Giovanni Pascoli: “La via ferrata” al centro della Maturità 2022

0
163

Per la prima prova di quest’anno, Giovanni Pascoli, tra gli autori più studiati nel quinto anno delle superiori. ‘La via ferrata’ di Pascoli. E’ presa dalla raccolta “Myricae, l’ultima passeggiata” di Giovanni Pascoli, la poesia “La via ferrata” proposta agli studenti per la maturità. Si tratta di 3 strofe (due terzine e una quartina) di endecasillabi. Le rime seguono lo schema: ABA CBC DEDE.

Giovanni Pascoli e La via ferrata

Giovanni Pascoli (1855-1912) è considerato uno dei più grandi poeti italiani, e fu anche accademico e critico letterario. Data la sua esistenza segnata dai lutti e dalle incertezze. Pascoli sviluppò uno stile impressionistico che lo portò a essere ritenuto uno degli esponenti principali del decadentismo in Italia. Accostandosi così a un movimento che si opponeva al dominio positivista borghese per riflettere sull’umanità in crisi. Sui dissidi interiori, sull’effetto che la natura più viva, selvaggia e potente ha sull’essere umano.

Pascoli in particolare elaborò quella che venne poi chiamata la poetica del Fanciullino

Dal titolo di un suo articolo-manifesto del 1897, in cui in sostanza esponeva la sua concezione intima del sentimento poetico. Tutto rivolto a un’osservazione del quotidiano, del minuto, in un recupero primordiale e appunto infantile della vita.

Tutto questo si traduce in un uso liberatorio e fantasioso del linguaggio poetico

Che si libera delle strutture pesanti della tradizione per far sposare tessuto sonoro e immagini evocative: i suoi componimenti procedono per simboli, immagini, lampi che appaiono e scompaiono, scene giustapposte fino a creare una narrazione più abbozzata che ricostruita minuziosamente. Onomatopee, sinestesie, allitterazioni, ripetizioni sono alcune dei suoi strumenti retorici preferiti, a cui si affianca un uso esteso della metafora, come mezzo per visualizzare la realtà in modi inaspettati e rivelatori.

La via ferrata, di Giovanni Pascoli, il componimento proposto in quest’esame

E’ tratto da Myricae, una delle sue raccolte di poesie più famose, pubblicata in varie revisioni tra il 1891 e il 1903, in cui si articola il dialogo tra l’io del poeta e la realtà naturale, in cui appunto al linguaggio umile degli oggetti si accostano frammenti luminosi e istantanei, estremamente metaforici e simbolici, che contribuiscono alla mitizzazione di un “piccolo mondo” naturale. Composta inizialmente per le nozze di un amico, La via ferrata confluisce poi in Myricae nella sezione L’ultima passeggiata, specie di poema in nove componimenti che attraversa un paesaggio naturale coi suoi contrasti e cambiamenti. Questo il testo:

Tra gli argini su cui mucche tranquilla-
mente pascono, bruna si difila
la via ferrata che lontano brilla; e nel cielo di perla dritti, uguali,
con loro trama delle aeree fila
digradano in fuggente ordine i pali. Qual di gemiti e d’ululi rombando
cresce e dilegua femminil lamento?
I fili di metallo a quando a quando
squillano, immensa arpa sonora, al vento.

Dal punto di vista formale

La via ferrata si presenta come un madrigale (così si definiscono le brevi poesie d’ispirazione popolare e pastorale) in versi endecasillabi e articolato in due terzine e una quartina caratterizzate dallo schema di rime ABA, CBC, DEDE (la prima rima, particolarissima, avviene grazie a una tmesi, ovvero la divisione di una parola tra la fine di un verso e l’inizio del successivo: “tranquilla- / -mente”). Per quanto riguarda il tema, il poeta si trova a osservare un paesaggio di campagna in cui le mucche “pascono” (pascolano) placide lungo la ferrovia “che lontano brilla”, mentre nel cielo grigio (“di perla”) si stagliano i pali del telegrafo (e proprio Il telegrafo doveva intitolarsi in origine la poesia), altro segno di modernità.

Il contrasto tra natura animale e progresso tecnico non è esasperato

Ma la giustapposizione dei due elementi fa nascere nel poeta un dubbio che diviene quasi esistenziale: si chiede da dove provenga, infatti, questo “femminil lamento” che arriva e scompare altrettanto velocemente.

Il passaggio del treno perturba soprattutto a livello sonoro l’ambiente

“di gemiti e d’ululi rombando”, “I fili di metallo… / squillano, immensa arpa sonora”, ma è solo una perturbazione momentanea, sottolineata da precise alliterazioni. Giovanni Pascoli non può che fotografare l’arrivo della tecnologia come un dato di fatto, su cui non esprime esplicito giudizio anche se è la natura ancora una volta a ricondurre a sé tutte le immagini.

Proposta Letteraria A1-Giovanni Pascoli