Gli stilisti che stanno realmente attuando la moda sostenibile

Durante la Cop26, in un evento organizzato per l'occasione, interverranno alcuni stilisti che con le loro aziende stanno concretamente introducendo delle soluzioni sostenibili nell'industria della moda.

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Gli stilisti della moda sostenibile
Chi sono gli stilisti che stanno introducendo soluzioni sostenibili nella moda.

La Cop26 (conferenza sui cambiamenti climatici gestita dall’ONU) è in programma nel 2021 a Glasgow dal 31 ottobre al 12 novembre sotto la presidenza del Regno Unito. In questi ultimi anni ci si sta chiedendo se anche la moda possa fare la sua parte per ridurre il proprio impatto ambientale. In effetti, ci sono gli stilisti che in diverse parti del mondo stanno dimostrando che si può agire per tutelare la salute dell’ambiente.

L’impegno dei designer della moda per l’ambiente

Gli stilisti stanno introducendo diverse soluzioni sostenibili, attingendo anche dalla cultura e dalle tradizioni indigene locali. In occasione della Cop26, ad alcuni di questi designer è stato chiesto di intervenire per spiegare come stanno riuscendo a limitare l’impatto dell’industria del fashion sui cambiamenti climatici. Vediamo chi sono alcuni degli stilisti che saranno tra i protagonisti dei workshop online organizzati da Fashion Open Studio in collaborazione con il Consiglio Britannico.

Moda sostenibile: il futuro nelle mani di 5 brand africani

Dal Nepal alla Turchia: chi sono gli stilisti della moda sostenibile?

  • Bora Studio (Nepal): questo marchio di abbigliamento che rispetta l’ambiente è stato fondato da Meena Gurung. Il termine “Bora” in nepalese sta ad indicare i sacchi di iuta che Gurung utilizza per realizzare i suoi vestiti. Gli agricoltori usano molte volte i sacchi di iuta, i quali sono biodegradabili al 100%. La stilista ha dichiarato, a proposito del suo progetto green: “Volevo che i miei vestiti fossero un mezzo per ispirare le persone, adottare la sostenibilità ed essere rispettosi della natura”. Negli ultimi tre anni, Gurung ha attivato dei corsi di formazione per le comunità indigene del Nepal. Questi eventi si basano sulla tintura naturale, sui suoi benefici e sulle principali scelte sostenibili che tutti noi possiamo fare per dare una mano al pianeta.
  • Sindiso Khumalo (Sudafrica): tra gli stilisti che si stanno distinguendo nel settore della moda sostenibile c’è anche Sindiso Khumalo che lavora a Cape Town, in Sudafrica. Prendendo esempio da sua madre – che è stata un’attivista politica impegnata nella lotta al regime dell’apartheid – Khumalo ha portato i principi della giustizia sociale nella sua azienda, fondata nel 2014. Le sue creazioni si concentrano sulle donne di colore a partire dall’inizio del XX secolo, fino ad arrivare agli Anni ’80. Ogni collezione rappresenta una pagina di storia dell’Africa, delle sue donne e dei diritti femminili. Collabora con diverse ONG. I suoi laboratori in Sudafrica e in Burkina Faso producono tessuti realizzati e ricamati a mano. Le dipendenti sono donne della ONG Ignite Dignity con sede a Città del Capo. Sono persone che in passato erano state vittime di sfruttamento sul lavoro. Gli abiti in Burkina Faso vengono prodotti con canapa, cotone riciclato e materiali di scarto riciclati.

Garcia Bello e Huner

  • Garcia Bello (Argentina): Garcia Bello è un’azienda fondata nel sud dell’Argentina dalla stilista Juliana Garcia Bello. Il brand si concentra soprattutto sui metodi di upcycling e recupero. Infatti utilizza materiali dismessi o donati da altre persone, nonché abiti scartati. Le collezioni sono principalmente in cotone grezzo e biodegradabile. La lotta contro gli sprechi prevede il riutilizzo di capi di seconda mano da recuperare come materia prima.
  • Huner (Turchia): questa società di accessori ha il proprio quartier generale a Istanbul. Riutilizza le vele usate per creare borse ed altri accessori. Nonostante il materiale del tessuto contenga fibra di carbonio e rivestimenti in plastica, è possibile ricavarne delle borse particolarmente durature che, dunque, possono essere usate per molto tempo. Tutto ciò a differenza delle vele che, all’opposto, vengono utilizzate solo in poche circostanze perché poi non garantiscono più alte prestazioni e devono essere sostituite.