Guerra del Tigray: migliaia di sfollati e pericolo carestia

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La guerra del Tigray sta provocando una grave emergenza sanitaria. I massicci bombardamenti hanno dato vita, negli ultimi giorni a un impressionante esodo di sfollati verso il Sudan.

Guerra del Tigray: qual é la situazione?

La guerra del Tigray continua. I bombardamenti e le incursioni delle autorità militari etiopi stanno sconvolgendo la vita di centinaia di migliaia di persone. La campagna militare contro il Tigray, ordinata dal presidente Abiy, rischia di trasformarsi in una vera e propria catastrofe. Nonostante gli appelli dell‘Onu e di altre organizzazioni internazionali, il premier etiope ha deciso di continuare gli attacchi. A farne le spese è il popolo del tigrino, coinvolto in una guerra voluta da nessuno. Il governo di Addis Abeba non ha concesso ai camion carichi di aiuti umanitari di raggiungere la zona di guerra. Nonostante gli appelli internazionali Abiy Amhed non ha concesso l’istituzione di un corridoio umanitario per assistere i civili.

Abiy Amhed continua la guerra

La guerra del Tigray sta provocando una fuga di massa dalla regione. Il blocco delle telecomunicazioni, compreso internet, attuato dal governo, non permette agli operatori umanitari di avere un quadro preciso della situazione. In una dichiarazione ufficiale, Abiy ha affermato che gli attacchi nel Tigray hanno lo scopo di colpire la leadership regionale illegale. Secondo quanto detto dal premier, questa operazione di guerra porterà benefici al popolo tigrino. Nonostante gli appelli del presidente, l’attuale situazione della regione preoccupa molto gli osservatori internazionali.

Migliaia di sfollati e gente ridotta alla fame

Le dichiarazioni di Abiy Amhed si scontrano con la realtà. Più di 27 mila sfollati etiopi hanno raggiunto, negli ultimi giorni il vicino Sudan. Altri tigrini vorrebbero lasciare la regione ma temono, una volta arrivati, di essere perseguitati per motivi etnici. La rapida fine dell’operazione di liberazione del Tigray, promessa dal governo di Addis Abeba, si scontra con la situazione reale. Non è ancora noto quanto dureranno i combattimenti. Già da una settimana, all’esterno dei negozi che vendono generi di prima necessità, ci sono file di persone. La gente teme un lungo conflitto.

Gli Stati Uniti sono preoccupati

Il segretario di stato Usa Mike Pompeo, parlando della guerra del Tigray lancia l’allarme. I cittadini americani e di altri paesi presenti nella regione, infatti, non possono lasciare la regione a causa dei combattimenti. ” I servizi di comunicazione nel Tigray dovrebbero essere ripristinati” sostiene Pompeo. “ Ciò consentirebbe di comunicare con i civili, compresi i cittadini statunitensi”. Inoltre, prosegue ” Andrebbe consentito il passaggio agli operatori umanitari per assistere i gruppi più vulnerabili”.

Guerra del Tigray: l’Onu chiede un corridoio umanitario

Il responsabile umanitario delle Nazioni Unite Mark Lowcock ha rivolto un appello al governo etiope: “Chiedo l’accesso alle zone in guerra per raggiungere le persone bisognose di assistenza. Un accesso sicuro per gli operatori umanitari”. Il funzionario Onu ha inoltre ricordato che già prima del conflitto, nella regione vi erano quasi un milione di persone bisognose di aiuti umanitari.

La situazione potrebbe peggiorare

Il premier Abiy Amhed, ha annunciato, nei giorni scorsi, lo stanziamento di 20 milioni di dollari per sostenere l’Etiopia. Questi soldi verranno utilizzati per combattere la fame nel paese. Molte, infatti sono le minacce che il paese sta attraversando. Dalla povertà ai crescenti problemi di ordine pubblico all’epidemia di Covid.

Oltre alla guerra il pericolo carestia

La guerra in atto potrebbe aumentare le forti tensioni nel paese. L’agricoltura, settore principale in Etiopia, è minacciato dall’epidemia delle locuste. L’ottanta per cento della popolazione del Tigray, vive di agricoltura. I pesanti danni che le locuste stanno provocando potrebbero peggiorare una situazione già compromessa dalla guerra. Per evitare una situazione di grande carestia, quindi, il governo dovrebbe permettere l’accesso agli aiuti umanitari. Solo così migliaia di civili potrebbero ricevere un’adeguata assistenza umanitaria.

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