Giuseppe Baretti: il merito alla poesia epica italiana

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Giuseppe Baretti è un giornalista, poeta, linguista e critico letterario italiano del 1700. Anche con lo pseudonimo professionale di Aristarco Scannabue, la notorietà di Baretti emerge in diversi contesti letterari, come drammaturgo e traduttore. Negli scritti del linguista, le opere dalle versioni in italiano, inglese, francese e spagnolo. Tra le citazioni del poeta: “Costa meno fatica lo stare a detta, che non il giudicare d’ogni cosa col proprio giudizio”.

Giuseppe Baretti chi è?

Il letterato, in origine Giuseppe Marco Antonio Baretti, nasce a Torino il 24 aprile 1719 e decede a Londra il 5 maggio 1789. I genitori sono Luca Baretti, architetto impiegato di corte ed Anna Caterina Tesio. Primogenito, poi seguono i fratelli Filippo, Giovanni ed Amedeo. All’epoca, Torino è capitale del Regno di Sardegna, con la guida della dinastia nobiliare Casa Savoia.

Durante l’adolescenza, Giuseppe frequenta il seminario cittadino, come chierico tonsurato, per volere della famiglia. Al tempo, la città di Torino diventa sede del casato regnante Savoia. Di fatto, Girolamo Tagliazucchi diviene il professore di eloquenza e lingua greca per Baretti. Nel 1735, Giuseppe perde la madre e consegue per il padre il matrimonio con Genoveffa Astrua, di nobile discendenza.

In seguito, la decisione di Baretti all’abbandono della carriera ecclesiastica. Dopo due anni, il letterato ritorna nella città natale, presso lo zio Giovanni Battista, il quale svolge il segretariato nella corte ducale di Guastalla. A fronte di ciò, il parente intercede con la duchessa, per l’inserimento a corte del nipote, come aiuto di un mercante e tesoriere.

La carriera

Durante l’attività mercantile ducale, Baretti incontra Carlo Cantoni, un lavorante e poeta di corte, che sostiene le sue ambizioni letterarie e gli studi. Da qui, l’inizio della stesura di poesie, con l’ispirazione di autori italiani, dal genere burlesco fino alla satira. Alcuni scrittori di successo sono: Luigi Pulci, Ludovico Ariosto, Niccolò Macchiavelli, Lorenzo Lippi, Francesco Berni.

Di fatto, uno stile lirico in opposizione con la poesia degli artisti dell’Accademia dell’Arcadia. La diffusione dell’istituzione accademica trova l’approfondimento letterario, dalle conoscenze di alto livello, in tutta Italia. A tal riguardo, Baretti conosce diversi letterati e personaggi noti della cultura, come: Carlo Gozzi, Vittore Vettori, Luisa Bergalli. Quando il poeta raggiunge Venezia e Milano, la decisione di diventare membro dell’Accademia dei Trasformati.

Agli inizi degli anni Quaranta, Baretti lavora a Cuneo, come custode della città. Dopo due anni, la pubblicazione delle Stanze al Padre Serafino Bianchi da Novara, con il seguito per lo scrittore, della canzone Liberazione di Cuneo. Per la seconda opera, Baretti prende riferimento storico, agli epiloghi sulla guerra di successione austriaca. Nel 1744, il letterato perde il padre e lascia la città di origine, per raggiungere degli obiettivi professionali a Genova.

Tuttavia, il poeta torna a Venezia, dove frequenta da Gozzi, l’Accademia dei Granelleschi. In verità, Baretti inizia ad esprimere le qualità di critico letterario e traduttore, con le prefazioni Tragedie di Pier Cornelio. Di fatto, in rilievo anche le doti teatrali nella versione drammaturgica e delle tragedie francesi, in cui Baretti attribuisce all’Italia, il prestigio della poesia epica.