Gli edifici Art Déco di Tunisi rischiano di scomparire

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Sono Art Déco o Art Nouveau. Sono nati nel XIX e XX secolo, durante la colonizzazione francese. E sono in pericolo. Sono gli edifici di Tunisi.

Perché gli edifici di Tunisi sono a rischio?

L’idea, costruendoli, era di realizzare un centro urbano moderno, adattandolo alle esigenze dell’industrializzazione. Inizialmente erano abitati dai coloni, ma poi da essi abbandonati in fretta dopo l’indipendenza tunisina, nel 1956. Oggi la mancanza di manutenzione e di una vera strategia di ristrutturazione sta minacciando gli edifici di Tunisi.


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Un patrimonio fragile

Molti di questi edifici sono ormai fatiscenti, alcuni sono stati sequestrati dallo Stato. Secondo il censimento del 2019, sarebbero 160 a rischio crollo. In alcuni casi i residenti hanno effettuato lavori di ristrutturazione, che però avrebbero snaturato il patrimonio architettonico. Alcuni edifici sono utilizzati come discariche. Altri ancora, minacciati da promotori immobiliari intenzionati a raderli al suolo per costruire qualcos’altro.

La storia di Imed Tahenti

Riguardo a quest’ultima opzione, la storia del fornaio sessantenne Imed Tahenti è emblematica. Unico inquilino rimasto di un palazzo abbandonato, residente dal lontano ’56, denuncia proprio le pressioni di un intermediario immobiliare. Quest’ultimo, spiega, ha acquistato l’edificio negli anni 70 e vorrebbe sgomberarlo del tutto: la ragione sarebbe proprio, teme Tahenti, demolirlo e costruire edifici moderni. Il palazzo in questione è una vera perla Art Déco, risalente al 1910: volute stravaganti, soffitti alti, maioliche, piastrelle lavorate a mano, scale a chiocciola. Il tutto realizzato da architetti e imprenditori italiani e francesi. “Non si può parlare di città araba senza evocare allo stesso tempo la città europea che costituisce il centro di Tunisi, sono le due facce dello stesso cuore” spiega l’architetto Dhouha Al-Jalasi.

L’Associazione Edifici e Memorie

Considerata la storia coloniale della città, i quartieri europei si sono sviluppati un po’ ovunque. Ma la maggior parte dei proprietari originali dei palazzi li hanno lasciati alla dichiarazione di indipendenza del Paese, e secondo le statistiche ufficiali rilasciate lo scorso anno il numero di proprietà straniere in Tunisia è di 12.305. Di queste, 7.645 sono state cedute alle autorità del Paese, nell’ambito di contratti immobiliari franco-tunisini. Detto questo, l’Associazione Edifici e Memorie ha chiesto di recente una “strategia costruttiva per preservare il paesaggio architettonico storico”. Ma considerando la grave crisi economica e politica in cui versa la Tunisia, appare chiaro che questa non è una priorità.

Diverse priorità

Così quindi si esprime Bertrand Ficini, Vice Direttore dell’Agenzia Francese per lo Sviluppo (AFD). “Dati i finanziamenti relativamente bassi che siamo stati in grado di raccogliere negli ultimi anni, la conservazione del patrimonio, in particolare del patrimonio europeo, non è una priorità per i nostri partner” afferma amaramente. Alla fine dello scorso anno l’AFD ha impiegato 12 milioni di euro per un progetto di rinnovamento dei centri storici, quartieri europei compresi. Ma non basta: Tunisi rimane a rischio, soprattutto a causa di un disegno di legge presentato al Parlamento nel 2018. Questo riguarderebbe 5000 edifici, considerati “in rovina da distruggere”: finora sono state solo le pressioni della società civile a rinviarlo.