Giovanni Verga: 179 anni fa nasceva lo scrittore siciliano

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179 anni fa nasceva Giovanni Verga, il maggiore esponente del Verismo italiano.

Il 2 settembre 1840 nasceva a Vizzini, in provincia di Catania, Giovanni Verga, il maggiore esponente del Verismo italiano. Questa data non è probabilmente autentica. Sebbene l’atto di nascita riporti proprio la data del 2 settembre, è lo stesso Verga a smentirlo, in una lettera all’amico Benedetto Croce. Egli scrive infatti: “Sono stato al Municipio per avere la data che desidera conoscere. 31 agosto 1840. Io invece credevo fosse il 2, oppure l’8. Eccomi quindi più vecchio di una settimana”.


I “Vinti”

Sebbene appartenesse ad una famiglia borghese, Verga preferì quasi sempre scrivere degli ultimi della società. Ad essi dedica la gran parte delle sue numerose novelle ed un ciclo incompiuto di romanzi, il “ciclo dei Vinti”. I Vinti sono coloro che, nella continua lotta per la vita e per l’ affrancamento dalla miseria, sono irrimediabilmente destinati a soccombere. Persino quando sembra che i loro sforzi siano ripagati, finiscono per fallire in un modo o nell’altro. È il caso dei Malavoglia, i cui tentativi di migliorare la propria posizione tramite il lavoro o il matrimonio finiscono in tragedia. O di Mastro Don Gesualdo il quale, sebbene riesca ad accumulare ingenti ricchezze materiali, è destinato ad una vita misera poiché priva di affetti.

Aci Trezza, terra dei Malavoglia

La “lotta per la vita” e il pessimismo verghiano

Secondo Verga, infatti, il mondo è dominato dal principio della lotta per la vita. Si tratta di un meccanismo crudele, per cui il più forte schiaccia inevitabilmente il più debole. Valori come la pietà, l’altruismo, la generosità disinteressata, sono ideali che non trovano riscontro nella realtà effettiva. L’uomo è mosso dall’interesse, dall’egoismo, dalla volontà di sopraffare gli altri. Si tratta di una legge di natura, non esclusivamente umana: anche il regno animale e quello vegetale sono dominati dallo stesso principio. In questo universo impietoso, non vi è posto per Dio: la visione verghiana della realtà è rigorosamente pessimistica e fondamentalmente atea. Sebbene i suoi personaggi cerchino talvolta conforto nella religione, la loro fede è vista addirittura con una punta di amaro sarcasmo. Ne è un esempio Nedda, giovane e sfortunata raccoglitrice di olive che vede in breve tempo morire la madre e l’innamorato. Al termine del racconto, la povera ragazza ringrazia la Vergine per averle tolto anche la figlioletta appena nata, sua ultima consolazione. <<Oh, benedetta voi, Vergine Santa!>> dice <<che mi avete tolto la mia creatura per non farla soffrire come me!>>

Le novelle

Più ancora che di romanzi, Verga fu uno scrittore di novelle particolarmente prolifico. Le raccolte più conosciute sono probabilmente Vita dei campi e Novelle Rusticane. Vi si racconta per lo più di contadini, povera gente superstiziosa e spesso violenta. Nello scrivere di questi personaggi, Verga ne adotta il punto di vista e il linguaggio povero, dalla sintassi dialettale.

Busto di Verga a Catania

Malpelo e i carusi

Tra le innumerevoli opere di Verga, la più celebre e amata è probabilmente la novella Rosso Malpelo. Tutti l’hanno letta almeno una volta, ai tempi della scuola, e molti ne ricordano il famosissimo incipit. <<Malpelo si chiamava così perché aveva i capelli rossi; ed aveva i capelli rossi perché era un ragazzo malizioso e cattivo>>. Ancora una volta, l’autore abbandona il proprio punto di vista di uomo colto per adottare quello, pregno di superstizione, dei suoi personaggi.

Rosso Malpelo racconta la storia di un ragazzino che, rimasto orfano di padre, ne prende il posto come minatore nella cava di rena rossa dove questi ha perso la vita. Una storia, purtroppo, assai comune ai tempi del racconto. I carusi (ragazzi in lingua siciliana) erano bambini e ragazzi dai 6 ai 14 anni costretti a lavorare per pochi centesimi al giorno, per lo più nelle miniere di zolfo. Tra incidenti, abusi e punizioni corporali, i carusi finivano il più delle volte per morire giovanissimi. I fortunati che sopravvivevano crescevano spesso gobbi o deformi, a causa della posizione curva che erano costretti ad assumere per la maggior parte del giorno, negli stretti cunicoli della miniera.

Gruppo di carusi

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