Gualtiero Marchesi, ci lascia il più rinomato chef italiano al mondo

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Gualtiero Marchesi
Foto tratta dal profilo Twitter di Gualtiero Marchesi

Addio a Gualtiero Marchesi, morto a Milano all’età di 87 anni. Uno dei più grandi chef italiani, rinomato in tutto il mondo per la sua cucina tradizionale e innovatrice.

 

19 marzo 1930, nasco a Milano nell’Albergo Marchesi al Mercato di via Bezzecca. La mia vita dedicata all’arte, e alla cucina come forma d’arte!

(Presentazione del profilo ufficiale Twitter del Maestro Gualtiero Marchesi)

Se n’è andato. Ci ha lasciati proprio nei giorni delle feste, nei giorni di grande gastronomia, nei giorni in cui qualcuno di noi stava sperimentando una delle sue eleganti e raffinate ricette. Ci ha lasciati Gualtiero Marchesi, chef di fama internazionale, cuoco di grande esperienza, ristoratore di altissimo livello grazie al quale il nome della cucina italiana risuona come gran nome. E risuona inaspettata la notizia della sua perdita, nel giorno di Santo Stefano, nel giorno dopo l’abbuffata natalizia, nel giorno in cui la maggior parte degli italiani approfitta per consumare gli avanzi dei lauti pranzi della cucina regionale e mediterranea.

Gualtiero Marchesi era nato a Milano nel 1930 ed era figlio di albergatori. Sin da giovanissimo si forma presso le migliori scuole di cucina e i successi non tardano ad arrivare. Nel 1977 apre a Milano, in via Bonvesin de la Riva il suo primo ristorante che appena un anno dopo ottiene il riconoscimento della stella dalla prestigiosa Guida Michelin. Poi qualche anno più tardi, nel 1986, riesce a conseguire le tre stelle della guida francese. Quelle stelle lo illuminarono fino al 2008 quando le restituì alla guida enogastronomica più importante del mondo, contestandone il sistema di valutazione e i parametri di votazione.

Un successo inarrestabile e meritatissimo costellato anche da prestigiosi riconoscimenti come il titolo di Commendatore Ordine al merito della Repubblica Italiana nel 199, la laurea honoris causa presso l’Universitas Sancti Cyrilli di Roma nel 2001 e moltissimi altri ancora.

Aveva fatto parlare di sé qualche anno fa, quando aveva messo il suo genio enogastronomico a servizio di Mc Donald’s proponendo Vivace, il panino con hamburger bovino firmato con bacon, spinaci, cipolla marinata e maionese con grani di senape, Adagio, l’hamburger con pane alle mandorle, mousse di melanzane, pomodori a fette, melanzane in agrodolce e ricotta salata e poi ancora il dolce Minuetto, panettone con salsa al caffè e crema di mascarpone, arricchito con frutta candita e mandorle.

Era stato contestato Marchesi, per questo suo “ripiegarsi” alla catena di fast food più rinomata al mondo, dove il cibo è standardizzato e omologato per eccellenza. In realtà il genio innovatore in cucina di Gualtiero Marchesi era veramente avanti. Quella che era stata interpretata come una contaminazione mal riuscita tra cucina multinazionale e sapori locali, era un esempio di educazione alimentare, aveva il nobile e lungimirante proposito di far conoscere a livello mondiale gli stilemi, i caratteri distintivi e l’identità della cucina mediterranea nel mondo – gli ortaggi come i pomodori e le melanzane – e le tradizioni regionali del panettone e del pane alle mandorle. Non a caso la sua firma per Mc Donald’s arriva quasi in contemporanea al riconoscimento UNESCO della dieta mediterranea come patrimonio mondiale dell’Umanità. Con questa che per molti era solo un’operazione di marketing di un genio in affanno in cucina, in realtà Marchesi dimostrò che attraverso la cucina si può educare, attraverso la conoscenza si educa al gusto, alla genuinità e si riavvicinano i giovani alla cucina locale, alla consapevolezza di nutrirsi non rinunciando ai sapori e alla piacevolezza di scoprirne di nuovi, originali e inediti.

Proprio nel suo intento di divulgatore, nel corso della sua lunga attività, aveva pubblicato diversi libri di cucina. La cucina regionale italiana è stato pubblicato nel 2000 e ancora oggi, pur nel proliferare di libri a tema gastronomico, manteneva un posto di tutto rispetto, ergendosi a vero e proprio manuale grazie al quale scoprire – o riscoprire – l’eredità gastronomica del passato che è matrice del futuro, le consuetudini alimentari arrivate fino ai giorni nostri delle quali non tralascia una riproposizione contemporanea nella consapevolezza dell’evoluzione – per non dire delle profonde trasformazioni – dei costumi degli italiani a tavola.

Gualtiero Marchesi

Ci lascia un talento della cucina che ha fortemente voluto, attraverso i sapori, divulgare anche i saperi dell’identità italiana a tavola. Chi ha avuto il privilegio di assaggiare i suoi piatti non ha potuto fare a meno di notare come la sua cucina fosse una sintesi tra tradizione e innovazione. Una cucina aperta che affonda le sue radici nella memoria del Bel Paese, nei prodotti della terra, nelle metodiche di preparazione che si sono radicate nel tempo in ogni angolo dello stivale.

Appena qualche mese fa, Gualtiero Marchesi era riuscito a realizzare il sogno di organizzare una casa di riposo per cuochi che prenderà il via a Varese nel 2018. Per dedicarsi a questo progetto, aveva anche lasciato il rettorato di Alma, la scuola internazionale di cucina italiana con sede a Colorno, rivolgendosi in modo appassionato agli studenti e a tutti, così:

“Cari studenti, cari docenti, cari amici, posso dire, senza esagerare, ma con orgoglio, che se Alma è, lo è anche per merito del sottoscritto. Non so se è stato più un parto o una paternità. Forse le due cose insieme. Mi sento madre e anche padre di questa bellissima scuola. Qui, si viene a imparare le basi del mestiere, ad apprendere le tecniche con cui lavorare per rendere merito e per fare grande la cucina italiana. Si può fare qualcosa di grande solo se si studia sodo e si pratica senza sosta il mestiere”.

Il prossimo 19 marzo, in occasione di quello che sarebbe stato il suo ottantottesimo compleanno,  verrà presentato Gualtiero Marchesi: The Great Italian, un film – documentario che racconterà il percorso imprenditoriale, di vita e umano del Grande Maestro. Il documentario è diretto da Maurizio Gigola e prodotto da Food&Media International.  Ci saranno le testimonianze dei grandi chef che hanno avuto l’onore di conoscerlo e il privilegio di formarsi da lui come Davide Oldani, Carlo Cracco e Andrea Berton.

 

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