Green pass al lavoro: cosa cambia da venerdì

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Green pass dilaga

Da venerdì 15 entrerà in vigore l’ultimo decreto del governo Draghi. Il green pass al lavoro sarà obbligatorio per tutti. Si tratta di “misure urgenti per assicurare lo svolgimento in sicurezza del lavoro pubblico e privato mediante l’estensione dell’ambito applicativo della certificazione verde covid-19”. 

Green pass al lavoro per tutti

La grande novità è una: dalla fine di questa settimana sia i lavoratori pubblici sia quelli privati per entrare nei luoghi di lavoro dovranno essere necessariamente in possesso della certificazione verde anti-covid che si ottiene con la vaccinazione, con un tampone negativo valido 48 ore o con un certificato di guarigione dalla malattia. Nessuno è escluso dal provvedimento ed è lo stesso decreto a delineare i contorni dei controlli e delle relative sanzioni. 

Chi controlla il green pass al lavoro

“Sono i datori di lavoro a dover verificare il rispetto delle prescrizioni. Entro il 15 ottobre devono definire le modalità per l’organizzazione delle verifiche. I controlli saranno effettuati preferibilmente all’accesso ai luoghi di lavoro e, nel caso, anche a campione. I datori di lavoro inoltre individuano i soggetti incaricati dell’accertamento e della contestazione delle eventuali violazioni”. Questo è quanto si legge nel decreto, che non effettua distinzioni tra i luoghi di lavoro pubblici e quelli privati. In buona sostanza, quindi, da venerdì 15 ottobre senza green pass non si può andare a lavorare. Anche perché il mancato rispetto delle regole comporta delle sanzioni. 


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Il green pass col tampone

Il decreto green pass prevede tamponi gratis per i soggetti fragili che non possono vaccinarsi. I prezzi dei tamponi sono invece calmierati per gli altri cittadini. Scendono a 15 e 8 euro fino al 31 dicembre, data in cui dovrebbe terminare lo stato di emergenza, con ampliamento per le farmacie. Nelle ultime ore alcune forze politiche (la Lega su tutte) stanno cercando di allungare la validità del tampone negativo a 72 ore, ma per il momento la “soglia” resta ferma a 48 ore.

Le multe e gli stipendi bloccati

Il decreto prevede che il personale abbia l’obbligo del green pass e “se comunica di non averlo o ne risulta privo al momento dell’accesso al luogo di lavoro, è considerato assente senza diritto alla retribuzione fino alla presentazione del certificato verde. Non ci sono conseguenze disciplinari e si mantiene il diritto alla conservazione del rapporto di lavoro”. Quindi chiunque non potrà lavorare perché sprovvisto di green pass sarà considerato assente ingiustificato e lo stipendio sarà sospeso già dal primo giorno di assenza, anche se non ci sarà nessun licenziamento. Con la presentazione del certificato verde, il lavoratore potrà rientrare in azienda. L’obbligo è previsto anche per i non assunti che però devono entrare nei luoghi di lavoro, mentre “per le aziende con meno di 15 dipendenti è prevista una disciplina volta a consentire al datore di lavoro a sostituire temporaneamente il lavoratore privo di certificato verde”. Inoltre, è prevista la sanzione pecuniaria da 600 a 1500 euro per i lavoratori che abbiano avuto accesso violando l’obbligo di green pass.