in alto nel breve periodo.


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Panico sui mercati azionari mondiali

Dopo l’invasione russa anche i mercati azionari asiatici sono crollati. Le economie asiatiche affrontano rischi inferiori rispetto all’Europa. Ma quelle che necessitano di petrolio importato potrebbero essere colpite dall’impennata dei prezzi. Se le forniture dalla Russia, il terzo produttore più grande, venissero interrotte. Pertanto il Kospi di Seoul ha perso il 2,6% a 2.649,29 e l’S&P-ASX 200 di Sydney è sceso del 3,1% a 6.983,40. La Nuova Zelanda ha perso il 2,8% e anche i mercati del sud-est asiatico sono diminuiti. A Wall Street, l’S&P 500 è sceso a 4.225,50. Ciò lo pone dell’11,9% al di sotto del record del 3 gennaio. Il Nasdaq, dominato dai titoli tecnologici, ha perso il 2,6% a 13.037,4. Guidato dalle forti perdite di Apple e Microsoft. Il Dow Jones Industrial Average è sceso dell’1,4% a 33.131,76. Gli investitori già preoccupati per il possibile impatto dei piani della Federal Reserve di cercare di raffreddare l’inflazione abbandonano gli asset più rischiosi. E puntano su quelli piu sicuri. L’oro sale dell’1,7% a 1942 dollari l’oncia. Salgono anche i prezzi dell’alluminio. Ai massimi da oltre 13 anni. A causa dei timori di un’interruzione dell’offerta dalla Russia. Uno dei principali produttori.