Giulia Calligaro: ma cos’è la felicità?

L'autrice parla dei suoi esercizi di felicità a Pordenonelegge.it 2017

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La felicità è lo stato d’animo (emozione) positivo di chi ritiene soddisfatti tutti i propri desideri. (Wikipedia)

Felicità: non è facile parlarne, ancora meno scriverne…  Filosofa di studi e di pensiero, a volte, come tutti, temo sia irraggiungibile, ma soprattutto credo sia una concetto dall’interpretazione e dal vissuto talmente soggettivo, un sentire fatto di emozioni ed esperienze proprie, esclusive, che la felicità di una persona non sarà mai uguale a quella di un’altra.

Se infatti per i miei amati antichi filosofi greci la felicità (eudaimonìa – che suono meraviglioso ha questa parola!) ha sempre coinciso con il fine ultimo di tutte le azioni dell’uomo, ovvero il fine ultimo della vita, perché loro non intendevano la felicità come l’appagamento dei propri desideri e delle proprie inclinazioni ma la facevano coincidere con il Bene, oggi la felicità ha perso la connotazione morale, trasformandosi in qualcosa che sa più di edonismo, qualcosa di esclusivamente personale, legato alla soddisfazione propria, alla realizzazione dei nostri desideri.

Ed ecco perché da Bene raggiungibile, la felicità si è trasformata in un fine quasi impossibile: una chimera, un sogno irraggiungibile che però tutti inseguiamo… e ci sentiamo eternamente insoddisfatti perché non felici!

Ma allora, che cos’è la felicità?

Giulia Calligaro, ospite alla diciottesima edizione di Pordenonelegge.it, risponde con grande coraggio a questa domanda, mettendo a nudo se stessa, narrando la propria esperienza, condividendo la sua idea di felicità, e sì, perché no, raccontandoci la Sua felicità.

Lo fa nelle pagine di un libro (Esercizi di felicità), ma riesce ancor più a toccare i cuori delle persone quando lo narra a voce al pubblico.

Si, perché magari se vi trovate il suo libro tra le mani vi potrà sembrare che sia uno dei tanti scritti che esaltano le pratiche yoga. Ma non è così. “Siamo tutti in viaggio e non è detto che lo yoga sia la soluzione per ognuno” dice Giulia. Ma che significa? E quale è allora il messaggio celato dietro e oltre questa copertina?

“L’essere umano – racconta la Calligaro – cerca la felicità fuori, nelle cose materiali magari, nel lavoro, nei rapporti umani, ma dura poco; succede a tutti. E allora forse non è questa la vera felicità, ma è un disegno più grande, qualcosa che ha a che fare con il nostro viaggio di vita, con noi stessi.

Io non ho trovato la felicità attraverso lo yoga e infatti non a caso il Maestro dice che lo yoga arriva quando sei pronto… e poi ti aiuta a coltivare pratiche quotidiane che fanno in modo di non perderla, la felicità”.

Il percorso di Giulia nasce da un dolore, uno di quelli che tutti proviamo, che tutti incontriamo. “Sono stata da un medico e gli ho chiesto di spiegarmi il senso di questa vita, dove c’è più sofferenza che gioia… E a un certo punto sono partita da lì, dalla sofferenza e ho iniziato un percorso interiore, dentro di me. Ho capito che dal dolore potevo tornare indietro, fare un percorso inverso, perché a volte la vita ci manda dei messaggi e il dolore è uno di essi. E allora bisogna seguire i propri stati d’animo, capirli, interpretarli, perché questo ci dona consapevolezza. Ecco, per la felicità non esistono ricette, la felicità va scelta e la trovi solo se la cerchi dentro di te, solamente dentro di te”.

Assumono un senso, dopo questa rivelazione di Giulia, le parole di Franco Arminio sulla prima di copertina:

“Aiuta a pensare che parlare di felicità e di amore significa già mettersi sulla buona strada, come se fosse una profezia che si autoavvera. E oggi forse è l’unico gesto sensato di dire sì alla felicità”.

Come a dire che “siamo ciò che vogliamo essere”, che se davvero la desideriamo questa felicità, la possiamo trovare solo dentro di noi.

“Mi viene in mente un esempio – continua Giulia -, una di quelle esperienze che credo tutti almeno una volta nella vita provano. Il tuo lavoro non ti piace più; ci sono due scelte: continuare a stringere i denti e lavorare mal volentieri, insoddisfatti, oppure rischiare, girarsi e guardare il vuoto dell’incertezza del domani, senza quel lavoro. Il messaggio è che bisogna avere il coraggio di rimanere un attimo scoperti, perché dopo il vuoto arriva sempre qualcosa, arriva un altro messaggio dopo che abbiamo ascoltato il primo (l’insoddisfazione per ciò che siamo facendo).

Quello che voglio dire è che la felicità va nutrita, con le persone che abbiamo accanto, le amicizie, la famiglia, con le cose che facciamo, con le nostre passioni… io la nutro anche grazie allo yoga ma lo yoga è arrivato in un momento in cui già avevo capito che tutto ciò che ci accade, succede per la nostra crescita; è arrivato quando ho iniziato a viaggiare nel terzo mondo e ho cominciato a non lamentarmi più del mal di pancia perché ho visto bambini morire di colera… Ho provato lo yoga quando mi sono aperta all’umanità!”.

E allora la felicità non è basata sul piacere, ma sulla giusta scelta:

“Il suo fiore può sbocciare in ogni momento, ma dobbiamo volerlo. E in ogni esperienza di vita si può far sbocciare la felicità, perché lei, la felicità, ci appartiene di nascita! Perché la nostra anima ha una naturale vocazione alla felicità”

Francesca Orlando

 

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