Giuseppe Zola: il letterato bresciano giansenista

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Giuseppe Zola è uno storico e teologo italiano della prima parte 1700 ed inizi 1800. Durante la carriera, l’attività d’insegnamento della storia ecclesiastica, morale e dei costumi, presso l’Ateneo di Pavia. Dal pensiero religioso giansenista, l’influenza filosofica del teologo luterano Friederich Münter. Tra le opere principali dello storico, si ricordano: Commentariorum de rebus christianis prolegomena, Theses ex universa Philosophia selectae, Defensio christianae ethices habita ab Aloysio Asti magno.

Giuseppe Zola chi è?

Lo storico nasce a Concesio (Brescia), il 28 agosto 1739 e decede nella città di origine, il 5 novembre 1806. Dall’area montana della Val Trompia, la famiglia con i genitori Girolamo Zola e Maddalena Carlini. Per i primi studi, Giuseppe segue la formazione scolastica da un insegnante privato, nel borgo natale. In seguito, le scuole superiori a Brescia, di letteratura latina e greca, con il riferimento del religioso Pietro Barzani.

Durante il percorso studentesco, l’incontro di Giuseppe con l’ecclesiastico Giambattista Scarella, dalle ideologie gianseniste. Da qui, il chierico dal pensiero dottrinale cattolico – calvinista, incarica Zola della sistemazione di alcune delle sue opere letterarie. Dai lavori di correzione degli scritti, segue l’interesse per il letterato sulla dottrina cattolica del Giansenismo, con approfondimenti sulla materia.

Dopo anni di studi della teologia, Zola diviene responsabile della storica Biblioteca Queriniana di Brescia, con le direttive dell’abate Carlo Doneda. In seguito, la nomina per Zola di insegnante di teologia morale dal cardinale Giovanni Molin, presso il seminario vescovile di Brescia. Nell’attività di docenza della città lombarda, l’incontro con il collega e docente Pietro Tamburini, che segue nell’ideologia antigesuita. Come conseguenza, la revoca del ruolo d’insegnamento per entrambi i professori, dal vescovo.

Poi il trasferimento per Zola e l’amico Tamburini a Roma ed il nuovo incarico di docenza nel Collegio dei Santi Giovanni e Carlo, per volere del cardinale Marefoschi. Nel 1774, l’imperatrice d’Austria Maria Teresa incarica Zola del ruolo di docente, presso l’Ateneo di Pavia, per diverse materie tra cui: storia ecclesiastica, dei costumi e morale. Nel corso della carriera, numerosi scambi intellettuali con confronti sulla dottrina giansenista.  

Giuseppe Zola: il Giansenismo

Dal XVII secolo, il vescovo olandese Giansenio elabora gli studi sulle religioni, nell’interpretazione cattolica, in cui pone le basi della teologia e da qui, l’origine del Giansenismo. Nella filosofia della materia, la teologia come concezione di base della corruzione innata dell’uomo, che compromette lo stesso, in manifestazioni di azioni che lo conducono al peccato.

A tal principio, come unica salvezza umana contro il male e la disobbedienza alla volontà di Dio, la grazia divina. Inoltre, soltanto per alcuni esseri umani la predestinazione alla salvezza e non per tutti, nell’interpretazione classica calvinista. A fronte di ciò, Dio in quanto padre assoluto, eterno e divino, decreta la grazia eterna nella scelta delle proprie creature umane, con le persone rimanenti e peccatrici che rimediano ai propri errori.

Le opere

Il teologo bresciano compone diverse opere letterarie, tra cui: Defensio christianae ethices habita ab Aloysio Asti magno, Commentariorum de rebus christianis ante Constantinum Magnum, Theses ex universa Philosophia selectae, Quas sub auspiciis B.M. Virginis sine labe conceptae publicae disputationi proponit Josephus Zola, Commentariorum de rebus christianis prolegomena ed altre.