Grazia Varisco: Cinetismo e rifrazione di immagini

La mostra ripercorre la carriera dell'artista dagli anni Cinquanta al 2009

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Grazia Varisco
"Meridiana 2" (da “Meridiana” in nove versioni), 1974, legno, collage di cartoncini, porzione di perimetro mobile in ottone, 50 x 50 cm

La mostra della celebre artista Grazia Varisco è in programma alla Fondazione Biscozzi Rimbaud di Lecce dal 9 ottobre all’8 gennaio 2023. Si tratta della terza esposizione temporanea realizzata dalla nascita dell’istituzione dopo L’artista del bianco nel 2021, protagonista Angelo Savelli, e L’altra scultura con le opere dello scultore salentino Salvatore
Sava
. Un evento proposto dal Direttore scientifico e Curatore Paolo Bolpagni e accolta con entusiasmo da Dominique Rimbaud, Presidente della realtà culturale che promuove l’educazione ai linguaggi del contemporaneo.


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Com’è allestita la mostra Sensibilità percettive di Grazia Varisco?

Grazia Varisco è reduce dalla partecipazione alla Biennale di Venezia nel Padiglione Centrale e da una recente mostra antologica a Palazzo Reale a Milano. Presenta negli spazi della Fondazione leccese una piccola, ma preziosa mostra di diciassette opere che coprono l’intero arco della sua carriera, dalla fine degli anni Cinquanta al 2009. Un percorso in cui
i singoli lavori costituiscono un corpo unitario, pur conservando ciascuno la propria originalità. Si parte da Tema e svolgimento (1957-1959), risalente al periodo di apprendistato all’Accademia di Brera. Il curatore nel catalogo parla del biennio dell’artista. “Semplice e lieve quasi à la manière de Paul Klee… un rotolo di carta caduto e l’idea di trarre da un simile evento casuale lo spunto per un’interpretazione estetica”. L’opera rivela già la sensibilità percettiva della
Varisco e il suo porsi in osservazione e “in ascolto” costante della realtà.

Il Gruppo T

Nel 1959-1960 comincia l’avventura del Cinetismo con il famoso Gruppo T che nasce a Milano con la partecipazione della Varisco. Ci sono anche Giovanni Anceschi, Davide Boriani, Gianni Colombo e Gabriele Devecchi. La loro poetica è incentrata sul concetto di miriorama, cioè sull’idea della variazione dell’immagine nella sequenza temporale. Nascono le tavole magnetiche, di cui in mostra sono presenti due esemplari, a elementi quadrati (1959) e trasparente Filamenti liberi (1960). Presentano elementi fissati al supporto tramite magneti e quindi spostabili: oggetti semplici, dalle forme regolari e
geometriche, oppure filamentose e aree. Bolpagni commenta l’attività dell’artista. “Per Grazia Varisco è anche un
invito al gioco, ma la componente ludica, che pure è presente e importante, non esaurisce il significato dei lavori. Implicano la partecipazione attiva dello spettatore e la moltiplicazione delle possibili configurazioni dell’opera stessa che perde la sua aura di compiutezza definitiva”.

Le opere della fase cinetica di Grazia Varisco

Della stagione cinetica, ultima grande avanguardia europea che ebbe tra i suoi precursori futuristi, dadaisti, bauhausiani e costruttivisti in mostra troviamo quattro opere di Grazia Varisco. Sono Oggetto cinetico luminoso (1962), Variabile + Quadrionda 130, Scacchiera nera (1964), +Rossonero-(1968) e Oggetto ottico-cinetico (1968-1969). I primi due sono dotati di motore elettrico e dunque di un movimento connaturato all’opera stessa. L’artista si basa sul concetto di
frammentazione della luce, realizzata in diversi modi. “Una immagine generata da configurazioni che appaiono e scompaiono alternatamente, prodotte dall’interferenza tra dischi rotanti nei quali sono intagliate trame che lasciano filtrare la luce
della sorgente elettrica. Oppure Reticoli frangibili e Mercuriali, costruiti con vetri industriali a rilievi regolari e superficie lenticolare. Cambiano, con il mutare della posizione dell’osservatore, la percezione di ciò che è contenuto nella scatola. Schemi geometrici colorati o borchie di acciaio ‘fluidificate’ dall’effetto di rifrazione, così da innescare un continuo
spostamento del punto di vista, una situazione d’instabilità tipica dell’accadere della realtà”.

Grazia Varisco e le opere a cartoncino

Conclusa l’esperienza del Gruppo T, Grazia Varisco prosegue il proprio percorso in autonomia, seguita da critici attenti Ballo, Belloli e Dorfles. Realizza nel 1966 la sua prima mostra personale. Negli anni Settanta l’artista sperimenta la manipolazione libera della carta e del cartoncino e l’apertura programmatica all’azione perturbante del caso. Tuttavia mantiene sempre al centro l’analisi dei meccanismi percettivi. Nascono opere fortunate come le Extrapagine e gli
Extralibri. In mostra sono presenti quattro lavori come Meridiana 2 (1974), Extralibro (1975), Spazio potenziale (1976) e Spartito musicale (1977). Bolpagni suggerisce una interpretazione della opera. “Spazi potenziali segnano un altro momento importante: la Varisco qui si diverte a aprire, scomporre e ricomporre i telai di ferro delle sue opere. Una investigazione maieutica che implica anche un protendersi verso la tridimensionalità già riscontrato nella Meridiana. Le strisce metalliche aggettanti creano l’immagine insieme con l’ombra da esse proiettata, in un meccanismo percettivo che è sempre mutevole e
instabile”.

Fraktur

Nella seconda metà degli anni Ottanta, la Varisco crea il ciclo Fraktur, con l’osservazione degli angoli di raccordo tra due o tre piani ortogonali. Studia anche le soglie e le disarticolazioni. In mostra troviamo Implicazioni B (1986), Incastro giallo (1987) e Fraktur – Ferro 1 (1997). E poi, degli anni Duemila, Quadri comunicanti (2008) e Filo rosso (2009).
La mostra si chiude con Silenzi (2006), articolazione di piani e vuoti prodotta dalla sovrapposizione di semplici telai. Un altro salto concettuale per interpretare il mondo di un’artista visionaria e a alto tasso di creatività.

Fondazione Biscozzi Rimbaud

Nata nel 2018 per volontà di Luigi Biscozzi (1934-2018) e di sua moglie Dominique Rimbaud e aperta al pubblico dal 2021. Costituisce per la Puglia un centro d’eccellenza per l’arte contemporanea. La peculiarità della Fondazion e la collezione permanente che comprende i nomi più importanti delle arti visive del XX secolo. Ci sono infatti:de Pisis, Martini, Prampolini, Albers, Magnelli, Veronesi, Melotti, Burri, Dorazio, Birolli, Tancredi, Scanavino, Consagra, Azuma, Dadamaino,
Bonalumi, Savelli, Schifano. Si caratterizza come uno spazio dinamico e aperto che interagisce con il territorio e le sue istituzioni culturali. La Fondazione si pone l’obiettivo di attrarre e incentivare l’attenzione di un pubblico più vasto e intergenerazionale verso la fruizione dell’arte contemporanea. Concepisce i propri ambienti come veri e propri laboratori d’apprendimento e formazione.

Immagine da cartella stampa.