Le molestie al Valentini-Majorana raccontate da un’ ex-studentessa

0
582
Valentini-Majorana
Valentini-Majorana

Il Liceo Valentini-Majorana di Castrolibero, uno dei poli scolastici più rinomati della provincia di Cosenza, è finito al centro delle polemiche dopo le accuse da parte dellə studentə per le presunte molestie e il clima omertoso sorretto dal corpo scolastico intorno ad esse.

La pagina per denunciare le molestie al Valentini-Majorana

“È partito tutto da alcune interviste in merito alla mia esperienza di condivisione non consensuale di materiale sessualmente esplicito avvenuta durante i miei studi al Valentini-Majorana. Allora la mia richiesta di aiuto fu ignorata dalla preside del Liceo, la dirigente Iolanda Maletta”. Inizia così il racconto di un’ ex-studentessa dell’Istituto Superiore in provincia di Cosenza che spinta dalla chiamata contrariata in merito alle sue dichiarazioni definite “illazioni” da parte della stessa preside, si è subito attivata. “Ho contattato alcunə studentə e mi sono resa conto che le molestie fisiche, verbali e psicologiche che avevo subito continuavano ad essere perpetuate. Così ho creato l’account @calloutvalentinimajorana con l’obiettivo di denunciare il clima di violenza della scuola”.

Gli abusi del professore e i silenzi della preside 

“Nella mia classe tutte le mie compagne erano vittime di molestie da parte del professore. Ci dava nomignoli, come “panterona”; ci definiva “suore” o estremamente aperte; faceva battutine sulla nostra vita sessuale, sul nostro corpo, quello delle nostre madri, zie o nonne. Durante le lezioni faceva cadere le sue “mani morte” sul nostro seno, sempre al centro delle sue attenzioni, così come il sedere. Ci diceva: “A che ora ti posso trovare in autostrada che ti darei una botta?””. Queste le molestie verbali e fisiche rivolte alle studentesse del Valentini-Majorana, amplificate dal victim blaming che sarebbe stato praticato dalla preside della scuola, la quale, secondo le testimonianze di più studentesse, sarebbe stata a conoscenza dell’accaduto ma avrebbe più volte insabbiato gli eventi, includendo, addirittura, il suddetto professore all’interno della dirigenza scolastica. 

Il clima di violenza all’interno della scuola di Castrolibero

Trascinati dalla campagna di violenza portata avanti dal professore, gli altri componenti maschi della classe si sentivano legittimati, come ci racconta l’ex studentessa di Castrolibero, Dalia, a perpetuare gli stessi comportamenti con costanti riferimenti alla loro vita sessuale e al loro corpo. “Una volta un mio compagno di classe si è avvicinato ad un’altra studentessa girata di spalle. Ha abbassato pantaloni e mutande appoggiando il suo membro al suo corpo senza che lei se ne accorgesse”. Un clima di violenza costante, quindi, quello che si viveva nella classe di questa ex-studentessa e non solo. “Ci sono testimonianze decise che raccontano che ci sarebbero almeno altri due professori che praticavano gli stessi comportamenti di quel professore.” 

Le altre testimonianze  

L’ex-studentessa ci tiene a specificare che lei non era l’unica ma che grazie a lei molte altre studentesse ed ex-studentesse hanno deciso di denunciare quello che per diversi anni hanno subito e la delegittimazione praticata dalla dirigente scolastica Maletta. Tra queste, dalle testimonianze postate online, si legge quella di una studentessa che riporta la frase che le avrebbe detto un professore: “Vai in bagno, prendi il mio telefono e scatta una foto al seno, così almeno esci con una sufficienza”. E ancora: “Che coda alta e lunga che porti, sembri proprio una bella cavalla e io ho tanta voglia di galoppare.” Secondo quanto scrivono, la dirigente scolastica avrebbe “nascosto” la situazione al fine di “salvare la reputazione della scuola”. 

L’occupazione e la protesta del Valentini-Majorana

In questo momento è in corso una protesta davanti l’edificio, sottoposto anche ai controlli degli Ispettori. Nel frattempo, la procura di Cosenza ha avviato un’inchiesta conoscitiva. Lə studentə hanno inoltre avviato una petizione online in cui chiedono “che la scuola sia un posto sicuro” e “che mai nessuna persona venga messa a tacere e molestata”. La loro azione ha trovato anche il sostegno di alcunə professorə, che, tuttavia, sembrerebbe essere arrivata in ritardo. “All’inizio della protesta gli insegnanti erano in disaccordo perché anche loro fortemente impregnati di quella cultura quasi mafiosa della reputazione pulita. Adesso, dopo aver visto il sostegno pubblico che ci arriva dall’esterno, sono dalla nostra parte. Come si suol dire, si cerca di salire sempre sul carro dei vincitori.”