Gli accordi di Visegrad del 15 febbraio 1991

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Gli accordi di Visegrad

Gli accordi di Visegrad del 15 febbraio 1991 sancirono la fondazione dell’omonimo gruppo. Si tratta di un’alleanza tra Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria e Slovacchia che porta avanti posizioni euroscettiche, sovraniste e rigide in tema di immigrazione.

Gli accordi di Visegrad: gli obiettivi

Gli accordi di Visegrad

Il gruppo di Visegrad prende il nome da una piccola città ungherese in cui fu costituito il blocco, nel 1991.

I paesi aderenti passarono da tre a quattro nel 1993, quando la Cecoslovacchia si disgregò in Repubblica Ceca e Slovacchia.

Il gruppo, nato dopo il crollo dell’Unione sovietica per rafforzare la cooperazione tra questi paesi, negli ultimi anni si è caratterizzato in particolare per sostenere posizioni euroscettiche, sovraniste e rigide in tema di immigrazione.

Le relazioni con l’Italia sono state spesso difficili, soprattutto per la mancata disponibilità del gruppo a farsi carico dell’accoglienza dei migranti extra-europei.

L’obiettivo di partenza dell’alleanza era rafforzare la collaborazione tra i governi allo scopo di promuovere una integrazione unitaria nell’Unione europea. Tuttavia, negli anni successivi le trattative per l’ingresso nell’Ue furono condotte da ciascun paese per proprio conto. I quattro membri del gruppo entrarono comunque contestualmente nell’Unione il 1° maggio 2004. Solo la Slovacchia, peraltro, ha adottato come moneta l’euro.

Gli accordi di Visegrad

Gli accordi di Visegrad: il leader del gruppo

Il leader più noto fra quelli che compongono il gruppo di Visegrad è Viktor Orban, premier dell’Ungheria. In carica dal 2010, forte di una maggioranza politica dei due terzi, ha introdotto profonde modifiche alla Costituzione ungherese, rafforzando i poteri dell’esecutivo e attirandosi da più parti accuse di autoritarismo.

In politica estera si è avvicinato alla Russia di Vladimir Putin e ha manifestato posizioni fortemente anti-immigrazione. Dopo aver costruito nel 2015 un muro lungo il confine con la Serbia, il governo ungherese nel 2018 ha sostenuto l’approvazione di una legge che vieta di aiutare i migranti irregolari che cercano di ottenere asilo nel paese.

Gli accordi di Visegrad e l’immigrazione

I paesi del gruppo di Visegrad sono schierati su posizioni rigidamente anti-immigrazione richiamando le radici cristiane dell’Europa. Orban e gli altri leader del blocco si sono sempre rifiutati di partecipare alla distribuzione dei migranti per quote tra i paesi dell’Unione europea.
Bruxelles ha risposto con sanzioni che non hanno però scalfito l’atteggiamento di chiusura del gruppo. Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria e Slovacchia hanno anche bollato come un ricatto l’ipotesi circolata nel 2017 in seno all’Ue di collegare i contributi elargiti dall’Unione alla politica migratoria dei singoli paesi.

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