Gorbaciov: il leader sovietico che cambiò la storia

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È morto oggi l’ultimo leader sovietico Mikhail Gorbaciov, a causa di una prolungata malattia che negli ultimi mesi l’aveva costretto in ospedale. Segretario del Partito Comunista URSS, poi presidente dell’Unione e infine leader russo, a Gorbaciov e alla sua perestrojka si devono gran parte degli avvenimenti storici che hanno condizionato la fine degli anni Ottanta, con il crollo del Muro di Berlino e la dissoluzione dell’URSS.

Mikhail Gorbaciov: il leader sovietico padre della perestrojka

È morto oggi a causa di una malattia che portava avanti da diverso tempo, all’età di 91 anni, Mikhail Gorbaciov, l’ultimo leader sovietico. Ma a farlo ricordare non è solo l’essere stato l’ultimo a governare su un’URSS ancora unita. Segretario generale del Partito Comunista dell’Unione Sovietica prima, poi presidente, è passato alla storia per il suo intensivo programma di riforme, che hanno condizionato le vicende degli anni Ottanta, fino alla caduta del Muro di Berlino e alla fine dell’Unione stessa. Tutto inizia nel 1986, in occasione del 27esimo Congresso di Partito cui Gorbaciov fa capo. Nel corso dell’incontro, il segretario annuncia quelli che poi sarebbero stati i pilastri fondanti della sua riforma. Il tutto si basa sostanzialmente su quattro parole: glasnost (trasparenza), perestrojka (ristrutturazione), uskorenije (accelerazione) e demokratisatsija (democrazia).

La terminologia della riforma

Perestrojka significa, appunto, ristrutturazione in russo. Gorbaciov utilizza questo termine, forse il più celebre della sua politica riformista, per intendere un piano di riforma del comunismo, che sarebbe stato convertito in un sistema a carattere socialdemocratico. Anche glasnost indica le intenzioni del segretario sovietico di spingere l’URSS sempre più verso un modello basato sul sistema democratico. Significa infatti trasparenza, e diviene presto un sinonimo di libertà di espressione e di stampa. A ciò si affianca anche la uskorenije, ovvero l’accelerazione, un’avanzata sostenuta verso il progresso e la rinascita della nazione. Al tutto di aggiunge un contesto democratico – demokratisatsija, appunto – necessario per garantire una buona riuscita dei progetti del presidente.

L’avvicinamento a politiche votate all’internazionalità

Non si tratta mai di termini scelti causalmente: sono proprio questi, infatti, gli anni in cui il mondo – e, in primis, lo stesso Gorbaciov – pensa che un isolamento sia economico che politico porti ad un inevitabile crollo dell’Unione. Per questo, avvicinare l’URSS agli standard internazionali si fa sempre più importante, se non fondamentale. Il Gorbaciov pensa quindi sapientemente a dedicare del tempo, nel suo operato, ad ampliare il sistema produttivo, a rinnovare la politica e la classe dirigente e a garantire alla cittadinanza un’informazione libera e trasparente da tutti i punti di vista. La motivazione di Gorbaciov a collaborare con la leadership internazionale si fa sentire nel giro di poco tempo, dagli accordi siglati in collaborazione con Reagan e Bush al suo essere ribattezzato dai media occidentali come “il Gorby”.

Ma non solo. Con Gorbaciov entra per la prima volta nell’URSS il concetto di sistema presidenziale, nel quale l’esecutivo è nelle mani di un capo di Stato eletto dal Congresso, e non più dal Segretario del Partito Comunista. Ed è proprio grazie a questo sistema che nel 1989 ci sono le prime elezioni “libere”, con Gorbaciov stesso a vincerle. Nel 1990, dunque, diventa presidente sovietico, l’ultimo che sarebbe mai esistito.

Gorbaciov: da leader sovietico a presidente russo

Anche coprendo questa carica, il presidente colleziona importanti successi, sia personali che anche per il proprio paese. È il primo leader sovietico ad incontrare il Papa in Vaticano, a riavvicinarsi a Pechino e a vincere il Premio Nobel pe la Pace. Non si è mai espresso contro la caduta del Muro di Berlino. La svolta vera e propria giunge nell’agosto del 1991, quando Gorbaciov, in vacanza in Crimea, si sarebbe apprestato in pochi giorni a firmare un trattato per istituire una comunità di Stati sovietici indipendenti.

È in questi giorni che ha luogo il Putsch, un tentato golpe da parte di membri del governo contro l’idea del sistema indipendente. Quando, però, il golpe fallisce, l’Unione è ormai verso l’inevitabile crollo. Alla fine del 1991 i capi di Russia, Ucraina e Bielorussia la dichiarano dissolta, dando vita alla Comunità degli Stati Indipendenti. Gorbaciov si dimette da presidente URSS, e un giorno dopo, ufficialmente, essa non esiste più. Dal quel giorno, però, Gorbaciov non avrebbe lasciato la politica e il lavoro per il suo Paese. Al suo posto, in seguito, sarebbe succeduto Boris Yeltsin.


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