Gli attacchi contro le forze statunitensi in Iraq sono la normalità

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Attacchi contro forze statunitensi

Gli attacchi con razzi sulle le basi delle forze statunitensi e su i convogli logistici che portano rifornimenti alle forze statunitensi sono diventati un nuovo tipo di normalità in Iraq. Tuttavia, le decine di attacchi dell’ultimo anno e mezzo sono perpetrati con alcune regole non scritte e sono iniziati da quando le tensioni tra USA e Iran hanno cominciato ad aumentare, nel maggio 2019. La nuova campagna ha anche spinto gli Usa verso il ritiro, un obiettivo delle milizie filo-iraniane in Iraq.

Strategia efficace quella degli attacchi ridotti sulle forze statunitensi in Iraq

La recente pratica dell’amministrazione Trump di rispondere con la forza solo nei casi in cui ci sono vittime della Coalizione sembra aver scoraggiato attacchi più grandi. Le prove degli ultimi sei mesi indicano l’efficacia di questa strategia, che rappresenta una continua vessazione e pressione sugli Usa affinché lascino l’Iraq.


Milizia sciita irachena attacca convoglio USA


Attacchi in stile guerriglia mordi e fuggi

In generale, la Coalizione guidata dagli Usa e le forze irachene sono trasparenti e coerenti nel segnalare attacchi in varie basi in Iraq dove sono presenti forze statunitensi. I tipi di attacco si presentano generalmente in due forme: attacchi con razzi alle basi e IED o sabotaggi ai convogli. La tendenza più recente in Iraq è quella degli ordigni esplosivi che colpiscono i convogli di rifornimento.

Gli attacchi contro forze statunitensi in Iraq coincidono con le tensioni tra Stati Uniti e Iran

Gli attacchi missilistici cominciano ad aumentare nel maggio e giugno 2019, in coincidenza con le tensioni tra Usa e Iran nella regione. Nell’autunno del 2019 sono aumentati al punto che gli Usa hanno iniziato a credere che l’Iran fosse indirettamente dietro gli attacchi. Questi attacchi hanno preso di mira diverse basi, come Balad, Taji, Q-West, l’ambasciata statunitense nella Zona Verde. Ma anche le aree utilizzate dalle forze statunitensi nei pressi dell’aeroporto internazionale di Baghdad.

Le forze statunitensi in Iraq impotenti

Le forze statunitensi sono nel bel mezzo di un’azione di bilanciamento. Non hanno il mandato per affrontare l’Iran e sono in Iraq su invito di Baghdad. Questa situazione sembra progettata per ridurre i potenziali obiettivi di opportunità o di attrito.

Iran fa pressione agli Usa tramite i gruppi di resistenza iracheni

Chi attacca lo fa con intento di disturbo contro le forze statunitensi e per dimostare che possono facilmente mirare a varie basi e siti strategici. Tuttavia, finora, il loro livello di attacchi non ha raggiunto il livello registrato nel periodo dell’insurrezione irachena prima del 2011.

Mantenere la pressione sulle forze statunitensi nel dialogo strategico e nelle tensioni tra Usa e Iran, fa parte di una più ampia campagna politica di partiti e gruppi politici filo-iraniani. Questi agiscono per fare pressione contro le forze statunitensi affinché abbandonino l’Iraq. La politica statunitense di “deterrenza contestata” è riuscita a inviare il messaggio che gli attacchi mortali saranno affrontati con la forza senza intensificare il conflitto.

Abbandono delle basi per non esporre le forze Usa a possibili attacchi

L’attuale posizione degli Usa in Iraq è incentrata sulla sconfitta dell’ISIS. Ma anche una pratica di “deterrenza contestata” con l’Iran e i gruppi iracheni sostenuti dall’Iran. Quest’ultimi accusati di essere dietro gli attacchi missilistici.

Recentemente gli Usa hanno abbandonato diverse basi in cui la Coalizione era attiva, spostando le forze da Camp Taji e da diverse altre località dell’Iraq. Gli Stati Uniti giustificano la decisione citando i progressi nel conflitto contro lo Stato islamico e al-Sham (ISIS). Ma la ragione sembra avere più a che fare con l’evitare attacchi ai soldati statunitensi in basi e avamposti più piccoli. Il risultato finale è che gli Usa continuano la missione contro l’ISIS con meno forze e non conducono raid come in passato.

Nuovi gruppi di resistenza rivendicano gli attacchi sulle forze statunitensi

All’inizio degli attacchi contro le forze statunitensi nessun gruppo si assumeva alcuna responsabilità. Tuttavia, nel dicembre 2019, dopo che un appaltatore è stato ucciso vicino alla base del K-1 vicino a Kirkuk, gli Usa hanno lanciato attacchi aerei contro Kata’ib Hezbollah (KH), un gruppo paramilitare sostenuto dall’Iran. Altri attacchi aerei hanno avuto luogo a marzo, dopo che tre membri della Coalizione sono stati uccisi.

Quando sono iniziati gli attacchi ai convogli di rifornimento, sono emersi nuovi gruppi che si sono assunti la responsabilità. L’Usbat al-Thairen si è creato come gruppo a marzo. Un altro chiamato Ashab al-Kahf ha rivendicato un attacco il 15 luglio. Un terzo chiamato Saraya Thawrat Al-Eshreen Al-Thaniya (Seconda Compagnia Rivoluzionaria del 1920) ha rivendicato un attacco a maggio.

L’Iran è un elemento chiave nella resistenza irachena

Gli attacchi sono citati dall’agenzia di stampa iraniana Mehr News Agency. Mostrando cosi l’importanza che l’Iran può attribuire a queste piccole attività di disturbo contro le forze e gli appaltatori statunitensi. Dunque, il messaggio è chiaro: questi gruppi si oppongono alla presenza statunitense in Iraq.

Gruppi paramilitari organizzati e sostenuti da politici iracheni

I nuovi gruppi rivendicano la responsabilità degli attacchi per allontanare gli incidenti dai membri del PMU, che fanno ufficialmente parte del governo. Questo dimostra la difficoltà del governo a indagare sugli attacchi o a cercare di assicurare i colpevoli alla giustizia. Infatti, ad ora, nessuno è accusato delle decine di attacchi che si sono verificati dal maggio 2019.

I gruppi paramilitari che in passato hanno minacciato gli Usa, come KH, fanno spesso parte delle Unità di Mobilitazione Popolare (PMU). I loro leader sono spesso membri del parlamento iracheno. Hadi al-Amiri, un leader chiave dell’Organizzazione Badr, è anche capo dell’Alleanza Fatah in parlamento e si è opposto al continuo ruolo degli Usa in Iraq.

Modus convivendi tra gruppi di resistenza e forze statunitensi

Mantenere la pressione sugli Stati Uniti attraverso piccoli attacchi che non infliggono vittime non ha rischiato un’escalation di violenza, che porterebbe ulteriori truppe statunitensi in Iraq. Ciò ha permesso agli Stati Uniti di salvare la faccia affermando che stanno conducendo un ritiro pianificato.

I gruppi filo-iranianiani vogliono che gli Usa lascino l’Iraq e la Casa Bianca sembra decisa a ritirarsi e a lasciare che la NATO o altri Paesi prendano il sopravvento. La conseguente posizione degli Usa in Iraq sembra essere una presenza più concentrata nella regione autonoma del Kurdistan, con una presenza molto limitata nella base di Al-Assad e a Baghdad.