Gli armeni sono stati abbandonati

Il conflitto nel Nagorno-Karabakh sembra essere finito. Tra i vincitori non troviamo il popolo armeno rimasto solo, di nuovo

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popolo armeno

Il 9 novembre 2020, Armenia e Azerbaigian firmano un accordo di pace, erano le 10 di sera. Un minuto esatto dopo, il popolo armeno è tornato a sentirsi solo. La storia sembra aver inizio a fine settembre, quando le truppe azere sono entrate nel territorio del Nagorno-Karabakh. Gli azeri non erano soli, insieme a loro c’era la Turchia, con droni militari israeliani e aerei da guerra. Il Nagorno-Karabakh è la casa di 150.000 armeni, che hanno visto ancora una volta a rischio la propria identità. Qual’è l’obiettivo dell’Azerbaigian? Recuperare i territori persi dopo la caduta dell’URSS. La storia quindi, comincia molto prima di quel giorno di settembre.

Che cosa vuole l’Azerbaigian dal popolo armeno?

Gli azeri si appellano a un regalo che Stalin gli ha fatto 97 anni fa. Infatti, nel 1923 i bolscevichi consegnarono il Nagorno-Karabakh all’Azerbaigian. Tuttavia, anche l’Armenia aveva avuto la sua parte molto tempo prima. Una questione storica, che va avanti da quasi un secolo. Un piccolo rimasuglio della prima guerra mondiale. Quando l’URSS cadde, la conseguenza fu inevitabile: Armenia e Azerbaigian si scontrarono. Dopo aver perso 30.000 uomini nel conflitto, l’Armenia nel 1994 recupera i territori persi e caccia gli azeri. L’antica provincia del Nagorno prende il nome armeno di Artsakh. 26 anni dopo, la storia sembra ripetersi, ma questa volta ad essere attaccati sono stati gli Armeni. Non potevano competere con le forze militari degli azeri, supportati anche dalla Turchia. L’unica cosa che potevano fare, era sperare che qualcuno li aiutasse. “Siamo così abituati a resistere” ha detto Isabella Algaryan, consigliera comunale a Yerevan.

Una questione di sterminio

Dobbiamo comprendere che per l’Armenia c’è molto di più in gioco. Non stringono i denti solo per una terra. Non si tratta solo di 11.000 km 2, si tratta della propria vita. Un ragazzo armeno di 22 due anni ha detto a Le Figaro: “Dobbiamo vincere o verremo sterminati“. Tutto il popolo armeno è convinto di una cosa: gli azeri non vogliono solo vincere, li vogliono eliminare. Come se non bastasse, in memoria del doloroso genocidio del 1915, i turchi hanno deciso di allearsi contro gli armeni. Il presidente Erdogan sogna di porre fine ai “resti della Spada“. Questo è il termine che viene appellato ai sopravvissuti del primo genocidio armeno. La speranza aleggiava sopra a un popolo che non voleva arrendersi, o almeno, così è stato fino al 9 novembre 2020. Il leader armeno si è assunto tutte le responsabilità di quel trattato di pace tanto odiato. Gli armeni, lo accusano di aver svenduto il proprio popolo per poco.

Cosa fa l’Occidente per il popolo armeno?

Dall’Europa non arrivano parole. L’unico ad aver detto qualcosa è stato Macron, che a ottobre ha sottolineato “l’aggressione dei turchi e degli azeri“. Queste parole hanno dato un po’ di speranza al popolo armeno. Sapeva di non essere stato abbandonato dal suo vecchio alleato francese. Ma per il resto cosa sta facendo l’Occidente? Cosa porta le persone a indignarsi per il destino di un popolo e non di un altro? Il legame con la Russia sembra rimanere saldo, anche se Mosca gioca con i propri interessi. Basti pensare a questo trattato di pace, i russi non volevano combattere, volevano che il conflitto finisse il prima possibile. Per questo motivo hanno trovato una soluzione che non giovava davvero ai propri alleati armeni.

Il ruolo di Russia e Turchia

Putin è considerato da molti il difensore dell’Europa cristiana. Non voleva perdere questo appellativo. Allo stesso tempo, non voleva perdere il controllo del Caucaso. Intanto, il vero vincitore del conflitto resta Erdogan. Ankara continua a espandersi, mentre l’Europa resta a guardare. Alcuni pensano che sia un po’ una vendetta contro l’Unione. L’Europa non ha concesso alla Turchia di diventare parte del progetto e la Turchia procede da sola. Forse, più forte che mai. Il sogno imperialista di Erdogan non si limita a far percepire la propria potenza. Vuole imporre una lingua, ma soprattutto una religione. E’ stato proprio lo stesso leader a confermare l’importanza dell’Islam nel suo progetto imperialista. La Turchia è la vera vincitrice anche per un altro motivo. Negli obiettivi dell’accordo di pace, ha ottenuto un corridoio che collega Azerbaijan Nakhichevan e l’Azerbaigian. La prima era una zona al confine della Turchia, che da tempo era popolata dagli armeni. Ora ha la strada spianata per continuare la sua espansione. Intento, il popolo armeno resta a guardare, da solo.

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