Gli incidenti aerei nel mondo del calcio: 62 anni fa quello del Manchester United

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Sono passati 62 anni dall'incidente aereo che tolse la vita a 8 giocatori del Manchester United

Erano passati solo nove anni dalla Tragedia di Superga, il Grande Torino che salutava per sempre il mondo del calcio, quando un’altra squadra ha visto lo stesso destino: il Manchester United.

Era il 6 febbraio 1958, la squadra inglese stava tornando a casa dopo la partita di ritorno della Coppa dei Campioni a Belgrado, quando un incidente a Monaco-Riem tolse la vita a 23 persone, tra equipaggio e giocatori.

Aveva concluso da poco la partita valida per la semifinale, riuscendo a battere la Stella Rossa grazie al 2-1 dell’andata e al 3-3 del ritorno, quando il Manchester United salì sull’aereo della British European Airways, preso in affitto dalla società, per tornare a casa e festeggiare il passaggio con i propri tifosi. Una semifinale che sarebbe stata vinta poi dal Milan, battuto sul finale dal Real Madrid.

In più, in quegli anni, l’età media dei campioni del Manchester United era molto bassa, con ragazzi nati e cresciuti nei dintorni della città. Da qua, il nome con cui vengono ricordati i Busby Babes, ovvero i ragazzi di Busby, l’allenatore scozzese sopravvissuto all’incidente.

La dinamica dell’incidente

Erano le 14.15 del 6 febbraio quando l’aereo, con a bordo 38 persone e partito da Belgrado, si fermò all’aeroporto di Monaco-Riem per fare rifornimento, come ricorda Il Post. Tempo un’ora circa, e il pilota James Thain (ex tenente RAF) riaccese il motore dell’aereo con l’idea di tornare a casa. Durante il primo tentativo di decollo però, Thain percepì un surriscaldamento del motore che lo ha convinto a fermare l’aereo per ulteriori controlli. Meno di cinque minuti dopo, arrivò il via dalla torre di controllo che permise al pilota di provare con un secondo tentativo, anche questo caso invano. Il problema, questa volta, fu l’eccessiva accelerazione dei motori che non convinse Thain, portandolo a rinunciare al decollo.

Alle 15.59 il pilota riprovò una terza e ultima volta a far decollare l’aereo, nonostante il suggerimento dell’ingegnere della stazione di far riposare l’aereo per la notte, in modo tale da non far surriscaldare eccessivamente il motore. Nonostante ciò, l’aereo con a bordo i campioni di Manchester ripartì fino a toccare i 217 chilometri orari. A tale velocità è fortemente sconsigliato interrompere la manovra, motivo per cui, Thain decise di proseguire il decollo. Nel frattempo però, il motore sinistro si surriscaldò nuovamente , mentre un leggero strato di neve, accumulatosi sulla pista, rallentò l’accelerazione dell’aereo, sceso a 194 chilometri orari. Una velocità troppo alta per fermarsi e troppo bassa per decollare.

Da qua il disastro. L’aereo scivolò sfondando la recinzione della pista, mentre l’ala sinistra si schiantò contro una casa. Il lato sinistro della cabina dei piloti colpì un albero mentre la fusoliera, la parte centrale dell’aereo contenente i passeggeri, si scontrò con un capanno di legno tra pneumatici e una cisterna di carburante che prese fuoco insieme all’aereo stesso.

Gli incidenti aerei che hanno segnato il mondo del calcio: da Superga alla Chapecoense

L’incidente del 1958 si portò via otto giocatori del Manchester United, e tolse ad altri due la possibilità di tornare in campo. Solo l’allenatore Matt Busby riuscì a riprendersi tornando ad allenare la squadra insieme ai giocatori sopravvissuti. Con l’aiuto del capitano e simbolo di quello United – Bobby Charlton – la squadra vinse finalmente quella temuta Coppa dei Campioni esattamente dieci anni dopo battendo 4-1 il Benfica, proprio grazie alla doppietta del capitano.

Eppure, quell’incidente non fu l’unico a segnare una pagina nera nel libro del calcio mondiale. Come già ricordato, solo nove anni prima, il 4 maggio 1949, la Serie A venne fregiata dalla tragedia di Superga, in cui persero la vita 31 persone. In quell’occasione, il Torino, di ritorno da un’amichevole disputata a Lisbona contro il Benfica, era in volo verso casa, a bordo di un velivolo Fiat G.212 preso dalla società per l’occasione. Come riporta Panorama, le ipotesi riguardo allo schianto contro la Basilica di Superga sono varie, ma forse quella più accreditata riguarda i limiti della strumentazione di bordo e di terra, non così tecnologicamente avanzata come possono essere ora. In più, il tempo non era dei migliori, vi era pioggia e la visibilità era alterata.

Più recente è invece l’incidente che tolse la vita alla squadra brasiliana Chapecoense. Il 28 novembre 2016, l’aereo su cui viaggiavano 77 persone in tutto, si è schiantato mentre tentava un atterraggio di emergenza vicino alla città colombiana di Medellin. Alla tragedia sopravvissero tre calciatori: Jacson Ragnar Follmann, Alan Luciano RuschelHelio Zampier Neto, difensore della Chapecoense, trovato sotto i rottami dell’aereo. Gli altri tre salvati sono la hostess Ximena Suarez, il tecnico Erwin Tumiri e il giornalista Rafael Valmorbida. Mentre il portiere Marcos Danilo morirà successivamente in ospedale. La squadra in Colombia avrebbe dovuto giocare la finale della Coppa Sudamericana. Più di un anno dopo, è stata riscontrata come causa dell’incidente la mancanza di carburante, che aveva fatto partire lo stato d’emergenza già 40 minuti prima di cadere. Eppure, come riportarto da Sky Sport, risulterebbe che “né la società, né l’equipaggio, anche se erano a conoscenza della limitata quantità di carburante per completare il volo a Rionegro, hanno deciso di far scalo in un altro aeroporto per rifornirsi della quantità minima di carburante per completare il viaggio in piena sicurezza.”

Aeronáutica Civil presenta informe finalsobre accidente aéreo de la empresa LaMia• La tragedia, que ocurrió el 28 de…

Pubblicato da Aeronáutica Civil de Colombia su Venerdì 27 aprile 2018

Infine, il 21 gennaio 2019, ha perso la vita durante il volo verso Cordiff, il calciatore argentino Emiliano Sala. Lo stesso calciatore aveva espresso dubbi sulla sicurezza dell’aereo, inviando un messaggio ai suoi amici in cui si sente: “Questo aereo sembra cadere a pezzi, ho paura”. Sull’aereo solo il pilota David Ibbotson, il cui corpo non è ancora stato trovato, a differenza di quello del ragazzo identificato già l’8 febbraio dello stesso anno.

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