Giuseppe Pinelli: l’anarchico col fermo della strage

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Giuseppe Pinelli è un partigiano, un anarchico e ferroviere italiano, del 1900. Inoltre, Pinelli diviene attivista del gruppo anarchico Ponte della Ghisolfa. Durante la Resistenza, il ferroviere entra nella Brigata Autonoma Franco, con possibili coinvolgimenti nelle Brigate Bruzzi Malatesta. Nel 1969 Pinelli decede in questura a Milano in circostanze misteriose,  dopo l’arresto per l’esplosione di una bomba, in piazza Fontana. In seguito, in memoria del partigiano nascono diversi libri, di cui: Una storia quasi soltanto mia, Bombe a inchiostro, La strage di Stato, Una finestra sulla strage ed altri.

Giuseppe Pinelli chi é?

Giuseppe Pinelli nasce a Milano, il 21 ottobre 1928 e decede nella sua città, il 16 dicembre 1969. Alla fine delle scuole elementari, Giuseppe per contribuire economicamente in famiglia, lavora come garzone e magazziniere. Tuttavia, la passione per la lettura coinvolge il ragazzo, che prosegue come sviluppo di una cultura personale. Nel 1945, Giuseppe diviene membro attivo della Resistenza, nella lotta contro il Fascismo, nella Brigata Autonoma Franco. A ragion per cui, Pinelli conosce Angelo Rossini, un anarchico che lo coinvolge nel gruppo a cui appartiene.

Di fatto, Rossini risulta appartenente alle Brigate Bruzzi Malatesta, con l’ipotesi di un legame in entrambi i gruppi. A fine guerra, Pinelli persegue gli ideali anarchici, come attivista del movimento, a Milano. Inoltre, negli anni cinquanta Pinelli vince il concorso delle Ferrovie dello Stato, dove ottiene l’impiego di manovratore.

Giuseppe Pinelli e la militanza anarchica

Nel 1963, il ferroviere prende parte alla Gioventù Libertaria, dove diviene tra i fondatori dei circoli Sacco e Vanzetti. Nel 1966, Pinelli diviene sostenitore della rivista Mondo Beat e contribuisce alla stampa delle prime copie. A fronte di ciò, il ferroviere appoggia numerosi nomi della rivista anarchica, tra cui: Gennaro De Miranda, Gunilla Hunger, Umberto Tiboni, Tella. Ma Pinelli crea un nuovo circolo in piazzale Lugano 31, in cui esegue conferenze e riunioni di comitati. In realtà, Pinelli diviene anticipatore di riassetto dell’Unione Sindacale Italiana (USI), con idee rivoluzionarie e libertarie.

Lo scoppio della bomba a Milano

A quasi fine anni sessanta, nascono numerosi conflitti della classe operaia. A fronte di ciò, l’inizio della Repubblica Italiana crea scioperi e cortei per gli scontri politici rivoluzionari. Ciò nonostante, i gruppi politici di sinistra provocano duri conflitti nelle piazze italiane. Il 12 dicembre del 1969, il clima violento sfocia nell’esplosione di una bomba, in piazza Fontana a Milano. Di fatto, lo scoppio dell’ordigno causa numerose vittime e la polizia esegue ottantaquattro arresti. A ragion per cui, il commissario Calabresi ordina l’arresto anche di Pinelli, in quanto sospetto.

Il 15 dicembre dello stesso anno, il ferroviere è nel palazzo della questura, quando scade il fermo delle quarantotto ore. All’improvviso, mentre la polizia interroga Pinelli sul fatto, il partigiano precipita dalla finestra dell’ufficio. Inoltre, l’uomo cade dalla finestra al quarto piano dell’edificio e finisce nell’aiuola. Pinelli decede il 16 dicembre 1969, durante il trasporto nell’ospedale Fatebenefratelli, di Milano.

La prima versione

In seguito al decesso dell’anarchico, il questore Marcello Guida convoca una conferenza stampa. A ragion per cui, il dott. Allegra, Guida e Calabresi presenziano alla conferenza, in cui la prima versione coincide col suicidio. Di fatto, ecco la dichiarazione: “Improvvisamente il Pinelli ha compiuto un balzo felino verso la finestra che per il caldo era sta lasciata socchiusa e si è lanciato nel vuoto”. Tuttavia, secondo la polizia, il gesto dell’anarchico risulta conseguenza all’alibi falso, mentre poi trova credibilità.

Il fermo di Pinelli in questura

In realtà, il fermo dell’anarchico oltre le quarantotto ore non risulta con la convalida dell’autorità giudiziaria. A fronte di ciò, il fermo di Pinelli secondo l’art. 13 della Costituzione viene revocato e senza effetto. Il 16 dicembre, la polizia arresta Pietro Valpreda, un tassista e testimone, che poi ritorna libero.

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