Giulio Frigo: l’arte ispirata dalla scienza

Guardando i lavori di Giulio Frigo si viene catturati dall'orbita di queste opere di arte contemporanea. In cui arte e scienza si fondono.

0
914
Giulio Frigo

Accostare scienza ed arte appare forse a molti una contraddizione. Mentre diversi sono i punti di contatto tra le due discipline. Tuttavia sono due anime complementari. Separabili, ma meno lontane di quanto le meccaniche, spesso sterili distinzioni fra astratto e figurativo possano far credere. Entrambe convivono nella pittura di Giulio Frigo. Una di queste anime quella che con eccesso di inerzia mentale si definirebbe figurativa, mantiene in realtà il contatto con il terreno a portata di mano dell’artista. Che non è, per quanto possa far parte del suo quotidiano ordinario, un terreno qualsiasi. E’ il campo, fisico e filosofico.

Chi è Giulio Frigo?

Giulio Frigo nasce ad Arzignano il 1984. Dopo aver studiato all’Accademia di Belle Arti di Brera e all’UCLA di Los Angeles, si trasferisce a Milano. Dove inizia a collaborare con la Galleria Francesca Minini. La sua vena creativa si traduce in una pittura moderna. In espressione pittorica pura, che recupera la tradizione in modo innovativo. Attraverso una ricerca e uno studio originale e non emulativo.

Giulio Frigo – “Impenetrabile”

La mostra “Impenetrabile” di Giulio Frigo, nasce per gli spazi della storica Piscina Cozzi di Milano. Attraverso le sue opere l’artista traduce in immagini i pensieri di filosofi e scienziati. Dunque la realtà è una dimensione di incompletezza. Nella quale riformula e distorce le sembianze umane. Nel tentativo di spingersi oltre i limiti del corpo. E ridefinirne simbolicamente contorni e volume. O introducendo in modo incrementale l’uso metamorfico di maschere che celano i volti. In diretto riferimento a Platone, del resto. Secondo il quale per scorgere l’anima imprigionata nella caverna buia del corpo, occorre superare la visione sensibile attraverso quella dell’intelletto.

Lo stile delle opere

La produzione dell’artista si incentra dunque sull’analisi della relazione tra i fatttori spazio e luce. Per mezzo di due forme primarie. Non esenti da rimandi d’ordine simbolico e geometrico. I dipinti introducono le forme fondamentali del quadrato e del cerchio. Come pure dei solidi platonici. Poste in relazione al fine di articolare la luce. E rese binomio chiave di un lavoro di ricerca estetica e scientifica. Ne risulteranno, in pittura, opere nelle quali la luce è il perno e il fine della composizione. Modulata in maniera esatta per suggerire un’energia vibrante. Che sembra tendere a invadere lo spazio esterno all’opera. Avrà infatti come cardine l’idea di un’energia dinamica. Energia-luce che si modula in un gioco di sovrapposizioni chiaroscurate.

La tecnica di Giulio Frigo

L’artista realizza i quadri secondo una personale capacità elaborativa. Analizzando attentamente quanto lo circonda. Quindi riproducendo sempre in modo ben comprensibile e facilmente fruibile, spazi e dimensioni. Profondità e primi piani. Non senza però, un pizzico di aulico lirismo poetico di fondo. Che ingentilisce l’insieme figurale. Difatti la realtà visibile traspare, con una particolare accortezza per l’equilibrio. Per l’armonia, e la proporzione. Nell’intento di racchiudere nelle immagini, quanti più dettagli emozionali possibili. In modo da riproporre quelle scelte, in funzione della propria esclusiva visione ideale delle cose. I colori usati sono densi, pastosi, e materici. 32 mila pennellate di tempera fosforescente e 1800 pixel, nascosti da un manto di colore. Su cui dipinge i suoi personaggi. Figure che riemergono attraverso la tecnica dello sgraffio. Impresse in un vortice luminoso.


Leggi anche: Paul Klee l’arte oltre il Pathos nell’ordine del movimento