Giulia Marchi, “La natura dello spazio cosmico” -MOSTRA

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Sabato 24 ottobre, dalle ore 15 alle ore 20, negli spazi di LABS Contemporary Art, avrà inizio la mostra personale di Giulia Marchi dal titolo “La natura dello spazio logico” a cura di Angela Madesani. L’artista è nata a Rimini nel 1976 e si è laureata in lettere classiche all’Università degli studi di Bologna. La ricerca letteraria e l’approccio concettuale sono precisi stilemi del suo linguaggio fotografico. Giulia Marchi non è soltanto una fotografa ma una vera professionista, infatti si interessa all’utilizzo del foro stenopeico e alla costruzione delle proprie macchine fotografiche.

Giulia Marchi, qual è il messaggio della mostra?

Il lavoro dell’artista è un’indagine interiore, il progetto vuol essere un’analisi su se stessi e sul proprio punto di vista. Il titolo della mostra “La natura dello spazio logico” fa riferimento al filosofo e architetto austriaco Ludwig Wittgenstein; proprio da lui la Marchi riprende l’assunto da cui si sviluppa la sua ricerca: “Luogo spaziale e luogo logico concordano nell’essere ambedue la possibilità di un’esistenza”. La mostra è quindi costituita da un corpus di fotografie e lavori scultorei in marmo. 

La serie “L’artefice”

Nella mostra Giulia Marchi presenterà la serie “L’artefice” che consiste nella rappresentazione del tema sopra citato in cinque lastre di marmo. Sulle prime quattro è inciso l’esametro virgiliano Ibant obscuri sola sub nocte per umbram, scelto e proposto dall’artista nell’errata versione di Jorge Luis Borges: Ibant obscuri sola sub nocte per umbras.  Uno sbaglio voluto dal poeta argentino il quale amava gli errori tanto da considerarli una prova di verità e sicuramente di umanità. Sulla quinta lastra, la più grande, si trova la scritta Null, zero in tedesco, la lingua del filosofo che ha guidato l’intero progetto di lavoro.

L’altra parte della mostra

Oltra alle lastre, chi andrà alla mostra avrà il piacere di ammirare i labirinti e capire la loro valenza filosofica: a Borges e al suo labirinto costruito sull’Isola di San Giorgio Maggiore a Venezia, al labirinto di Cnosso sull’isola di Creta ed infine al Labirito di Dunure in Scozia. Questa parte del lavoro vuole essere una riflessione sul concetto di limite, attraverso l’errore, l’umana debolezza, lo spaesamento, il dubbio, l’incapacità di districarsi. Limite, errore, dubbio che forse sono proprio il senso più recondito, più temibile ma anche più affascinante dell’esistenza.


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