Guerra del Biafra: cinquantadue anni fa aveva inizio il genocidio che sconvolse il mondo

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Biafra, Nov. 1969 Medical clinic in Mabaitoti - Owerri.

La Guerra del Biafra, che contrappose il governo nigeriano ai secessionisti meridionali, ebbe inizio il 6 luglio 1967 e si trascinò per quasi tre anni causando milioni di morti in seguito a violenze e carestie.

Sono passati cinquantadue anni dall’inizio della Guerra del Biafra, regione sud orientale della Nigeria. Era infatti il 6 luglio 1967 quando l’esercito governativo nigeriano decisero di invadere la regione del Biafra che il 30 maggio precedente si era autoproclamata indipendente.

La regione del Biafra, nel sud della Nigeria

I colpi di stato e l’inizio delle tensioni etniche in Nigeria

Le relazioni tra il governo centrale e la regione del sud erano peggiorate già dal 1966, quando, in seguito alle accuse di brogli elettorali, avvenne un colpo di stato operato da militari del Biafra di etnia Igbo che portò alla presidenza del paese africano Johnson Aguiyi-Ironsi. Due mesi dopo, in seguito a un nuovo golpe operato da militari delle regioni del nord, salì al potere il tenente colonnello Yakubu Gowon, avvenimento che aumentò le tensioni nel paese e provocò una vera e propria pulizia etnica verso le comunità cristiane di popolazione Igbo presenti nel nord della Nigeria.

Il tenente colonnello Yakubu Gowon, capo del governo nigeriano diede inizio alle violenze verso le minoranze di etnia Igbo nel nord del paese

La questione petrolifera e la secessione del Biafra

I malumori interni aumentarono notevolmente quando il nuovo governo decise di escludere dal potere le popolazioni Igbo, mettendo inoltre in atto alcune procedure per prendere il controllo dei ricchi giacimenti petroliferi presenti nel Biafra. Per questi motivi il 30 maggio 1967, il governatore delle regioni sud est, colonnello Odumegwu Ojukwu, dichiarò unilateralmente la secessione dalla Nigeria, annunciando la nascita della Repubblica del Biafra, nuovo stato sostenuto politicamente da Costa d’Avorio, Haiti, Gabon, Zambia e Tanzania. La secessione, secondo lo stesso Ojukwu, presidente del nuovo stato, fu provocata ufficialmente dai brogli elettorali che non permisero ai rappresentanti delle regioni meridionali di avere incarichi nel governo nazionale ma anche dalle violenze perpetrate alle minoranze Igbo nel nord del paese. Tuttavia, la questione dei giacimenti petroliferi ha sicuramente influito sulla scelta di dare luogo al conflitto.

Il leader secessionista Odumegwu Ojukwu divenne presidente della repubblica del Biafra

L’esercito nigeriano invade il Biafra

Dopo un difficile dialogo voluto dal governo centrale che si protrasse per più di un mese senza portare risultati, il 6 luglio 1967 le truppe governative invasero il Biafra, conquistando in pochi giorni alcune roccaforti secessioniste. In risposta all’offensiva dell’esercito nazionale, le forze combattenti secessioniste, nel corso di una controffensiva, conquistarono parecchi territori nigeriani, arrivando a lambire la città di Lagos, che ai tempi era la capitale del paese. Come rappresaglia, dopo che l’esercito nazionale riconquistò i territori occupati, il governo guidato da Gowon decise di attuare una vera e propria repressione verso le popolazioni Igbo, avviando anche un blocco economico terrestre, navale e aereo verso la regione secessionista, isolando completamente la popolazione che non poté più accedere ai proventi derivanti dai giacimenti petroliferi e di conseguenza anche ai beni di prima necessità. Questo portò a una grave carestia che in poco tempo evolse in una vera e propria crisi umanitaria, peggiorata anche dalle continue incursioni da parte dei nigeriani che mettevano a ferro e fuoco gli insediamenti Igbo, appropriandosi dei pochi beni che rimanevano alle popolazioni biafrane.

Combattimenti in un villaggio durante la guerra

L’opinione pubblica mondiale e la fine della guerra del Biafra

Il genocidio del Biafra, che fu raccontato all’opinione pubblica mondiale dalle immagini dei bambini denutriti, suscitò l’indignazione delle organizzazioni internazionali per la tutela dei diritti umani e di molti stati, tra i quali il Portogallo che partecipò attivamente alla difesa delle popolazioni Igbo utilizzando la colonia di Sao Tomè per inviare aiuti umanitari in Biafra. Numerosi furono anche i ponti aerei organizzati da associazioni di volontariato di diversi paesi per far giungere alla popolazione aiuti di prima necessità.

Un volontario si prende cura di alcuni bambini nella regione del Biafra

Nel 1969 le truppe governative iniziarono a riconquistare alcune importanti città biafrane. Nel giugno del 1967, in una regione ormai stremata da due anni di carestia, le forze secessioniste, con l’aiuto di alcuni mercenari stranieri tentarono un’ultima offensiva che venne neutralizzata dall’esercito di Lagos che dopo pochi mesi, con la conquista delle ultime roccaforte secessioniste, riprese completamente il possesso della regione. Odumegwu Ojukwu fu costretto alla resa e si rifugiò in Costa d’Avorio, paese che fin dall’inizio aveva sostenuto il nuovo stato indipendente del sud della Nigeria.

Leggi anche: In Nigeria sono aumentate le persecuzioni contro il cristiani

Il conflitto del Biafra, noto anche come guerra civile nigeriana, fu un disastro di enormi proporzioni. Nel corso di sei anni di violenze e di carestie provocate dalle incursioni delle forze militari nazionali e dal blocco economico imposto dal governo di Lagos, morirono circa tre milioni di persone, la maggior parte dei quali bambini. Furono proprio le drammatiche immagini di questo conflitto e il dibattito che avvenne successivamente che portarono alla fondazione di molte organizzazioni di aiuto alle popolazioni africani. Una di queste, l’associazione francese Medici Senza Frontiere nacque nel 1971 proprio in seguito alle vicende che avevano sconvolto la regione meridionale della Nigeria.

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