Guerra aperta tra Turchia e Siria

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La Turchia ha intrapreso una quarta offensiva militare in Siria, l’operazione scudo di Primavera: è la prima offensiva che si rivolge direttamente contro le forze dell’esercito regolare di Damasco.La guerra tra Siria e Turchia spiegata bene.

La Turchia ha intrapreso una quarta offensiva militare in Siria, l’operazione scudo di Primavera: è la prima offensiva che si rivolge direttamente contro le forze dell’esercito regolare di Damasco. Lo ha annunciato il ministro della Difesa turco Hulusi Akar.

Si tratta di una operazione militare per la prima volta apertamente rivolta verso le forze regolare di un altro Stato sovrano in aperta violazione del diritto internazionale. Se infatti le prime tre offensive erano state lanciate “oltre il confine” per eliminare le forze armate che governo di Ankara classificava come organizzazioni terroristiche come le forze Ypg curde, quest’ultima operazione prende di mira direttamente l’esercito siriano impegnato nella riconquista della provincia nordoccidentale di Idlib. 

La cosiddetta sacca di Idlib è da circa dieci anni l’epicentro della guerra civile siriana: la provincia dai ribelli era passata poi ad essere la roccaforte della milizia salafita Hayat Tahrir al-Sham, già legata al network di al-Qaeda col nome di al Nusra.

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Secondo gli accordi di Sochi firmati dal presidente turco Recep Tayyip Erdoğan e quello russo Vladimir Putin la provincia di Idlib si trova nella zona di de-escalation, zona in cui la Turchia si era impegnata per smantellare le milizie. 

Ora la Turchia ha deciso di innalzare la tensione con il pretesto di “proteggere i siriani da attacchi massicci e brutali da parte del regime di Bashar al-Assad e installare un cessate il fuoco durevole nella regione” secondo quanto dichiarato dal ministro turco Akar. 

“I nostri obiettivi principali sono un cessate il fuoco e una stabilità durevoli. Ma nessuno dovrebbe avere dubbi sul fatto che risponderemo senza sosta nel modo più aggressivo a qualsiasi attacco contro le nostre truppe, posti di osservazione e schieramenti militari nel contesto dell’autodifesa”

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La Turchia ha giustificato il proprio intervendo in ossequio dell’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite che garantisce il diritto degli Stati di autodifesa, sottolineando che la Turchia continua ad adempiere alle proprie responsabilità e doveri in linea con l’accordo di Sochi con la Russia.

“La Turchia non ha intenzione o desiderio di affrontare la Russia in Siria” ha ribadito Akar chiamando Mosca a usare la sua influenza sulla Siria per fermare i suoi attacchi contro truppe e civili turchi nell’enclave e per ritirarsi ai confini stabiliti dall’accordo di Sochi.

Recep Tayyip Erdogan e Vladimir Putin si incontreranno il 5 marzo per discutere della situazione: Erdogan non può permettersi di avere contro Mosca che fornisce già assistenza ai soldati di Bashar Assad. Dalla Russia il monito arrivato oggi reca tutto il peso della situazione: “La Russia non può garantire la sicurezza dei velivoli militari turchi nel governatorato di Idlib”.

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Intanto sul campo le forze fedeli al leader siriano Bashar al-Assad hanno ripreso il pieno controllo della località strategica di Saraqib, nella provincia di Idlib, nel nordovest della Siria, lungo l’autostrada che collega Damasco alla provincia di Aleppo e giovedì scorso era stata conquistata dai ribelli sostenuti dalla Turchia.

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