Gran Bretagna sanziona patriarca Kirill

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Gran Bretagna sanziona patriarca

La Gran Bretagna sanziona il patriarca di Mosca Kirill nell’ambito di una nuova serie di misure, in risposta all’invasione russa dell’Ucraina. Oltre al primate della Chiesa ortodossa russa, nell’elenco delle sanzioni sono inclusi collaboratori ucraini, militari e funzionari russi.

Gran Bretagna sanziona patriarca Kirill: perchè?

Il 75enne patriarca di Mosca, recentemente inserito nella lista nera dall’Ue, è stato “sanzionato per il suo sostegno alla guerra di Putin”. Ha chiarito in una nota il ministero degli Esteri britannico. Le sanzioni imposte oggi, che includono il divieto di ingresso nel territorio britannico e il congelamento dei beni in Gran Bretagna, prendono di mira anche Maria Lvova-Belova. Commissaria del Cremlino per i diritti dell’infanzia. A causa “dell’adozione forzata e del trasferimento di 2000 bambini ucraini dalle regioni di Luhansk e Donetsk. Nel mirino delle nuove sanzioni anche 11 cittadini di Ucraina e Russia. Si tratta di capi dei trasporti e ufficiali militari accusati di “uccisione, stupro e tortura di civili” a Butchnya, vicino a Kiev”.

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Chi altri, nella lista delle sanzioni?

Oltre a Kirill, l’elenco comprende altri 11 cittadini tra cui Sergei Savostyanov, membro della Duma della città di Mosca e membro dell’élite politica di Putin. E Alexei Isaikin, presidente e membro del consiglio di amministrazione del gruppo di società Volga-Dnepr. Nell’ambito del sesto pacchetto di sanzioni dell’UE contro la Russia, introdotto a fine maggio, alcuni Paesi dell’UE hanno chiesto l’imposizione di sanzioni contro Kirill. Per le sue dichiarazioni a sostegno alla guerra in Ucraina. Tra l’altro, dopo l’inizio della guerra, il patriarca Kirill in una liturgia nella chiesa principale del ministero della Difesa russo, ha parlato di una “lotta metafisica” in corso nel Donbass. Accusando le autorità ucraine di incoraggiare uno scisma ecclesiastico. Ha anche affermato che la Russia non aveva mai attaccato nessuno nella sua storia. L’Ungheria, tuttavia, ha insistito affinché il patriarca non fosse incluso nell’elenco.