“Guai a voi, o terra e mare, perché il diavolo manda la bestia con furore, perché sa di avere poco tempo.
Chi ha intelligenza calcoli il numero della bestia: essa rappresenta un nome d’uomo. E tal cifra è seicentosessantasei.”

L’intro di the Number of the Beast (pezzo nato nel lontano 1982), recitato con quella voce soave, calda ma con un non so che di sinistro.

Per la serie musica maledetta non potevano mancare loro, gli Iron Maiden.

Bruce Dickinson - in the number of the beast ha un acuto impressionante
Bruce Dickinson – in the number of the beast ha un acuto impressionanteBruce Dickinson – in the number of the beast ha un acuto impressionante

Questi ragazzotti inglesi, non si sa per quale motivo, decidono di scrivere una sorta di inno al demonio (oltretutto è uno fra i pezzi più famosi) o meglio di un uomo spaventato che ha avuto un faccia a faccia con la bestia.

Trentacinque anni fa cantare un pezzo del genere non poteva che creare uno scandalo, con il numero ricorrente 666 (considerato da secoli numero appartenente al demonio), un inno al demonio; tse tse screanzati ma come si sono permessi, METTIAMOLI AL ROGO..

No no non è andata proprio così al rogo non ci sono andati però ne hanno sentite ‘delle belle’ soprattutto dai perbenisti benpensanti e loro. Per tutta risposta nell’album seguente, Piece Of Mind, un giocherellone Nicko McBrain all’inizio di Still Life decide di registrare al contrario un messaggio Hmm, hmmm, what ho sed de t’ing wid de t’ree bonce? Don’t meddle wid t’ings you don’t understand” tradotto vuol dire: “Hmm, hmmm, che cosa ha detto la cosa dalle tre teste? Non immischiarti in cose che non puoi capire”.

Nicko McBrain
 Nicko McBrain

Piccolo messaggio subliminale vero? Fortunatamente la nomea degli Iron Maiden va ben oltre le credenze e, se proprio vogliamo fare i puntigliosi, la canzone The Number of the Beast, scritta da Steve Harris, ha avuto una nascita alquanto buffa.

Innanzi tutto non sono veneratori del demonio ma semplicemente hanno tratto ispirazione per una parte dal poema Tam o ‘Shanter scritto dal poeta e compositore scozzese Robert Burns  e, udite udite, da un sogno che il bassista Steve Harris fece dopo aver visto un film.

La ‘storia’ della canzone narra di un uomo che cammina in mezzo ad un vero inferno sulla  terra, vede sacrifici umani, sedute sataniche, dapprima spaventato e confuso poi inizia pian piano ad abituarsi a quella situazione fino ad esserne inglobato e a diventare parte attiva.

A questo punto una domanda sorge spontanea: piuttosto che vedere il male, non può essere che sia una sorta di metafora della vita???

Steve Harris
 Steve Harris

Ecco il testo tradotto senza intro (scritto sopra)

Sono partito da solo,
la mia mente era vuota
avevo bisogno di tempo per prendere i ricordi dalla mia mente

Cos’ho visto? Devo credere
che ciò che ho visto la scorsa notte fosse vero
e non immaginazione

Solo quello che ho visto, nei miei vecchi sogni,
erano riflessi della mia mente malata
che mi fissava

Perché nei miei sogni, è sempre là,
il volto diabolico che distrae la mia mente
e mi terrorizza.

La notte era nera, era inutile trattenersi
perché dovevo vedere se qualcuno
mi guardava
Nella nebbia figure scure si agitano e contorcono
era tutto questo vero o qualche tipo d’inferno?
666 il numero della bestia
inferno e fiamme nati per essere liberati

Le torce bruciavano e le sacre litanie inneggiavano
appena iniziarono a piangere, portano le mani al cielo
nella notte, i fuochi bruciano intensamente
il rituale è iniziato l’opera di Satana ha inizio
666 il numero della bestia
il sacrificio si attua stanotte

non può continuare così devo informare la polizia
può essere vero o un sogno folle
ma mi sento attirato dalle orde sataniche che cantano
mi sento ipnotizzato… non riesco a evitare gli occhi
666 il numero della Bestia
666 il numero per me e te

vengo di nuovo ritornerò
ti possiederò e ti farò bruciare
ho il fuoco ho la forza
ho il potere di liberare il male

Iron Maiden
 Iron Maiden

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