La parola barbone rischia di essere uno stereotipo, a volte reso paradossalmente romantico dalla versione francese”clochard“.

Il problema dei senzatetto è, invece, un problema drammaticamente reale, concreto, che rischia di essere invisibile ai nostri occhi o, peggio, di essere visto e accantonato nel dimenticatoio delle abitudini.

Siamo a Catania, Giovanni e Linda, nomi entrambi di fantasia, dormono sotto una pensilina, separati dalla nuda terra da un materasso regalato da un amico, eh si, a volte la provvidenza assume le vesti di banali eppure preziosi gesti.

Dormono assieme, e strappa un sorriso l’inconfondibile tocco femminile con cui lei ha sistemato le coperte, proprio con la stessa cura di chi ha la fortuna di avere una casa.

Ti aspetteresti esagerazione nelle loro parole, ma almeno stasera no, è una semplice chiacchierata, in cui c’è persino spazio per qualche battuta e qualche sorriso. Una sorta di serena rassegnazione, che finisce col far sembrare, a volte, accettabile ciò che non lo è affatto.

La pensilina li ripara dalla pioggia ma non dai temporali, quando la pendenza di questo spiazzo fa sì che l’acqua raggiunga il loro giaciglio.

Altri senzatetto dormono in uno spiazzo a poche decine di metri dai locali della movida. Una panoramica triste quella che vede contrapporsi da un lato selfie e felicità (esibita) e dall’altro notti passate all’addiaccio in sacchi a pelo, qualcuno al riparo di una tenda per combattere i rigori del freddo invernale e i disagi del caldo, qualcun altro senza nemmeno quella.

È comodo e, per certi versi, rassicurante pensare che finire in strada sia un’eventualità remota o che i senzatetto siano una “categoria” particolare fuori dall’ordinario; magari è per questo che ci si rifugia dietro una coltre di indifferenza e ostilità, come cose al posto della povertà il problema fossero i poveri.

La realtà però, in casi come questi, si prende la briga di smentire i pregiudizi.

L’attività commerciale che va male, il licenziamento, lo sfratto, una separazione coniugale. Non esiste un prototipo di senzatetto, dallo straniero che lavora a giornata, ma non abbastanza da potersi permettere un alloggio, all’anziano che non arriva con la pensione ad affittare una casa, alla coppia monoreddito in cui uno dei due si ammala.

Storie di umanità, di famiglie impossibilitate a dare una mano o, magari, rapporti deteriorati a tal punto di accettare di vedere un parente in strada.

Un caleidoscopio di umanità invisibile per le istituzioni, non si tratta di migliaia di persone e questo toglie l’alibi dell’impossibilità di trovare una soluzione.

Il problema non è però solo istituzionale, è un problema di mancanza di empatia, di solidarietà, come se la povertà avesse tolto a queste persone il diritto di essere considerate nei loro problemi, nelle loro esigenze.

Chi vive per strada è una sconfitta per tutti ed ignorare le sconfitte serve solo a renderle ancora meno onorevoli.

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