Greta: intervista alla scrittrice Cristina Di Maggio

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Nel 2020, la pubblicazione di Greta, il libro di Cristina Di Maggio. Un’opera narrativa che affronta le tematiche dell’amore, nelle molteplici forme. Di fatto, il romanzo guida il lettore nel cammino delicato dei sentimenti, dove l’ecletticità dell’amore emerge nelle complessità ed esagerazioni dei turbamenti umani. Nelle dinamiche affettive, l’esortazione dell’autrice sui risvolti delle emozioni, che racconta come ossessioni senza freni.

Greta: Cristina Di Maggio chi è?

La scrittrice nasce a Messina nel 1972. In Sicilia la cura di diverse presentazioni, con lettura e commento musicale del romanzo Il silenzio degli occhi, di Renato Gentile, nel 2009. Inoltre, un lungo periodo di collaborazione con una Redazione Giornalistica, di una nota testata provinciale, nella sezione culturale con interviste, critiche, commenti e presentazioni editoriali. Nel 2013, la scrittrice si occupa del blog Il Sesso inutile ed oggi collabora con diversi giornali e riviste online.

Greta: il pensiero dell’autrice

Un libro che nasce dal desiderio di dare forma ai pensieri, che mutano nel tempo, in quanto Greta cresce negli anni. In verità un’opera, che la scrittrice elabora e rivisita, tra le pagine di un diario, che tiene in un cassetto. A fronte di ciò, la passione della scrittura come intenzione dell’autrice, di ascolto per sè stessa. Ma l’idea del romanzo vuole essere un canto di speranza universale ai sentimenti.

Greta: recensione del libro

Un romanzo che esprime i sentimenti, nella complessità degli stessi in più espressioni, con lo stato d’animo che invita il lettore, a cogliere le emozioni reali. Di fatto, la ricerca della comprensione dell’animo umano, che diviene strumento di confronto con sè stessi e crescita interiore. Tuttavia, come un fiume segue la sua corrente e rincorre una o più direzioni, ecco le differenti vie dei sentimenti.

E con Greta un libro di passioni, che non conoscono freni, nella corsa alle esagerazioni dei sensi, alle ossessioni sociali e sentimentali. Attraverso una scrittura dallo stile semplice, chiaro, senza interruzioni o digressioni tra la narrativa. Ecco l’amore in tutte le sue declinazioni, come: perdita, nostalgia, desiderio e spasimo.

A fronte di ciò, il concetto di amore universale, nei confronti di un uomo, di una donna, di un figlio, di una madre. Nell’espressione dei sentimenti, l’opera è un viaggio nella mente e nel cuore di una donna. Un libro che pone in rilievo i temi delle ossessioni, passioni, tormenti, rimpianti, desiderio, sogno e ricerca di sè stessi.

Greta: come si presenta Cristina Di Maggio ai lettori?

Mah, direi che a presentarmi ai lettori è e sarà sempre, quello che scrivo. Come diceva Croce, sono le opere che contano, buone o cattive che siano. Io potrei dire qualunque cosa e non dire mai la verità. Non siamo mai quello che diciamo o crediamo di essere, ma quello che dimostriamo di essere, ogni giorno.

Greta: quando nasce la passione per la scrittura?

È nata con me, ritengo dal momento che appena ho imparato, ho cominciato prima a leggere libri. Perché mio padre, me li regalava al posto dei giocattoli, quelli me li comprava mia madre. Poi, a otto anni ho fondato il mio primo giornale, insieme a una compagna di classe, si chiama Elena come lei. Ma scrivevo già racconti, fiabe, inventavo, oggi non saprei più farlo.

Greta: cosa pensa sulla letteratura odierna?

Avendo studiato al liceo classico prima, e Filosofia dopo, per formazione ho letto quasi tutti i classici. Quindi, adesso leggo solo letteratura contemporanea e mi piace molto certo, soprattutto quella intimista, introspettiva. La cosiddetta indagine letteraria dell’animo umano. Leggo quello che mi piacerebbe saper scrivere.

Greta: ci sono autori che ama in particolare?

Certo, mi piacciono molto gli scrittori israeliani, Oz, Canetti, Grossman, ma anche kundera, Marai, la Fallaci, Baricco. E considero Xavìer Marìas, il più grande scrittore vivente insieme ad Aldo Busi.

Greta: come nasce il suo libro?

Nasce da un sogno, che mi ha riportato indietro ad un tempo della mia vita, che avevo accantonato. Un libro si sa è come un figlio, necessita sempre di un periodo di gestazione per venire alla luce. Il mio ha richiesto un po’di tempo, poi è nato molto velocemente e altrettanto velocemente, lo avevo richiuso in un cassetto.

Greta: ci sono personaggi nell’opera, che la rappresentano?

Sono tutto e tutti quelli di cui scrivo. In fondo, anche quando scriviamo di qualcuno che abbiamo amato, scriviamo di chi siamo noi, o di chi eravamo.

Greta: quali sono i messaggi che rivolge al pubblico?

Qualunque cosa si cerchi di dire, ognuno poi in un libro ci trova sempre quello che sente, che gli appartiene, che è più vicino a sé. Per questo, non cerco di trasmettere alcun messaggio in realtà. Lascio al lettore, la possibilità e la libertà di prendere quello che vuole, di fare suo e “nostro”, quello che è stato mio.

Greta: quali sono i temi prevalenti nel libro?

Greta è la storia di un’ossessione amorosa, in tutte le sue possibili declinazioni. Quindi, il tema prevalente è quello dell’amore, in tutte le sue forme e manifestazioni. Per un figlio, un uomo, una madre, anche per sè stessi e per la vita.

Greta: quali sono le difficoltà per un libro di narrativa?

Beh, se viene pubblicato da una casa editrice piccola e indipendente, la difficoltà sta nella distribuzione e nella pubblicizzazione dell’opera è normale.

Greta: cosa pensa sull’amore e sui sentimenti?

L’amore è un sentimento, a cui diamo peso in maniera diversa, in base all’età e all’esperienza. Invece, i sentimenti sono con noi sempre, non possiamo sradicarli, ignorarli, dimenticarli, siamo noi, il nostro modo di percepire le cose e le persone.

Greta: cosa rappresenta per lei, il viaggio nella mente di una donna?

Noi donne siamo molto cerebrali, tutto nasce e muore prima nella nostra mente, nel bene e nel male.

Greta: come nasce il titolo del libro?

È il nome che avrei dato a mia figlia se l’avessi avuta.

Che importanza ha nella sua vita l’amore?

È una cosa, che non credo smetterò mai di chiedermi. Quando ero ragazza era sicuramente la cosa più importante. Mi sembrava che la vita dovesse per forza essere condivisa e spesa soprattutto nella ricerca, della persona giusta. Oggi è tutto diverso, l’amore ha acquistato un significato più ampio, inclusivo. E mi rendo conto che è stato, che è, quello che ho provato e provo per ogni componente della mia famiglia. Per mio padre che non c’è più, i miei gatti, il mio cane, le persone che ho amato e quelle che continuo ad amare.

Cosa le regala la scrittura?

È sempre stata liberatoria, anche terapeutica, mi aiuta a mettere ordine, a capire meglio cosa ho vissuto, cosa vivo, chi sono io e chi sono gli altri. Quando ero bambina inventavo storie sempre a lieto fine, sognavo, costruivo fughe dalla realtà, adesso scrivo solo del mondo che conosco meglio.

Cosa pensa sulla poesia contemporanea?

Devo ammettere che il mio amore è tutto per la prosa, non amo molto la poesia. E non conosco abbastanza quella contemporanea, per poterne dare un giudizio.

Può raccontare la sua esperienza letteraria?

Greta è un libro uscito in un momento, in cui non si potevano organizzare presentazioni, non ho avuto il contatto diretto con il pubblico, non ancora. Mi scrivono molte donne però dopo aver letto il libro, è bello, del resto è per loro essenzialmente che scrivo.

Cosa consiglia agli autori emergenti?

Mah, chi scrive oggi è informato su tutto quello che concerne questo mondo, ritengo, e io non potrei consigliargli nulla.

Ha un sogno nel cassetto?

Certo, ma lo dirò solo quando riuscirò a realizzarlo.

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